Robotica e mind uploading, la realtà ha superato la fantasia

È il 2014 quando il cinema americano pone gli spettatori di tutto il mondo davanti a un film diverso, fuori dagli schemi, con protagonista un volto amatissimo come Johnny Depp: “Trascendence”. Tema principale è il trasferimento della mente o mind uploading che negli ultimi anni sta tenendo banco tra gli scienziati e anche tra i religiosi. Scienza e fede due poli opposti, due facce della stessa medaglia che non troveranno mai una strada univoca.

Ma partiamo dal principio. La robotica è una scienza interdisciplinare che si occupa della progettazione e dello sviluppo di robot. Fin qua sembra non interessare noi comuni mortali, ma questo studio si sta piano piano intersecando con le nostre vite, uscendo dai laboratori ed entrando nel quotidiano, uscendo dai film di fantascienza per metterci davanti a una realtà che precedentemente non credevamo possibile. Il primo a parlare di robotica fu Isaac Asimov nel 1942, all’interno di un racconto di fantascienza. Il vero significato di robot affonda le sue radici nell’Est d’Europa e vuol dire “lavoratore polifunzionale”, cioè capace di svolgere più compiti nello stesso frangente di tempo. Non è inusuale la paura di molti lavoratori nelle fabbriche che si sono visti sostituire con dei robot molto più veloci di loro nei compiti da svolgere. La manualità quindi ha lasciato il posto alla tecnologia, priva di sentimenti ma capace di arricchire rapidamente i magnati industriali proponendo una manodopera a bassissimo costo. Il domani che si sostituisce all’ oggi.  Sono diventati famosi i bracci robotizzati controllati da un software specifico dotati di sensori all’avanguardia che realizzano i lavori faticosi. In alcune industrie addirittura esistono i cobot ovvero robot che lavorano a stretto contatto con gli operai umani.

Ed è qui che si apre il dibattito mosso anche dal film di Depp, la storia di un ricercatore, il dr. Will Caster, massimo esponente degli studi sull’intelligenza superficiale. In seguito, però, alla non riuscita di un esperimento su scimmie usate come cavie umane, il film sviluppa tutta la complessità della sua trama portando Will a un destino inaspettato. Sarà un computer a determinare il continuare della sua vita, a registrare le sue emozioni.

Si pone così una questione più grande che abbraccia le più importanti tematiche etiche e religiose. Prima delle scoperte tecnologiche degli ultimi anni, la morte era vista come la fine di tutto e l’inizio di una vita parallela per i credenti, ma la robotica ha concesso una strada alternativa con la clonazione e studi simili. Anche i passi avanti sulla maternità, come la fecondazione assistita, stanno proponendo delle alternative. Il dibattito ovviamente si è spostato sulla questione morale e sul conseguente abuso di tecniche non del tutto riconosciute dalle diverse comunità mondiali.

La tecnologia forse riuscirà in futuro a sostituire il lavoro dell’uomo, a creare nuove forme di vita di cui non si pensava possibile l’esistenza, eppure la robotica o ancora meglio l’ingegneria meccatronica stanno creando delle alternative anche per il miglioramento della vita dell’uomo come avviene nel caso della “robotica di servizio” per la cura degli anziani o dei robot a servizio della medicina o quella educativa attraverso la quale i bambini possono imparare le materie scientifiche in modo diverso e più divertente. Impaurisce appunto il fatto che potrebbero diventare la normalità, questi robot, annullando molti lavori ed eliminando la sensibilità umana e l’attitudine ai mestieri.

Dalla “domotica”, cioè la robotica che rende la casa intelligente, a quella militare e spaziale, tutto sta cambiando e noi umani ci stiamo lasciando andare al cambiamento sottovalutando talvolta la gravità di esso.

 

Valentina Paluccio

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