Si è conclusa ieri allo Stadio San Paolo l’avventura degli azzurri di Sarri in Coppa Italia. La formazione partenopea hanno subito la prima sconfitta stagionale in casa, nella partita valente per gli ottavi di finali della Coppa Italia, appunto.

Inter's goalkeeper Samir Handanovic in action during the Italian Cup quarter final soccer match between SSC Napoli and FC Inter at San Paolo Stadium in Naples, 19 January 2016. ANSA/ CIRO FUSCO
Inter’s goalkeeper Samir Handanovic in action during the Italian Cup quarter final soccer match between SSC Napoli and FC Inter at San Paolo Stadium in Naples, 19 January 2016. ANSA/ CIRO FUSCO

Una partita molto scialba quella messa in scena da entrambe le squadre. Napoli leggermente meglio rispetto all’Inter di Mancini, che nel primo tempo non ha creato nessuno occasione pericolosa. Discorso simile per il Napoli, che con qualche cambio tecnico non ha trovato la stessa cattiveria che di mostra di solito. Poco Mertens nella serata di ieri, con un Gabbiadini con tanta voglia di esprimersi, ma poche occasioni di farlo. Il centrocampo conferma la necessità di un vice Hamsik ed un vice Allan. Tanti errori anche per Strinic e per Valdifiori. La squadra nerazzurra non ha espresso, come sempre, il gioco accattivante che invece ha tentato di esprimere la formazione azzurra. Belli da vedere ma poco proficui. Anche nel secondo, più nel secondo tempo con Handanovic con la calamita tra le mani che ha salvato in diverse occasioni. Bravi invece i milanesi a concretizzare due errori. Prima Jovetic con un tiro da cineteca che fredda gli azzurri, poi nel recupero il raddoppio, con Liajic con un tiro chirurgico sul palo lontano. Il Napoli ha cercato la reazione, ma si è ritrovato in dieci per l’espulsione per doppia ammonizione di Mertens, che dopo un fallo tattico si è lasciato, forse, cadere in area su un presunto tocco di Mirando. Per Valeri è simulazione, non c’è discussione. Dopo i cinque minuti di recupero l’Inter festeggia in attesa della sua rivale, una tra Lazio e Juve che giocheranno stasera, e il Napoli esce sotto i cori convinti dei suoi tifosi.

Encomiabili infatti i tifosi partenopei, che hanno sostenuto i propri giocatori fino al triplice fischi, ma che nel corso della partita hanno cercato di invadere il settore ospiti, non tanto rispettosi, dell’Inter, che nonostante fosse in casa altrui non si sono smentiti nei loro insulti travestiti da sfottò. Ma a passare sotto la lente di ingrandimento non è niente di tutto ciò. Non c’è la partita, non c’è il risultato, né gli scontri, né tanto meno gli insulti soliti degli pseudo tifosi che occupano i seggiolini dello stadi partenopeo. Non c’è niente di tutto ciò, ma la discussione incresciosa tra i due tecnici. La dinamica è un po’ confusa. Il quarto uomo per errore segnala nove minuti di recupero, evidentemente sbagliando, perché la partita non era stata ferma per così tanto tempo. Poi una polemica dopo il gol di Liajic, Mancini e Sarri si beccano dicendosi parole ingiuriosa che non è il caso di ripetere e che come ha detto poi Reina, doveva rimanere in campo. Invece no, il tecnico nerazzurro ha pensato bene di rivolgersi ai microfoni dando spiegazioni e additando Sarri come un razzista, omofobo tra l’altro sarebbe stato il termine più idoneo. Deprecabile il comportamento del tecnico toscano, ma altrettanto malizioso quello di Mancini, che dopo le scuse, avendo cercato tra l’altro lo stesso Sarri dopo il triplice fischio, avrebbe potuto risolvere la questione sul campo e negli spogliatoio, tra di loro, senza scatenare quel che poi si è scatenato. Processo mediatico verso Sarri, ma anche il rischio di una sanzione disciplinare equivalente ad una squalifica di quattro mesi.

Questa è stata Napoli-Inter del 19 gennaio 2016.