Chi segue il nostro magazine digitale forse avrà capito che stiamo mettendo uno sforzo maggiore nel seguire l’attualità, politica e non solo. In particolare stiamo cercando di approfondire, e continueremo a farlo, quanto sta accadendo nella sanità. Il settore, con termine improprio, sta manifestando i sintomi di quella che potrebbe essere una emergenza ben più cruenta dell’emergenza rifiuti che ha travolto la regione Campania nel 2008. Le politiche degli ultimi decenni, con la pratica della peggiore politica e dei migliori affari, sono arrivate al capolinea. La regione è stata da poco messa sotto la guida di due tutor che dovranno risollevare le sorti economico-finanziarie del comparto a livello regionale. Ma è evidente che la crisi è molto più profonda ed è umana. La debolezza, il cedimento alla tentazione, l’egoismo e l’individualismo sfrenato a tutti i livelli, nessuno escluso, attori che inseguono il sogno di guadagni e privilegi spaventosi hanno prodotto un mostro che si palesa in grottesche manifestazioni quando una gara di un milione di euro rischia di essere gettata al vento perché nessuno ha tenuto conto (supponendo l’assenza della volontà che ciò accadesse) che un letto potesse entrare in un ascensore. Sintetizzare decenni di storia della medicina pubblica in poche righe sarebbe impossibile. In questi giorni a Salerno è in corso una minitragedia che, come sempre, si abbatte su fasce meno protette della popolazione, che appare essere solo la punta di un inimmaginabile iceberg sommerso. Il dibattito politico, per quanto rivolto e finalizzato a trovare soluzioni, appare stucchevole e accademico quando si parla di esseri umani. Un imbarbarimento che, e non è un’iperbole, è assimilabile alla ferocia ferina dell’Isis. Ma il vero punto è un altro. Bassolino e Caldoro, gli ultimi due presidenti della Campania, hanno mostrato entrambi spalle larghe e fermezza nell’affrontare qualcosa che viene da molto lontano. Che si trattasse di immondizia o sanità stessa. E non a caso il primo è forse il più tosto erede del PCI rimasto in circolazione. Il secondo, denominato “Il freddo”, proveniva da un’esperienza ministeriale, è un leader nazionale riconosciuto e non si è scomposto nemmeno davanti a veri o presunti tentativi di fargli le scarpe da parte di Cosentino e altri. Oggi ci troviamo di fronte a un governatore che passa il suo tempo a discutere con Valeria Ciarambino, che è indagato un giorno sì e l’altro pure, che ha un figlio anch’egli indagato mentre rivendica ruoli nazionali se non la candidatura a sindaco di Salerno per l’altro. E’ strabico, oltre che letteralmente miope, nel senso che sembra ancora più interessato a Salerno che a guidare una ragione di 6 milioni di abitanti. Nessuno di noi sa se la legge, quando e fino a quando, gli consentirà di essere presidente della regione né chi lo sostituirà. Trattiene per se’ tutte le deleghe nel più democristiano dei modi per sganciarle a tempo debito come missili terra-aria elettorali, che si tratti di Napoli Salerno o Giugliano. La sua preoccupazione è non vedere sulle prime pagine dei giornali la notizia del Crescent, la nostra è avere la certezza di cure in caso di qualunque genere di problemi.

Marcello D’ambrosio

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