Fiume Sarno

Ma perchè il Tar di Napoli ha respinto il ricorso del Comitato No Vasche che si opponeva alla costruzione delle vasche di laminazione? I motivi sono diversi e vanno ben distinti.

In primis, bisogna ricordare che l’azione giuridica era stata promossa non solo dal Comitato “No Vasche”, rappresentato dal presidente Emiddio Ventre, ma anche da una serie di cittadini privati, proprietari di terreni, che avevano contestato alla Regione Campania le modalità di esproprio inerenti i propri appezzamenti di terra. Insieme a loro, c’erano poi i comuni di Nocera Inferiore, Poggiomarino, Montoro, Striano, Sarno e Nocera Superiore. Il Comune di Scafati, invece, si era schierato dalla parte della Regione Campania e dunque, a favore del progetto.

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UN “NO” SECCO AI PRIVATI E UN “SI” DI CONSOLAZIONE AL COMITATO 

Il Tar di Napoli ha dichiarato “inammissibile” il ricorso per i cittadini privati, dopo aver riscontrato l’assenza di “legittimazione” ad agire da parte dei vari ricorrenti. Gli stessi, non hanno “adeguatamente provato di rivestire – per la loro eventuale qualità di proprietari o titolari di altri diritti reali o personali di godimento di immobili direttamente interessati dal progetto (peraltro, non ancora giunto alla fase della progettazione definitiva) – una posizione “qualificata e differenziata” rispetto all’azione amministrativa censurata, nè, conseguentemente, la diretta e attuale inerenza alla propria sfera giuridica degli atti impugnati“. Questo non è avvenuto invece per il Comitato, sul quale il Tar di Napoli ha riconosciuto la “legittimazione ad agire“. Anche qui, per vari motivi. In primis, dal numero degli associati (oltre 2000) e poi per lo scopo stesso per il quale è nato il Comitato. Non solo quello di promuovere il ricorso, ma anche per “consentire ai residenti di un’ampia area geografica, da tempo interessata da livelli allarmanti di inquinamento del bacino fluviale del Sarno, di far sentire la propria voce“. Un Comitato infatti, per essere tale – recita sempre la sentenza del Tar – deve essere munito di un “adeguato grado di rappresentatività, di un collegamento stabile con il territorio di riferimento, e di un’azione dotata di apprezzabile consistenza, anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati. Inoltre, occorre che l’attività del comitato si sia protratta nel tempo e che, quindi, il comitato non nasca in funzione dell’impugnativa di singoli atti e provvedimenti“.

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L’esatto opposto di quello invece capitato ai proprietari dei terreni oggetto di esproprio.

A sentire gli avvocati (Luigi Ferrara e Lorenzo Lentini), i motivi della Terza sezione del tribunale amministrativo napoletano non sarebbero “condivisibili“, proprio perchè altre sentenze in passato avevano stabilito che anche un singolo gruppo di persone avrebbe potuto ricorrere in ricorsi del genere.

L’INQUINAMENTO NON C’E’. PAROLA DI REGIONE CAMPANIA

Il ricorso contestava alcune fasi del progetto di riqualificazione del fiume Sarno, paventando – sostanzialmente – che da queste (scelte teniche e modalità esecutive) potrebbe derivare un “aggravamento della già allarmante situazione di inquinamento dell’area“. Nella sentenza, il Tar ricorda che il progetto è finalizzato a mitigare il rischio idraulico da alluvioni lungo il percorso del fiume e dei suoi principali affluenti. E secondo 4 priorità

La prima è il “Completamento e riqualificazione idraulica del basso corso del fiume Sarno mediante la realizzazione di una seconda foce; la modifica della “traversa Scafati”, la rifunzionalizzazione del canale Bottaro e del canale Conte Sarno, nonchè la riqualificazione dell’ambito costiero interessato dalla nuova foce.

La seconda è la realizzazione delle famose vasche di laminazione.

La terza è la sistemazione idraulica di alcuni tratti del reticolo principale e minore, con bonifica dei sedimenti in alveo e riqualifcazione dell’ambiente fluviale.

La quarta e ultima invece, è l’attivazione di misure di monitoraggio e protezione civile

Cosa dice il tribunale? Che il progetto non ha tra le sue finalità quello di intervenire sulla situazione d’inquinamento dell’area territoriale interessata. E che le censure del comitato vanno respinte grazie alla “copiosissima” documentazione depositata dalla Regione. Dalle carte di Palazzo Santa Lucia, si evincerebbe che il rischio inquinamento non potrà esserci. «La creazione delle vasche – si leggeva nel ricorso del Comitato – rappresenta un rischio per la salute perché attraverso il drenaggio delle acque che in esse confluiranno dal fiume, si porteranno gli inquinanti direttamente nelle falde situate a pochi metri di distanza».

Per la Regione non accadrà e questo perchè, “La permanenza delle acque nelle vasche sarebbe assai limitata dal punto di vista temporale (sei o sette ore circa) e avverrebbe solo in ipotesi di esondazioni di particolare importanza dimensionale (si discorre, al riguardo, di “evento centennale”), con conseguente trascurabile interessamento del sottosuolo (l’infiltrazione riguarderebbe solo il primo metro di terreno) e, dall’altro, che, all’attualità, in assenza di opere, è certamente incontrollato e incontrollabile il rischio di esondazione delle acque e di infiltrazione di queste nel sottosuolo

di Nicola Sorrentino