di Simona Borzi –
02Il 26 giugno di trenta anni fa si svolgevano nell’Italia della Prima Repubblica quelle storiche elezioni determinanti l’epocale cambiamento nel sistema politico italiano: la Dc perdeva la guida del governo (ottenendo il 32.9% delle preferenze); ennesima stangata per i comunisti con un 29.9%, il Msi il 6.8%, il Psi l’ 11.4%. Risultato alquanto deludente, per i socialisti, rispetto alle loro aspettative. E tuttavia, Pertini decideva di dare a Bettino Craxi, oramai ago della bilancia, l’incarico di formare il nuovo governo: era il primo esecutivo a “guida socialista”, con formula pentapartitica, che sarebbe durato ininterrottamente per oltre mille giorni.
Il disegno di Craxi era quello di restituire al socialismo italiano una propria identità, recidendo quell’ormai inutile cordone ombelicale col comunismo marxista, per attuare una sorta di revisionismo ideologico nel segno di una tradizione mutualistica, umanitaria. La sua presidenza durerà fino al 1987 e sarà caratterizzata dal tentativo di potenziare l’esecutivo, perseverante ed incurante delle accuse di bonapartismo provenienti da più parti.
Quelle elezioni del giugno dell’83 sono importanti anche per un altro motivo: rappresentano una pietra miliare nella storia del Movimento Sociale Italiano, che per la prima volta, dopo il duro colpo del ’79, conseguiva un importante risultato: alla Camera il partito di Giorgio Almirante otteneva il 6.8%, mentre al Senato più del 7%, e a dispetto di quanti, profeti di sventura, avevano dato il Msi per agonizzante, per spacciato, esso risorgeva dalle sue ceneri, dimostrando che la forza di cui era dotato non fosse da sottovalutare. Ed in questo quadro, Giorgio Almirante veniva convocato ufficialmente dal presidente Craxi con l’intento di avviare una qualche forma di accordo con la destra, fermo restando il ruolo all’opposizione che il Msi avrebbe avuto in Parlamento. Le “trattative” non sfociarono mai in qualcosa di ufficiale e duraturo. Comunque sia, da quelle storiche elezioni la destra avrebbe concorso a determinare l’evoluzione del sistema politico italiano, quell’evoluzione che avrebbe visto i maggiori partiti italiani protagonisti della scena politica sino a poco prima, avviarsi oramai al tramonto, sia per il ridimensionamento subìto alle elezioni, sia per la difficoltà di far decollare il processo di revisione ideologica quale presupposto per l’elaborazione di una piattaforma politica nuova.

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