Parigi, 13 Novembre 2015: le luci si spengono, il terrore inonda la città, il popolo incredulo è devastato dal dolore e impera il panico. Il mondo piange in silenzio per  le 129 vittime degli attentati che hanno colpito vari punti della metropoli francese. A tre giorni dalla strage le ipotesi sulle cause sono tante. L’Isis ha colpito ancora una volta la Francia, dopo il 7 Gennaio 2015 quando fu presa d’assalto la sede parigina del giornale satirico Charlie Hebdo, ferendola nel suo orgoglio e nella sua dignità, uccidendo civili innocenti.

Dalle 21,20 circa fino all’una e venti di notte Parigi è stata ancora una volta assediata nel suo cuore pulsante: Teatro Bataclan, caffè e ristoranti, lo stadio di Francia. Luoghi divenuti scene di morte e carneficine. E l’orrore sui volti terrei di chi stava semplicemente sorseggiando un bicchiere di vino e chi ascoltando un concerto. Attimi di vita quotidiana si sono trasformati in tragedia. I feriti gravi sono numerosi, non si contano ancora precisamente ma secondo fonti ufficiali sarebbero circa 352 ad oggi. Hollande parla di mobilitazione al massimo livello, e per le vittime tre giorni di lutto nazionale a partire da domenica 15.

Torre Eiffel in tricolore
Torre Eiffel in tricolore

Dopo la tempesta arriva sempre il sole e questo Parigi lo ha dimostrato riaccendendo da subito le luci con il tricolore della bandiera francese, una nazione che non si arrende all’infamia dell’uomo barbaro che non conosce religione, razza, etica e politica. La crudeltà non ha identità territoriale bensì interiore.

Un concetto sottolineato anche da Papa Francesco, che per esprimere la sua vicinanza emotiva per la strage di Parigi, al termine dell’Angelus domenicale, ha affermato che dinanzi a tali atti non si può non condannare l`inqualificabile affronto alla dignità della persona umana; il pontefice ha continuato a parlare dell’importanza del confronto tra culture diverse contro l’incitamento all’odio tra popoli chiarendo come “Utilizzare il nome di Dio per giustificare la violenza è una bestemmia” e ancora: “Anche a Parigi abbiamo visto cuori chiusi, e anche il nome di Dio viene usato per chiudere i cuori. Che fare? Parlare chiaro, pregare e servire“. “L’uomo – ha sottolineato – dal primo momento, se leggiamo le Scritture è un grande costruttore di muri, dalle prime pagine della Genesi vediamo questo“. Secondo il Papa “c’è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l’atteggiamento di dire: noi siamo i potenti, voi fuori. C’è la superbia del potere nell’atteggiamento proposto nelle prime pagine della Genesi. Sarete come Dio, per escludere si va in questa linea“.

Oltre a scuotere le coscienze le parole del Papa ci dovrebbero far riflettere soprattutto sul nostro ruolo di cittadini, cosmopoliti e responsabili; nella società Occidentale la multiculturalità è ormai un segno distintivo, ma il tratto fondamentale che ancora dobbiamo capire è quello di avere rispetto reciproco per le usanze, i costumi e la religione di ogni popolo. Quello che ci manca e che spesso genera guerre e totalitarismi è l’assenza di empatia e civiltà, umanità e comprensione, due facce della stessa medaglia.

A cura di

Alessandra Capasso

 

 

 

 

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