Luigi GravagnuoloSulla vicenda ospedale Olmo di Cava interviene l’ex sindaco Luigi Gravagnuolo, predecessore in
ordine cronologico di Marco Galdi e Vincenzo Servalli alla carica di primo cittadino della città metelliana:”L’ospedale da me lasciato disponeva di tutti i reparti essenziali, della rianimazione e di 122 posti letto ‘legali’, riconosciuti cioè come tali dalla L.R. 16/08. Le forze politiche cavesi, supportate sostanzialmente dalla corporazione medica e da gran parte della città, praticarono un suicidio collettivo. Cominciarono col chiedermi di impugnare davanti al TAR quella legge regionale, da me voluta, e di dimettermi da presidente della Conferenza dei Sindaci. Poi si prodigarono per raccogliere firme contro di me, reo di difendere quella legge. Sui manifesti e sugli appelli c’era scritto “L’ospedale chiuderà tra quindici giorni”. Stavamo nel febbraio del 2010. Scrivevano anche, truffaldinamente, che in base alla L.R. 16/08 il pronto soccorso sarebbe stato aperto solo 12 ore al giorno. Infine fecero di quelle menzogne il centro delle due successive campagne elettorali, quella per la Provincia del 2009 e quella congiunta Comune-Regione del 2.010. Con Caldoro alla Regione e Berlusconi al Governo la legge 16 fu annullata, le competenze regionali in materia di Sanità commissariate e, dopo qualche mese, fu pubblicato il decreto Zuccatelli che assegnava alla struttura di Cava zero posti letto. Per salvare la struttura il presidente della Provincia, on.le Cirielli, ebbe l’intuizione di proporre ed ottenere l’ accorpamento del Santa Maria dell’Olmo al Ruggi. Tutta la consigliatura fu poi vissuta nel segno di un’intesa consociativa tra Galdi ed il PD, che li portò ad esultare insieme in C.C. sullo ‘straordinario’ risultato consistente in una bozza di atto aziendale che assegnava a Cava 89 posti letto e che le toglieva ortopedia ed altri reparti essenziali per salvare vite umane a vantaggio di dermatologia e chirurgia plastica! Ciò mentre il decreto Zuccatelli restava formalmente in vigore. Io ed il consigliere Bove fummo i soli a votare contro in C.C. denunciando la gravità di quelle misure.
Marcello D’Ambrosio