Il libro del dottor Giuseppe D’Aquino è stato presentato questo pomeriggio presso l’aula consiliare del comune di Nocera Inferiore. Presente anche il sindaco Manlio Torquato per parlare di disturbi del comportamento alimentare.

Si è parlato di alimentazione e di disturbi del comportamento alimentare presso l’aula consiliare del Comune di Nocera Inferiore che ha ospitato, questo pomeriggio, l’incontro di presentazione del volume scritto dal dottor Giuseppe d’Aquino, direttore dell’Unità Operativa Salute Mentale di Nocera Inferiore. L’evento è stato promosso dalla Fondazione CeRPS (Centro Ricerche sulla Psichiatria e le Scienze Umane), editrice del testo.

Presenti all’incontro il Sindaco della città di Nocera Inferiore Manlio Torquato e l’assessore alla Cultura Federica Fortino. Tra gli addetti al settore, oltre all’autore, il direttore del Dipartimento Salute mentale dell’Asl Salerno, Giulio Corrivetti; il Direttore del Dipartimento Salute mentale dell’Asl Napoli, Walter di Muzio; la nutrizionista specialista in Scienze dell’Alimentazione, Monica Cimino, operante presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Salerno.

Il dottor Giulio Corrivetti, che ha preso la parola dopo i saluti del Sindaco e l’introduzione dell’assessore Fortino, ha sottolineato la stretta connessione esistente tra la salute mentale e i disturbi alimentari rispetto ai quali la comprensione della dimensione del fenomeno è fondamentale per poter programmare il cambiamento. Il suo intervento si è poi focalizzato sul rimarcare come i disturbi alimentari siano la sintesi tra fattori predisponenti e fattori culturali e alle volte la patologia che ne deriva può avere esiti cronici. Le innovazioni tecnologiche e quindi la maggiore facilità di accesso alla conoscenza anche tramite le fonti internet, hanno determinato oggi la nascita di quello che alcuni sociologi hanno definito ‘soggetto adultescente’. Ciò richiede una rimodulazione del concetto del diventare adulti. Il rifiorire di conoscenze non sempre si traduce in termini di salute e benessere delle persone.

Nell’intervento del dottor Walter Di Munzio è stato sottolineato come i problemi di salute si risolvano in contesti più ampi rispetto a quelli che si limitano alle Asl. La sanità, infatti, riesce ad intercettare solo il 10 per cento delle patologie totali, dal momento che questo disagio è difficilmente percepibile. La Psichiatria non deve essere pensata come un dipartimento stagno separato rispetto agli altri dipartimenti e saperi ma deve integrarsi e rapportarsi con il resto della sanità. Non più quindi una miriade di ambulatori separati. La prevenzione è fondamentale e l’intervento non può limitarsi alle malattie che si presentano di volta in volta. Ciò richiede le risorse necessarie per effettuare al meglio la prevenzione sulla popolazione. L’età adolescenziale è quella più predisposta a questo tipo di patologia.

La dottoressa Cimino ha ribadito quanto sia importante il lavoro di equipe, condizione indispensabile nel trattamento dei disturbi alimentari, concetto che emerge chiaramente nel libro di D’Aquino. E’ necessaria quindi una sinergia tra professionisti del campo alimentare e professionisti del campo dei disturbi alimentari, ovvero creare una rete in cui ciascun professionista, dai nutrizionisti, agli psicologi, ai sociologi, ai riabilitatori, agli operatori sanitari, metta a disposizione il proprio sapere per lavorare sul problema.

L’educazione sentimentale, prima ancora di quella alimentare, è stato il nocciolo su cui si è focalizzato l’intervento di chiusura dell’autore del libro. “Oggi ci si nutre di pane e veleno ma ciò che è necessario è fare educazione sentimentale, da impartire non al paziente ma ai familiari dello stesso. Questo avviene sin dai primi giorni di vita di una persona, quando il neonato viene allattato dalla mamma, trasferendo non solo nutrienti ma anche amore e protezione. Si deve tener presente quindi non solo l’importanza del cibo ma del tempo e dei sentimenti che un genitore deve dedicare ai propri figli”.

La storia dei disturbi della condotta alimentare è una storia fatta di pregiudizi ed errori.
L’uomo è ciò che mangia – diceva Feuerbach. Ma l’uomo è anche ciò che sente, ciò che prova, ciò che soffre e ciò per cui gioisce. E tutto ciò rappresenta un patrimonio sentimentale ed emotivo unico nel suo genere che influisce sul suo stato di salute mentale e fisica.

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