ll Consiglio di Stato ha annullato la sospensiva sui lavori lungo il fiume Sarno fino ad ottobre 2014 quando la decisione tornerà al Tar di Napoli.

La “coalizione” tra Regione Campania e Comune di Scafati, costititosi in giudizio contro la sentenza del Tar di Napoli di sospensione dei lavori previsti dal Grande Progetto fiume Sarno, ha avuto la meglio su quella tra Comitato No Vasche e Comune di Nocera Inferiore, e nella vicenda sul Grande Sarno è segnato un punto a favore della Regione Campania. Usando un’ espressione calcistica “Siamo solo uno ad uno”, Emiddio Ventre, presidente del Comitato, ha commentato l’ordinanza del Consiglio di Stato, che ha stabilito lo sblocco della sospensiva dei lavori sul fiume Sarno. Con sentenza dell’ 11 giugno 2014 l’organo di giustizia amministrativa ha accolto il ricorso della Regione Campania stabilendo lo sblocco dei lavori che era stato disposto nella scorsa sentenza di maggio del Tar di Napoli. Per il momento tuttavia, e fino ad ottobre 2014, non sarà possibile dare il via ai lavori materiali di messa in sicurezza del fiume Sarno, sebbene la Regione potrà indire la gara d’ appalto per l’ assegnazione degli stessi.

A marzo, nell’ ultima udienza del Tar di Napoli, era stata proprio la Regione ad avere dubbi su validità e buon fine del progetto, quando aveva rinunciato all’ istanza di revoca della sospensione, riconoscendo essa stessa carenze nei documenti messi agli atti, e deludendo così quanti si aspettavano che la Regione chiarisse meglio le sue intenzioni.

È stato ora il più alto organo di giustizia amministrativa a stabilire che il progetto ha i requisiti per essere attuato.

Tra le motivazioni che avrebbero indotto alla decisione di annullamento della sospensione, sembra esserci quella relativa all’ eventuale perdita dei finanziamenti europei per il progetto, che ammontano a 220 milioni.

Non demorde, Emiddio Ventre, che, all’ indomani della sentenza, è sul piede di guerra per difendere, dice, il bene primario della salute dei cittadini.

Adesso dobbiamo unire le nostre forze e metterci tutti insieme da Montoro a Castellammare – ha tuonato- e servono risorse economiche e professionali. La nostra motivazione è sola una: “il fiume è inquinato” soprattutto quanto piove perché si scarica illegalmente, quindi non può finire in 96 ettari di terreno seppur delimitati, in quanto le vasche rappresenterebbero la fonte di infiltrazione di metalli pesanti nella nostre falde. Giova ricordare che solo a 500 metri delle 23 ettari di vasche da realizzare a Nocera Inferiore esiste il campo pozzi San Mauro che preleva 400 litri di acqua al secondo e la Sorgente San Marina dove si attingono 500 litri di acqua al secondo, tutte destinate all’acquedotto dell’ATO Agro Nocerino vesuviano; di questi fattori non se ne tenuti conto nella Valutazione d’impatto Ambientale.Tutti devono fare la loro parte i cittadini e i politici che credono ancora nella difesa della salute e del territorio. Il merito della questione per noi è “ambientale” per loro è “economica”. Siamo su due rotte opposte. Ma sicuramente le due cose possono collimare, dei 217 milioni di euro che si andranno a spendere oltre il 70 % è destinato al movimento terra per creare 96 ettari di invasi (vasche) per contenere le piene di un torrente. In Italia né il Po nè il Tevere hanno delle aree di espansione del genere, peraltro non hanno lo stesso grado d’inquinamento dei nostri fiumi, non hanno delle falde acquifere affioranti, dove è automatico il contatto tra inquinati e acqua destinata all’acquedotto e all’agricoltura. Noi vogliamo:

1. il rifacimento degli argini, che per lo più sono di origine borbonica,
2. il dragaggio, in quanto in alcuni tratti il letto si è alzato di alcuni metri per l’accumulo dei sedimenti mai rimossi,
3. ampliamento: per in alcuni tratti la larghezza è di appena 3 metri

Non vogliamo opere di cui non si sa di chi sarà l’onere della manutenzione. Abbiamo l’esempio della vasca di Cicalesi, che per ripulirla dopo 10 anni è stata fatta una gara di 5,4 milioni di euro (1,8 milioni per ettaro), rapportando il tutto ai 96 ettari di vasche che si andranno a creare (96 ettariX1,8 milioni) tra 10 anni, non si sa chi, dovrà spendere 172 milioni per la pulizia. A tal proposito si ricorda che c’è un’inchiesta per la mancata pulizia delle vasche pedemontane realizzate a seguito dell’alluvione di Sarno.

“Ora dobbiamo aspettare la discussione nel merito davanti al Tar Campania previsto per ottobre. Nel frattempo forse la Regione andrà avanti con l’approvazione del progetto definitivo.
Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza per individuare le giuste strategie da adottare per ottobre. Non è una perdita siamo semplicemente 1 ad 1 – conclude Ventre, che di arrendersi proprio non ne vuole sapere.

Della somma decisione si compiace invece il consigliere comunale di Scafati Brigida Marra:

«Esprimo la mia più viva soddisfazione per il risultato ottenuto e soprattutto perchè, ancora una volta, si è rivelata giusta la scelta di quest’amministrazione, di costituirsi nel giudizio promosso dal comitato NO Vasche e dal Comune di Nocera Inferiore al fine di sostenere con la Regione Campania le ragioni e l’importanza di questo grande progetto.
Nonostante le polemiche sterili dell’opposizione, infatti, abbiamo con forza ribadito l’importanza di questo intervento dal quale il Comune di Scafati non potrà che trarre grandi benefici, risolvendo definitivamente l’annoso problema degli allagamenti.»

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