di Vincenzo Galatro – Il processo amministrativo è un procedimento giurisdizionale, disciplinato dal codice del processo amministrativo. In particolare, il codice del processo amministrativo è entrato in vigore il 16 settembre 2010, e ha riorganizzato il sistema giurisdizionale amministrativo, nel senso di razionalizzare ed omogeneizzare la disciplina precedente, ed avvicinare ulteriormente il processo amministrativo al processo civile.

Prima del codice sul processo, la disciplina sulla giustizia amministrativa era contenuta in numerosi testi normativi, anche se molti principi in materia si erano già affermati nel corso del tempo soprattutto attraverso il lavoro e l’opera interpretativa della giurisprudenza amministrativa.
La possibilità per il cittadino di difendere le proprie posizioni è indicata fondamentalmente dagli articoli 113, 24 e 103 della Costituzione della Repubblica Italiana.
In particolare, l’articolo 24 della Costituzione stabilisce : “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”.
Nell’ordinamento italiano la giustizia amministrativa è competenza dei TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) in primo grado, e del Consiglio di Stato, in grado di appello, con sede a Roma.
Il processo amministrativo si svolge innanzi agli organi di giurisdizione amministrativa «per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi» (art. 103 Cost.).
Tradizionalmente, il giudizio amministrativo è stato configurato come un processo di tipo impugnatorio, che ha per oggetto un provvedimento amministrativo.

Attualmente, la dottrina e la giurisprudenza sono inclini a ritenere che l’oggetto precipuo del processo sia divenuto il rapporto giuridico controverso. In altri termini, il processo amministrativo si sarebbe trasformato da un “giudizio sull’atto”, teso a verificarne la legittimità alla stregua dei vizi denunciati, a un “giudizio sul rapporto”, volto a valutare la fondatezza della pretesa sostanziale dedotta in giudizio.
L’accesso alla giustizia amministrativa è garantito a tutte le persone, fisiche o giuridiche, che possono ricorrere al giudice amministrativo al fine di ottenere la tutela di un “interesse legittimo”. Inoltre, si può ricorrere al giudice amministrativo al fine di soddisfare una pretesa risarcitoria derivante da una lesione di un diritto soggettivo o anche di un interesse legittimo.
Il sistema di tutela giurisdizionale si articola secondo il modello della c.d. doppia giurisdizione, nel seguente modo:
— l’Autorità giudiziaria ordinaria è competente a decidere delle violazioni di diritti soggettivi, ha il potere di disapplicare l’atto amministrativo che risulti illegittimo e di dichiararne la illegittimità;
— l’Autorità giudiziaria Amministrativa è competente a giudicare delle violazioni degli interessi legittimi (salvo alcuni casi eccezionali in cui giudica anche per violazioni di diritti: c.d. casi di giurisdizione esclusiva) e ad annullare gli atti amministrativi illegittimi (c.d. giurisdizione di legittimità). In alcuni casi tassativi, inoltre, l’Autorità giudiziaria Amministrativa ha anche poteri sostitutivi o di riforma in parte degli atti amministrativi. Si tratta della c.d. giurisdizione di merito, in cui la Pubblica Amministrazione si sostituisce all’Autorità giudiziaria Amministrativa.

In caso di conflitti di giurisdizione tra l’Autorità giudiziaria ordinaria e l’Autorità giudiziaria Amministrativa, il potere di risoluzione spetta alle sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione.

Oltre alla tutela giurisdizionale (ordinaria e amministrativa), gli interessati possono ottenere tutela proponendo ricorsi amministrativi.
Il ricorso amministrativo è un’istanza (o reclamo) diretta ad ottenere l’annullamento, la riforma o la revoca di un atto amministrativo, rivolta, dal soggetto che vi abbia interesse, ad una autorità amministrativa nelle forme e con l’osservanza dei termini fissati dalla legge.
L’amministrazione che ha emanato l’atto oggetto di ricorso, dovrà decidere in via amministrativa, senza alcun intervento giurisdizionale.
La presentazione del ricorso instaura un procedimento amministrativo, al fine di tutelare la posizione dell’interessato.
I ricorsi amministrativi previsti nel nostro ordinamento sono:

a) il ricorso gerarchico;

b) il ricorso in opposizione;

c) il ricorso straordinario al presidente della repubblica.

Pertanto, non vi è alcun intervento giurisdizionale, né del giudice ordinario, né del giudice amministrativo.
La funzione della tutela in sede amministrativa è quella di ricercare, se possibile, una soluzione alle controversie insorte per via amministrativa, attraverso una tutela procedimentale degli interessi coinvolti, evitando il ricorso ai mezzi giurisdizionali previsti dell’ordinamento.
Infine, occorre sottolineare che, come già accaduto per il processo civile telematico, anche i TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) e il Consiglio di Stato potranno dire definitivamente addio agli atti processuali cartacei.

Infatti, è in atto anche per la giustizia amministrativa la fase di informatizzazione telematica e di sperimentazione del c.d. “Processo amministrativo telematico”, secondo le regole tecniche predisposte dalla Presidenza del Consiglio.

 

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