di Vincenzo Galatro – La violazione della legge penale configura la commissione di un reato. In particolare, le fattispecie di reato sono previste in primis dal codice penale e poi da una serie di norme che tutelano beni giuridici fondamentali, dalla cui lesione deriva una responsabilità penale.

Il cittadino che commette un reato è sottoposto a procedimento penale.
In particolare, il processo penale attua la tutela dei diritti sanciti dalla normativa penale, attraverso l’accertamento del reato commesso.
Il processo penale e le relative indagini preliminari, iniziano con l’iscrizione della notizia di reato.
L’articolo 330 del codice di procedura penale disciplina l’acquisizione delle notizie di reato.
La norma prevede che “Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti”.
L’articolo 335 del codice di procedura penale, stabilisce che il pubblico ministero iscrive nell’apposito registro le notizie di reato acquisite di propria iniziativa o comunicategli da altri, comprese le condizioni di procedibilità (ad esempio, la querela) che rechino la prima notizia di un reato.
I registri delle notizie di reato si trovano presso le varie Procure della Repubblica e sono: 1) il Registro delle notizie di reato a carico di persone ignote; 2) il Registro delle notizie di reato a carico di persone note; 3) il Registro delle notizie anonime di reato; 4) il Registro degli atti che non costituiscono una notizia reato.
Dopo l’iscrizione della notizia di reato, la fase successiva è quella delle indagini preliminari.
Il codice di procedura penale se ne occupa all’articolo 326. Si tratta di una fase del procedimento penale precedente all’eventuale processo.

Infatti, dopo l’iscrizione della notizia di reato non siamo ancora nel processo penale, ma si apre soltanto un procedimento penale per verificare, attraverso le indagini preliminari, se l’accusa è fondata e sostenibile nella fase successiva, rappresentata dal vero e proprio processo.
Soltanto con l’avvio del processo penale ci sarà la fase dibattimentale, la c.d. “Cross Examination”, durante la quale le parti si confronteranno di fronte al giudice.
Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono le indagini necessarie per l’eventuale esercizio dell’azione penale, dovendo acquisire anche gli elementi a favore dell’indagato (ai sensi dell’articolo 358 del codice di procedura penale).
Infatti, le indagini preliminari servono esclusivamente a stabilire se ci sono i presupposti per l’esercizio dell’azione penale. Per gli atti compiuti durante le indagini è previsto il segreto.
Un processo penale è contraddistinto da due modelli astratti, o accusatorio o inquisitorio: nel primo caso la dialettica fra le parti contrapposte è il nodo principale della controversia che viene poi decisa da un soggetto terzo ed esterno, con ben distinta la figura dell’accusa, mentre nel secondo modello, accusatore e giudicante coincidono.
Seguendo la scansione del codice di rito penal-processuale, possiamo individuare una parte statica del processo (pubblico ministero, polizia giudiziaria, persona offesa, difensore, prove, ecc.) a cui segue una fase dinamica (indagini preliminari, udienza preliminare, riti speciali, dibattimento, ecc.).
Solo e soltanto con l’esercizio dell’azione penale il procedimento penale in senso stretto termina e inizia il processo. A questo punto la persona sottoposta alle indagini diventa imputato.
Nella fase delle indagini preliminari, Il codice di procedura penale prevede expressis verbis la possibilità che venga richiesto l’incidente probatorio, un istituto previsto e disciplinato dall’articolo 392 c.p.p., con il quale il pubblico ministero, anche su sollecitazione della parte offesa e la difesa dell’indagato, possono chiedere l’assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti il dibattimento.
A questo punto si può avere la richiesta di archiviazione o il rinvio a giudizio.
La prima, è prevista e disciplinata dall’articolo 408 e seguenti del codice di procedura penale.
Tra le motivazioni che possono portare ad una richiesta di archiviazione ci sono:
l’estinzione del reato, l’improcedibilità dell’azione, l’infondatezza della notizia, autori ignoti, l’estraneità dell’indagato, il fatto non costituisce reato. L’archiviazione è richiesta del Pubblico Ministero, mentre l’organo competente è il giudice per le indagini preliminari (G.I.P.).
Il rinvio a giudizio si riferisce ad atti prodromici all’instaurazione del processo penale.
Rappresenta il modo “ordinario” di esercizio dell’azione penale.
La richiesta deve contenere una serie di elementi, tra i quali l’enunciazione in forma chiara e precisa della imputazione, elemento di fondamentale importanza perché fissa l’oggetto dell’udienza preliminare e soprattutto garantisce all’imputato di esercitare compiutamente il diritto di difesa.
La richiesta viene depositata nella cancelleria del giudice competente (GUP), il quale fissa l’udienza e ne fa dare avviso alle parti.
La “richiesta di rinvio a giudizio” disciplinata dall’articolo 416 e seguenti del codice di procedura penale, è formulata dal pubblico ministero ogni volta ritenga che nel corso delle indagini preliminari siano stati raccolti elementi sufficienti a sostenere l’accusa nell’eventuale e successivo giudizio.
Successivamente, il “decreto che dispone il giudizio” disciplinato dall’art. 429 del codice di procedura penale, rappresenta la fondatezza della ipotesi accusatoria formulata dal pubblico ministero e l’inizio del processo penale di merito avente ad oggetto l’accertamento del reato e la colpevolezza dell’imputato.
Si segnala che azione penale può, nei casi previsti dalla legge, essere esercitata secondo modalità che non prevedono l’udienza preliminare.
Ciò accade, ad esempio, nei casi previsti dall’articolo 550 del codice di procedura penale, dove si ha la citazione diretta a giudizio, prevista per reati contravvenzionali e delitti puniti con la reclusione non superiore nel massimo a quattro anni.

In tal caso, come già accennato, la modalità di esercizio dell’azione penale non prevede l’udienza preliminare, ma il giudizio dibattimentale si instaura direttamente davanti al tribunale ordinario in composizione monocratica.
Negli altri casi si ha l’udienza preliminare, che si tiene davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare (G.U.P.) successivamente alla richiesta di rinvio a giudizio effettuata dal pubblico ministero.
L’Udienza preliminare ha luogo in caso di ricorso ai procedimenti alternativi, quali il rito abbreviato (ex art. 438 e ss. c.p.p.), rito che prevede la riduzione di un terzo della pena e che si svolge esclusivamente sugli atti del Pubblico Ministero e del difensore, l’applicazione della pena su richiesta delle parti, cosiddetto patteggiamento, (ex art. 444 e ss.c.p.p.), il giudizio immediato (ex art.453 c.p.p.), il giudizio direttissimo (ex art. 449 e ss. c.p.p.) e il procedimento per decreto (ex art. 459 c.p.p.).
Se non si fa ricorso ai procedimenti alternativi, si procede con la fase del dibattimento, nella quale il rito procede senza possibilità di ritornare a fasi antecedenti per il principio di non regressione.
I testimoni sono avvertiti dell’obbligo di dire la verità e di rispondere ad ogni domanda, della facoltà di astensione per i prossimi congiunti dell’imputato e devono prestare la seguente dichiarazione prima di deporre: “consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
L’esame delle parti e dei testimoni avviene direttamente sia da parte del pubblico ministero che del difensore che ha chiesto l’esame. Il modello è sulla falsariga dell’istituto della cross examination (interrogatorio incrociato) di origine anglosassone.
L’esame deve svolgersi mediante domande su fatti specifici e sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte o quelle che tendono a suggerire le risposte.
Durante l’esame, il giudice cura che questo sia condotto senza ledere il rispetto della persona ed interviene per assicurare la pertinenza della domanda, la genuinità della risposta, la lealtà dell’esame e la correttezza delle contestazioni.

Il soggetto è esaminato prima dalla parte che ne chiede l’ammissione (esame diretto), poi dalla controparte (controesame) e poi ancora dalla prima se questa lo richiede (riesame).
Le domande vengono poste direttamente dall’accusa e dalla difesa.
Si deroga a questa procedura esclusivamente se l’esaminando è un minorenne o un maggiorenne infermo di mente. Quando viene sottoposto all’esame un minore, le domande sono fatte dal presidente su proposta delle parti.
Tale cautela mira ad evitare al minore il trauma di domande poste con troppa aggressività e cinismo dalle parti. In tali casi, se vi è richiesta di parte, può farsi luogo all’audizione protetta, con le modalità previste dall’art. 398, comma 5bis, c.p.p.
In questo caso è il giudice che pone le domande su richiesta delle parti a meno che queste consentono alla forma ordinaria che non pregiudichi la serenità del soggetto.
Nel tribunale monocratico si procede con la disciplina della cross examination se le parti non formulano richiesta che sia il giudice a porre le domande al teste.
Il legislatore prevede all’articolo 499 del codice di procedura penale che non possano essere fatte domande suggestive almeno per l’esame diretto, che sono quelle domande che possano suggerire la risposta.

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