di Cristina Mariano

Con l’avvento delle nuove tecnologie il rapporto tra VIP e “persone comuni” è cambiato totalmente. Così come è cambiato anche quello tra i politici e gli elettori. Infatti ora la campagna elettorale, o meglio quella che i signori politici vogliono farci credere sia una campagna elettorale, è cambiata.
I comizi per strada sembrano diventati un quid pluris, mentre in primo piano ci sono i famosissimi “post” su Twitter e Facebook. In questo modo la comunicazione tra i politici, che sembrano così irraggiungibili a coloro che li seguono, che siano o meno simpatizzanti della loro ideologia, no scusate, del loro partito politico, diventa immediata e continua. Il modo di fare politica è cambiato totalmente, o forse no, tanto da eliminare completamente i famosi programmi elettorali e da basare la propaganda sul populismo. 

Le propagande sono cambiate. Lo scopo primario non è quello di creare un progetto politico atto a migliorare le condizioni del Paese, ma accalappiarsi favoritismi imboccando la gente con proclami basati sul malcontento comune. Un esempio ne è la questione più che attuale degli immigrati, a cui si lega il terrorismo, il reato di clandestinità, la necessità di migliorare i sistemi di sicurezza, ecc. Essendo molto attuale ed essendo un problema che si poggia su uno dei grandi problemi dell’Italia – il razzismo e l’intolleranza – proclamare alle espulsioni di massa, di hitleriana memoria è molto semplice ed accomodante. Come accadde nel 1939 con le deportazioni degli ebrei sotto ordine di Hilter, che primeggiava oramai sul vecchio carismatico Mussolini, sono il primo degli errori di questo Paese nei confronti di altre etnie o altre regioni di Italia. L’italia, però, ha problemi molto più urgenti, che non sono mai stati risolti e di cui la gente ancora paga le conseguenze. Dai disastri idrogeologici alle case prefabbricate risalenti al 1980 in Irpinia, dall’acqua che manca a Messina ai trasporti obsoleti in Puglia, o meglio in Salento, dalla ricostruzione di L’Aquila ai problemi di Genova. L’elenco non si ferma qui, ma per necessità di sintesi bisogna fermarlo qui. Eppure, per i politici, o quanto meno per una parte di essi, il problema dell’immigrazione clandestina, pare che sia un’urgenza. Ma chi si preoccupa dei cittadini italiani? Occupazioni abusive, burocrazia infinita che priva alle persone di ricevere una casa popolare richiesta da anni, se non decenni. Gli assenteisti ed il lavoro giovanile che latita. Gli adulti si lamentano del miraggio pensione: “Chissà quando andremo in pensione!”. Mentre tanti giovani si chiedono: “Chissà quando troverò lavoro”. Guardando alle nuove tipologie e metodologie di propaganda elettorale e paragonandole a quelli meno recenti, non si può avere una vena nostalgica delle pseudo promesse mai mantenute dai candidati. Quelle almeno davano l’illusione che i veri problemi del popolo italiano erano una priorità, ma ora? Ora si naviga, o quanto meno chi ha voglia di pensarci e non si accoda a questi politicanti, nella consapevolezza che le esigenze italiche siano passate in secondo piano. Tante persone vivono in auto, raccattando roba e cibo dalla Caritas, ma al tempo stesso si stanziano soldi per coloro che ospitano un rifugiato in casa. Siamo sicuri di essere in Italia? Il problema delle carceri che si lega inevitabilmente al reato di clandestinità.

Come conciliare l’emergenza del sovraffollamento con la voglia di alcuni di mantenere in vigore il reato di clandestinità? Semplicemente non si può. Come qualcuno ha suggerito, la soluzione sarebbe quella di incrementare le espulsioni, ma a che pro, se poi coloro che vengono espulsi non vengono schedati in maniera adeguata? Il nostro Paese è pieno di problemi, eppure nessuno se ne rende conto? O questo è un modo buono e giusto di buttare la sabbia negli occhi e spostare l’attenzione su altro? In fondo è quel che sembra. La disinformazione, poi, regna regina in questa nuova forma di propaganda. Dati falsi, notizie false, e in un Paese come questo, in cui la volontà di informarsi non c’è, in cui essere una mente pensante è sinonimo di essere un nerd o uno sfigato, tutto ciò trova terreno fertile. Siamo abbandonati a noi stessi, anche da coloro che vogliono lottare contro gli “indesiderati” rifugiati ed immigrati, perché sono proprio i primi che concentrano la loro attenzione solo su uno dei tanti problemi italici. Per non parlare dello scarica barile. Perchè provare a risolvere ciò che non va quando è più comodo e semplice lavarsene le mani? Fare politica non è più il classico “Noi faremo…”, ma è diventato il più snervante “La destra/sinistra dice bugie, loro dicono, loro fanno…” ed il “noi” che fine ha fatto? Non esiste, perché probabilmente non si hanno neanche le idee per risolvere – o non conviene, o non interessa – e mentre lo Stato affonda, i politici giocano all’interminabile “sua culpa”.

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