Era il 3 maggio 2014, Napoli e Fiorentina sono in festa. Si avvicina l’ora X, le 21:00, l’orario del fischio iniziale dell’arbitro Valeri della partita che vale per la finale di Coppa Italia. Roma è invasa di tifosi azzurri e viola che, singolarmente o in gruppi si sono organizzati per raggiungere lo Stadio Olimpico e sperare di vedere i propri idoli trionfare ed alzare il trofeo, seppure non sia quello più ambito e desiderato.

 

Ciro Espostio
Ciro Espostio

È il pomeriggio del 3 maggio 2014 e mentre tutti i pullman transitano in totale tranquillità, uno, solo uno, viene circondato da un gruppo di facinorosi coperti da caschi integrali e armati di petardi e fumogeni lo accerchiano. Siamo a Tor Di Quinto a pochi metri dall’impianto sportivo della capitale. Il pullman circondato è quello di un gruppo di napoletani, tifosi e non ultras, che aspettano di arrivare a destinazione per godersi 90 minuti di puro calcio-spettacolo. Sono tutti terrorizzati ma tre ragazzi scendono dal mezzo per tentare di difendere gli altri passeggeri. Non c’è traccia della polizia, i tre rincorrono uno di loro, il capo, l’ideatore, lo raggiugono ma lui per difendersi estrae una pistola e spara ad altezza uomo. Uno dei tre partenopei viene colpito al torace, un altro al braccio ma riesce a disarmare il romanista colpendolo, poi, con il calcio dell’arma.

I protagonisti della vicenda sono Ciro Esposito, il ragazzo ferito e Daniele De Santis, l’assassino. Ciro appare subito grave agli occhi degli astanti e ci è lì intorno chiama l’ambulanza per trasportarlo in ospedale. De Santis si nasconde in un circolo lì vicino, quello in cui solitamente lavora. La pistola viene buttata via. Il primo a soccorrere Ciro è Gennaro De Tommaso, Genny a’ Carogna, il capo ultras della Curva A napoletana. I tre arrivano in ragazzi attaccati arrivano in ospedale, ci va anche De Santis. Ciro è in gravi condizioni, ma il tempo scorre. La notizia trapela, lo stadio, però, continua a riempirsi. La voce dell’agguato arriva anche alle orecchie dei tifosi, ma le notizie sono confuse, discoranti, non si capisce quale sia realmente la condizione di Ciro e degli altri due ragazzi. L’atmosfera si scalda, si pensa che gli autori siano i fiorentini, completamente ignari ed estranei ai fatti. I napoletani invocano al rinvio: arriva la notizia della morte, una falsa notizia. La società azzurra inizia a chiedere informazioni, Marek Hamsik va a parlare con i rappresentanti della Curva, Genny, che dalla gradinata discute per capire quale sia la realtà dei fatti. Ciro sta meglio, non bene, meglio. Si gioca. La cronaca della partita è storia. Il Napoli vince 3 a 1 contro i viola di Montella, si festeggia, cosa poi si festeggia?

La notizia degli scontri, dell’agguato per meglio dire rimbalza su tutte le reti e le testate giornalistiche. Peccato che la vera notizia, secondo loro, sia Genny e ed altri ultras seduti sulla grata che divide spalti e campo vestiti di una maglia che recita “Speziale Libero”, mentre parla con Marek Hamsik e fa circolare le informazioni che il capitano azzurro ha appena riportato. L’agguato non fa notizia. Il 29enne steso in un letto di ospedale è solo un contorno. SI parla di trattativa Stato-“Mafia”, si prescinde da un fatto grave incorniciando una discussione in trattativa, perché mediaticamente più forte ed interessante.

È passato un anno. È il 3 maggio 2015, Ciro è morte 53 giorni dopo l’infamante sparatoria. De Santis è stato rinviato a giudizio, il prossimo per omicidio luglio inizierà il processo che i legali del romano ex ultras e simpatizzante di Hitler vogliono tramutare in legittima difesa. Genny è sotto condannato a due anni di carcere per il corteo e i disordini precedenti all’agguato. La Curva Sud ancora difende un assassino e offende la memoria di un giovane tifoso che ha perso la vita per difendere altre decine e decine di persone, nonché la sua famiglia. È passato un anno ed ancora si parla di trattiva tra Genny e Hamsik. È passato un anno, ma pare che per molti la morte di Ciro sia solo un contorno a tutto il resto.

È il 3 maggio 2015, ma è come se fosse il 3 maggio 2014, perché NON SI DEVE DIMENTICARE.

Cristina Mariano