12 dicembre 2016: Paolo Gentiloni, nuovo presidente del consiglio italiano, presenta la squadra di governo. In tempi record: 48 ore ( ne erano servite 72 a Monti e 96 a Letta e Renzi). Questa la composizione del nuovo governo. Senza portafoglio: Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento, Marianna Madia alla Semplificazione e Pubblica Amministrazione, Enrico Costa agli Affari Regionali, Claudio De Vincenti alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Luca Lotti allo Sport. Con portafoglio: Angelino Alfano agli Esteri, Marco Minniti all’Interno, Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa, Pier Carlo Padoan all’Economia, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina alle Politiche Agricole, Gian Luca Galletti all’Ambiente, Graziano Del Rio a Trasporti e Infrastrutture, Giuliano Poletti al Lavoro, Valeria Fedeli all’Istruzione, Dario Franceschini ai Beni Culturali, Beatrice Lorenzin alla Salute. Maria Elena Boschi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. Viste le tante riconferme, una evidente continuità con il governo uscente guidato da Matteo Renzi che, il 4 dicembre scorso, non appena conosciuto l’esito del risultato sul referendum ha rassegnato le sue dimissioni da premier. Un gesto coerente con quanto lo stesso Renzi aveva affermato più volte durante la campagna referendaria e che aveva anche segnato la fine del sodalizio con la madrina della riforma sottoposta al giudizio degli italiani Maria Elena Boschi. Che al contrario di Renzi, non solo non lascia ma raddoppia, passando dal ministero alle Riforme, ai Rapporti con il Parlamento e alle Pari Opportunità alla carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Come pronunciato dal neo-presidente del consiglio Paolo Gentiloni:”Il governo si adopererà per aiutare il lavoro tra le forze politiche per l’estensione delle nuove regole elettorali”. Il che, in qualche modo, definisce la “mission”, per molti scontata, del suo mandato: l’approvazione di una nuova legge elettorale per traghettare il Paese al voto. Tanti i retroscena che hanno caratterizzato questi giorni. A partire dalla scelta del Presidente della Repubblica della nuova personalità cui affidare l’incarico di presidente del consiglio, poi ricaduta su Paolo Gentiloni ministro agli Esteri uscente, per il quale si è scatenato un totonomi analogo a quello che fino agli ultimi minuti ha accompagnato l’ufficializzazione della lista dei ministri. E poi lo strappo con il gruppo ALA (Denis Verdini) – Scelta Civica (Enrico Zanetti), che nell’era Renzi hanno rappresentato con la loro pattuglia di parlamentari una vera e propria stampella per il governo, tenuti fuori invece dal nuovo esecutivo. E che ora annunciano il loro No alla fiducia. Tuttavia sulla carta questo non dovrebbe impensierire Gentiloni, che al Senato può contare su una forbice che va da 160 a 170 voti. Negli stessi giorni che hanno portato alla formazione del governo si è consumata anche la vicenda del premier uscente Matteo Renzi (il quale tra l’altro non è parlamentare) che dopo le sue dimissioni si è ritirato nel suo paese di origine, Pontassieve, in un clima familiare circondato dalla moglie Agnese Landini e dai figli. Il suo futuro affidato ad un post “notturno” su Facebook che lascia intravedere un ritorno alla politica. Ritorno che passa necessariamente per il PD, di cui è ancora segretario (ma potrebbe dimettersi a breve). Lo schema potrebbe essere: congresso – primarie – nuova legge elettorale – elezioni politiche. Una serie ad altissimo rischio anche per chi, come lui, da sindaco di Firenze è stato capace di scalare il Partito Democratico e arrivare alla guida del Paese. Nel frattempo si organizzano anche le altre principali forze politiche. Forza Italia promette un’opposizione senza sconti. Il Movimento 5 Stelle bollano la nascita del nuovo governo come una “manovra di palazzo a cui non sono interessati” e annunciano una manifestazione di piazza per il 24 gennaio. Anche Noi con Salvini si mobilita con gazebo in tutta Italia per la raccolta di firme per elezioni con elezioni immediate con la legge da loro proposta: il Mattarellum. Le parole di Ignazio La Russa esprimono invece la posizione di Fratelli d’Italia: “Gentiloni è stato onesto – afferma La Russa –  ci ha confermato che resterà in carica finchè avrà la fiducia delle Camere, anche fino al termine della legislatura nel 2018 –  spiega l’ex ministro della Difesa – noi invece abbiamo chiesto tempi certi per andare al voto, vedremo…”

Marcello D’Ambrosio