Nuova frontiera della ribellione in Francia: i “gilet gialli”

Il loro nome originario è quello di “gilet jaunes” e stanno completamente rivoluzionando il modo di fare protesta in una Francia devastata dal malcontento. Sembra infatti di essere tornati ai tempi di sfiducia in chi comanda degni di Maria Antonietta o della presa della Bastiglia.

I problemi però sono nettamente diversi: rincari della benzina e stipendi che non bastano per arrivare alla fine del mese. Il loro nome proviene dai giubbini retro-riflettenti gialli che sono stati usati durante le prime proteste e che per legge francese, come anche italiana, bisogna usare per sostare accanto al proprio veicolo. La protesta è stata unanime, sabato i francesi hanno manifestato in 2,034 luoghi diversi, soprattutto su strade e autostrade. A Parigi il corteo si è spinto fino alla residenza del presidente, l’Eliseo. Hanno bloccato il traffico e sono passati da una protesta non violenta a un’azione più accesa con la polizia costretta ad usare i gas lacrimogeni.

Questi cortei stanno provocando molti feriti, ma i gilet non si fermano, la rabbia che li muove è tanta è l’attenzione mediatica del mondo è su di loro. Le proteste sono partite da Facebook e per la polizia sono difficili da individuare perché improvvise. Non c’è un leader di riferimento e neanche un partito o forza politica nella quale si riconoscono.

Sono lavoratori, donne e uomini preoccupati per il futuro loro e dei figli. Di certo si rivolgono al presidente Macron, il quale presenta un indice di consenso popolare sempre più basso e sicuramente cercherà un varco per accogliere il malcontento nel quale il suo paese riversa.

 

Valentina Paluccio

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