Buondì Motta e la provocazione della pubblicità. Gli italiani bacchettoni che però non riescono a smettere di guardarla

Tre spot, uno più irriverente dell’altro, sono stati girati per pubblicizzare un prodotto, il Buondì, presente da anni nelle case degli italiani. Essendo abituati a merendine portate in su tavole perfette con tovaglie bianche (sempre pulite inoltre) e bambini stranamente felici di andare a scuola, questa pubblicità arriva a scardinare ogni certezza della famiglia perfetta e mette in moto il classico tram tram di un web diviso tra adorazione e indignazione.

Lo spot è semplice e inizialmente banale. Sullo sfondo una villa da sogno, un giardino curato e una mamma intenta ad ordinare una composizione di fiori. Irrompe la figlia chiedendo una “colazione che coniughi” leggerezza e bontà, il tutto con un linguaggio aulico e sopra le righe. Sembra tutto (quasi) normale ed è qui che gli autori decidono di offrire al pubblico un motivo non solo per comprare la merendina ma proprio per restare incollati al televisore. Il breve racconto cambia direzione e la mamma viene schiacciata da un asteroide. Qui si ferma tutto e iniziano a piovere le critiche. Lo spot per molti è un incitamento alla violenza, la distruzione patinata del modello della mamma perfetta. In un’epoca di disastri di ogni tipo, la pubblicità Motta occupa un posto degno di nota all’interno del panorama delle provocazioni.

Ma fa di più. L’azienda decide di portare avanti la linea stilistica intrapresa e in ordine fa decedere, allo stesso modo della mamma, il papà e poi il postino che però muore schiacciato da una merendina gigante. Tre filoni narrativi univoci e sarcastici che seguono il “purché se ne parli” tanto caro a noi italiani.

Da segnalare è anche il fatto che la Motta non sia estranea ad altri spot corrosivi che hanno delineato un precedente politicamente scorretto che forse non si è ancora in grado di accettare.

Valentina Paluccio

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