imagesSembra una storia senza fine la vicenda relativa a quello che è diventato uno dei progetti più discussi nell’ultimo periodo in Campania e che ora diventa “affare di Stato”. Il 10 giugno si terrà infatti l’udienza dinanzi al Consiglio di Stato, dove l’organo di giustizia amministrativa dovrà decidere in merito all’ordinanza emessa dal Tar lo scorso marzo, che prevede la sospensione dei lavori di riqualificazione del fiume Sarno fino ad ottobre 2014. Nell’ultima udienza del Tar, nel maggio, la Regione Campania aveva rinunciato alla richiesta di revoca dello stop dei lavori, sicchè la sospensiva è rimasta in vigore, il che significa che i lavori per la costruzione dei 96 ettari di vasche di laminazione lungo il corso del fiume, sono al momento bloccati. Una vittoria per il Comitato No Vasche, che da mesi lotta in questa direzione, nel tentativo di dimostrare lo scempio ambientale che un tale progetto causerebbe, sostenuto in questa battaglia anche da altre associazioni e comuni delle zone interessate tra cui quello di Nocera Inferiore.

Intanto il Comune di Scafati si è costituito in giudizio accanto alla regione Campania, per chiedere l’annullamento della sospensiva de quo. emiddio-ventreMartedì 10 giugno, presso Palazzo Spada a Roma dovremmo affrontare in giudizio la Regione Campania, l’Autorità di Bacino ed il Comune di Scafati – fa sapere Emiddio Ventre, presidente del Comitato. In questa lotta siamo sempre supportati dal Sindaco Manlio Torquato con la sua amministrazione. Ma la cosa più strana- continua –  è che al “Comitato No Vasche, No Inquinamento, sì alla messa in sicurezza del fiume Sarno” si sono aggiunti dei cittadini di Scafati i quali nonostante subiscano degli allagamenti dei loro campi non condividono il progetto in particolare per l’aspetto vasche di laminazione. Anche loro hanno capito che questo provocherà una contaminazione delle falde, che l’acqua che scorre nel fiume è inquinata, quindi non credono alla storiella della Regione che afferma testualmente “che la qualità delle acque è notevolmente migliorata” e che le opere invasive che si verranno a creare (96 ettari di vasche) rappresenteranno uno scempio per il territorio potendo diventare potenzialmente delle discariche a cielo aperto, come quelle costruite a Sarno in seguito all’alluvione. La soluzione alla messa in sicurezza del territorio non è questa – conclude Ventre – i cittadini non la condividono e non sono ascoltati. Ricordiamo che l’assessore Cosenza ha preso un impegno in Consiglio regionale il 31/03/2014 ad incontrare i comitati, ma questo non è mai avvenuto”.

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