In Italia la genitorialità condivisa appare un miraggio, sebbene i papà s’impegnino nell’affermazione dei loro diritti legati ai congedi parentali. Conoscono i “permessi” ma non li utilizzano per timore di ripercussioni negative sul lavoro; plaudono al sistema tutelativo, bensì avrebbero bisogno di saperne di più. Secondo una recente indagine di Doxa, difatti, su un campione di papà con figli da 0 a 10 anni, soltanto il 52% è a conoscenza del fatto che nei primi 5 mesi di vita del bambino, il congedo di paternità obbligatorio è retribuito al 100%. La condivisione dei ruoli, dunque, migliorerebbe le relazioni umane e l’accesso delle donne al mercato del lavoro.

-Congedo di paternità obbligatorio e facoltativo per i lavoratori dipendenti

Il Testo Unico D.lgs. 151/2001 (Disposizioni legislative in materia di sostegno e tutela della maternità e paternità), recependo la sentenza n./87 della Corte Costituzionale, prevede all’art.28 che il padre lavoratore possa sostituire la madre per garantire l’accudimento del neonato, se la madre muore, se è gravemente ammalata oppure se c’è l’affidamento esclusivo al padre, in caso di abbandono, per il periodo di congedo obbligatorio dopo il parto, o per una parte di esso, se la madre ne ha già usufruito parzialmente.

La legge di stabilità n.208/2015 ha raddoppiato il congedo di paternità obbligatorio per il padre, consentendogli così di usufruire di due giorni. Dal 2018 saranno quattro. Il padre può, inoltre, scegliere di usufruire di altri due giorni di congedo di paternità facoltativo, sempre entro il quinto mese dalla nascita del figlio. Questi due giorni ulteriori riducono, però, il congedo obbligatorio della madre. I quattro giorni, in totale, sono validi ai fini del calcolo della pensione e sono indennizzati dall’Inps al 100 % della retribuzione.

Insomma l’Italia si colloca negli ultimi posti delle classifiche per le politiche messe in atto nei confronti dei genitori lavoratori, sorpassata da altre nazioni, come Germania, Norvegia, Francia e Danimarca. 

-Permessi orari per i lavoratori dipendenti

I permessi orari in origine erano collegati all’allattamento (art.10 legge n.1204/71), ma con il tempo hanno assunto il senso più generico della cura vicino al neonato, estendendosi quindi anche al padre. Si tratta di un’ora ogni giorno, se il proprio orario di lavoro è inferiore alle sei ore quotidiane ; di due ore al giorno, pure cumulabili, se il proprio orario di lavoro è pari o superiore alle sei ore. (art.39 del Testo Unico). L’art.40 prevede che i permessi orari possano essere utilizzati dal padre lavoratore nei seguenti casi: 1) quando i figli sono affidati solo al padre; 2) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non li utilizza; 3) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente ma, ad esempio, lavoratrice autonoma, parasubordinata; 4) in caso di morte o di grave infermità della madre. I riposi orari sono pagati al 100% della retribuzione. Il D.lgs. 151/2001 permette, in caso di parto plurimo, di raddoppiare i permessi orari, sempre sulla base del proprio orario di lavoro giornaliero e di utilizzarli con libera scelta tra padre e madre.

– Congedo parentale per i lavoratori dipendenti

Il Testo Unico incoraggia la paternità, assicurando il maggior benessere possibile del minore. Entrambi i genitori hanno diritto, individualmente, a beneficiare fino ai dodici anni di età del figlio/a secondo alcuni criteri. Il papà, in particolare, dal giorno seguente la nascita del figlio, per un periodo massimo di sette mesi, frazionato o continuativo , a condizione che ne usufruisca almeno per tre mesi. Un mese di congedo parentale in più per il padre rispetto alla madre, al fine di aumentare il tempo a fianco dei figli/e. Il periodo massimo complessivo usufruibile tra i due genitori è di 11 mesi.

Quando si beneficia del periodo intero fino al massimo previsto, vanno considerati anche i giorni festivi e prefestivi; se invece si vuole usufruirne in modo frazionato, è necessaria l’effettiva ripresa dal lavoro, per evitare che siano compresi nel periodo di congedo parentale i giorni festivi infrasettimanali, i sabati e le domeniche. Durante questo periodo non si maturano le ferie. Non si ha diritto neanche alla tredicesima o ad altre eventuali gratifiche, anche se alcuni contratti hanno introdotto migliorie economiche e di risultato ai fini della carriera. Entrambi i genitori possono comunque godere del congedo parentale contemporaneamente. Nel Testo Unico si legge che i genitori possono chiedere il congedo parentale per ogni figlio: quindi, tanti figli, tanti congedi parentali.

La legge di Stabilità 2016 (n.208/2015, comma 298) permette finalmente il cumulo per il riscatto del congedo parentale e della laurea, prima impedito.

-Congedo per malattia del figlio/a 

I genitori possono scegliere di stare vicino al figlio ammalato per il periodo della prognosi, ma mai insieme, solo in alternativa. Ogni figlio ha diritto al proprio congedo di malattia. Non ci sono limiti temporali fino a tre anni di età.

Nel settore privato, questi congedi non sono retribuiti. Nel pubblico, al contrario, è previsto un mese di congedo per malattia al 100% della retribuzione, ogni anno fino ai tre anni. Tali periodi sono validi ai fini del diritto e della misura della pensione. Dai tre agli otto anni di vita, i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, hanno diritto a 5 giorni l’anno di congedo per ogni figlio/a. In questo caso, altresì, i genitori possono goderne solo in alternativa e non contemporaneamente. Nel pubblico impiego, così come avviene nel privato, questi giorni non sono retribuiti.

N.B.: sia nel pubblico che nel privato, ai congedi per malattia del figlio/a non si applicano le disposizioni sul controllo della malattia del lavoratore. Il bambino ammalato non può essere sottoposto a visita fiscale, né il genitore che lo accudisce deve rispettare le fasce orarie di reperibilità.

Veronica Otranto Godano

Fonti

“Mamme e Papà che lavorano”, a cura dell’Inca-Cgil nazionale