Il problema della società dei giorni nostri è di non guardare con la giusta attenzione ed il giusto interesse i problemi che la coinvolgono indirettamente.

È quanto sta succedendo in quel di Lecce. Dallo scorso novembre si vocifera di un progetto alternativo: una università islamica nel cuore del capoluogo salentino. Il principale ideatore del progetto risponde al nome di Giampiero Khaled Paladini, un leccese convertito all’islam, che fino a qualche tempo fa risiedeva in una cittadina siciliana, Giardini. Il primo progetto riguardante la costruzione di una università destinata agli islamici fu ideato proprio in Sicilia. Qualcosa evidentemente non andò come doveva e il progetto andò in fumo. Per questo motivo Paladini pensò a spostare il progetto a Lecce, essendoci un immobile di 50 mila metri quadri ormai abbandonato: l’ex Manifatture Tabacchi. Il costo dell’immobile era di 50 milioni di euro circa. L’accordo con i proprietari era già stato trovato, ma la notizia trapelò muovendo molti dissensi anche di un giornalista islamico convertito al cristianesimo: Magdì Cristiano Allam. In un periodo in cui si sentono molto spesso notizie riguardanti terrorismo, attentati a cristiani, ebrei, curdi, ISIS ed Al-Quaida il progetto di una università islamica non può fare altro che provocare allarmismo e dissenso. Il popolo leccese inizialmente si era coalizzato, anche e soprattutto su Facebook, per cercare di frenare l’acquisto e la creazione di un centro culturale, che potrebbe diventare una culla di jihadisti. Col passare del tempo, però, Paladini è scomparso dai radar, l’accordo con i proprietari dell’immobile è sfumato, i dissidenti si sono zittiti e quietati, ma il progetto no. Infatti, lo scorso novembre, tramite conferenza stampa lo scrittore salentino ha annunciato l’accordo con altri proprietari per l’acquisto di un terreno e di un immobile, il tutto mantenuto, questa volta, rigorosamente segreto per evitare che l’accordo salti di nuovo. Sono stati fatti i nomi dei principali finanziatori, tenuti fino a quel momento segreti: Qatar Charity Foundation, Lega Araba e Unione delle comunità islamiche d’Italia. La prima, collaboratrice con l’UNICEF pare che sia una fondazione di beneficienza, che finanzia i centri islamici di tutto il mondo, ma che neanche tanto segretamente ha dei legami con l’esercito dell’ISIS, che come testimoniano le donne soldato curde, è protetto e finanziato da Turchia, Qatar e Arabia Saudita. La Lega Araba è una coalizione di stati islamici che ha lo scopo di mantenere in auge l’economia e gli interessi dei Paesi aderenti, una sorta di Unione Europea di stampo religioso. Sul tavolo delle trattative, oltre ai 50 milioni di euro, sono stati messi anche dei barili di petrolio, denominati “i barili per Allah”. Nella conferenza stampa è stato anche dato un ultimatum al Comune di Lecce: se entro il 31 dicembre prossimo la giunta Perrone non darà segni di assenso, il progetto verrà spostato in una delle altre cinque città italiane prese in considerazione. Quel che ora come ora sta succedendo non è dato saperlo. Non ci sono, infatti notizie. Ancora una volta pare che Paladini e i suoi collaboratori siano spariti, ma nessuno assicura che il progetto non stia decollando all’insaputa di tutti. Da quanto si apprende dal suo profilo Facebook, Paladini, nei giorni scorsi ha firmato un accordo a Tirana per la realizzazione di una moschea e sarebbe stata proposta, anche lì, la realizzazione di una università islamica.

Lo scopo di questo articolo è quello di denunciare oltre il progetto in sé, l’atteggiamento della popolazione e della politica locale e nazionale. I politici, infatti, non si sono mai realmente espressi negativamente rispetto ad un progetto che non può di sicuro arricchire la nazione, la città di Lecce e la cultura leccese. Dopo la dichiarata volontà del califfo Al Baghadadi di conquistare l’Italia e Roma, non sarebbe stato meglio allertarsi e non liquidare la questione definendola millanteria? Che fine ha fatto il forte dissenso dei cittadini?

Tutto tace. Ma realmente tutto tace?

Cristina Mariano

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