L’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, in una lettera indirizzata al proprio legale, l’avvocato Silverio Sica, ha chiesto di rinunciare al ricorso in Cassazione e preferire il carcere, pur di avere la possibilità di difendersi in un processo.

L’ACCUSA – L’ex primo cittadino di Scafati è indagato per violazione della legge elettorale con l’aggravante del metodo mafioso e per scambio politico-elettorale. Venerdì 22 settembre, l’ordinanza bis del tribunale del Riesame di Salerno ha accolto le richieste della Procura antimafia di Salerno, in particolare del pm Vincenzo Montemurro, che aveva avviato l’inchiesta nel 2015, disponendone il carcere.

Pasquale Aliberti ha dichiarato di voler mettere fine a “questa agonia” e potersi finalmente difendere in un processo dalle accuse che l’Antimafia ipotizza nei suoi confronti, ovvero di essere sceso a patti con clan mafiosi per fini politico-elettorali.

LA LETTERA INDIRIZZATA AL LEGALE – “Caro avvocato Sica,
voglio ringraziarla per l’umanità la professionalità e il grande coraggio che ha messo nella mia difesa , in questa vicenda giudiziaria, soprattutto nella fase delle indagini difensive. Quelle indagini che la magistratura non ha voluto valutare in questa fase e che avrebbero consentito di fare luce su molti punti di questa vicenda che a noi appaiono, invece, già chiari nelle carte processuali.

Una indagine che ci ha consentito di capire molto e anche più di quanto avevamo posto all’attenzione del Riesame. Fatti che abbiamo preferito tenere per noi, mettere da parte, per quel rispetto istituzionale che lei da avvocato e io da ex sindaco abbiamo imparato ad avere anche nei momenti più difficili.

Le motivazioni di questa sentenza, che insieme abbiamo provato a commentare, ci lasciano senza parole: non è possibile togliere il diritto di critica che viene definito addirittura “feroce” ad un libero cittadino che prova attraverso un social ad esprimere la sua idea sui temi grandi di questo paese Italia e sulle questioni che più mi toccano da vicino e che riguardano la mia città e le difficoltà che oggi sta attraversando sul piano sociale economico e della vivibilità.Neppure nel Codice Rocco durante il periodo fascista le opinioni venivano definite violente, provare poi a leggere, come nel dispositivo, nel pensiero di chi scrive i propri sogni le proprie ambizioni le proprie aspirazioni , provando a condannarle, mi riporta nel mondo immaginato da Orwell nel romanzo “1984”.

Tutti sono consapevoli che non potrò candidarmi a sindaco alle prossime elezioni amministrative avendo svolto due mandati , lo sanno anche le pietre, eppure, pur di dimostrare la mia influenza sui miei concittadini, si scrive che attraverso facebook sono capace di condizionare un popolo riuscendo a determinare addirittura anche le scelte del governo della mia città.

Certo, sarebbe un merito una considerazione di questo tipo fatta dalla Magistratura, nel dispositivo di un Riesame se non fosse vero che a Scafati c’è una Commissione Straordinaria formata da uomini di altissimo livello che non credo si lascino condizionare dai miei giudizi nel loro operato.

Non è possibile arrivare ad affermare, in una richiesta di arresto che continuo a svolgere il mio ruolo di sindaco senza avere i poteri che sono tutti nell’articolo 50 della 267 del 2000 o che le mie critiche, le mie opinioni possano essere più condizionanti della gestione di tre commissari straordinari: gli scafatesi non sono un popolo di pecore senza cervello ed io non sono quel mostro di scienza capace di fare accordi con la camorra prendendo in giro, di volta in volta, i malavitosi con i quali mai, viste le carte processuali, sarei venuto a contatto.

Dopo due anni e mezzo di indagine e 18 mesi trascorsi a difendermi da una misura cautelare io sono stanco, ho la morte nel cuore, le cicatrici che mi bruciano e un buio dentro che mi sta consumando giorno per giorno distruggendo me, la mia famiglia e soprattutto i miei due splendidi figli Nicola e Rosaria che più di tutti stanno subendo sulla loro pelle una violenza mediatica che non ha precedenti.

Caro avvocato Sica Le scrivo per chiederle di chiudere qui questa mia agonia , di evitare il ricorso in Cassazione al dispositivo del Riesame e di attendere i 10 giorni che la legge prevede affinché io venga portato nel più vicino carcere di Fuorni. Glielo chiedo nel rispetto dei miei familiari e di quanti soffrono per la mia vicenda giudiziaria e per le mie condizioni psicofisiche che ormai sono andate oltre i limiti della vivibilità.

Caro avvocato Sica ho bisogno del carcere, se andare in carcere per queste motivazioni può significare avere un processo, avere la possibilità di potermi difendere non più dalle presunzioni o dalle dichiarazioni raccolte, spesso da uomini e donne desperate per le loro problematiche personali rispetto alla giustizia, ma difendermi avendo la possibilità di poter interagire di poter intervenire di poter chiarire di poter produrre atti, documenti, registrazioni, vicende di cui probabilmente neanche la Magistratura, i Giudici del Riesame, il Procuratore Generale o il Procuratore Capo sono a conoscenza fino in fondo.

Se la galera può significare dare il via finalmente ad un processo che in molti vogliono si celebri solo da un punto di vista mediatico, allora le ribadisco, facciamo scorrere questi 10 giorni, mi accompagni lei al carcere di Fuorni insieme a Nicola e Rosaria, i miei 2 meravigliosi figli e si prepari a dare battaglia fin dalla prima udienza affinché finalmente tutti possano ascoltare in contraddittorio la verità che finalmente i giudici dovranno valutare non per le presunzioni ma per le prove concrete che non ci sono, che non possono esistere perché io sono una persona perbene che ha solo una grande passione, un grande amore, che nessuno potrà mai scalfire, per la mia città, ma anche un uomo che oggi e più di sempre ha il bisogno e il dovere di difendere la propria dignità.
Io sono pronto!

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