La sconfitta del Napoli per mano della Lazio nella partita di ritorno, che valeva per la Semifinale di Coppa Italia, è solo l’ultima delle tante e recenti ferite che la squadra azzurra ha inflitto ai propri tifosi. La storia dei 94 minuti di gioco è ormai di dominio pubblico, per questo un’ulteriore analisi sarebbe solo retorica trita e ritrita. Non è però sotto gli occhi di tutti quale sia realmente il problema di questa squadra. Come ha dichiarato ed annunciato il patron azzurro Aurelio De Laurentiis direttamente nella conferenza stampa post-partita, la squadra è in ritiro punitivo fino a quando i risultati sul campo non saranno differenti. Ad onore del vero, le ultime due prestazioni del Napoli non danno adito a molte critiche sul piano qualitativo del calcio giocato, bensì è il risultato a far discutere. La decisione di mandare tutti in ritiro è la conseguenza di quel che viene definita ciliegina sulla torta, o goccia che ha fatto traboccare il caso che dir si voglia. Il Presidente non si è mai pubblicamente espresso sulla qualità del gioco e sui risultati, ma ieri, 8 aprile, anche la sua pazienza ha raggiunto il culmine. Poca serietà e poco rispetto di se stessi, dei tifosi e della maglia: questa è l’accusa di De Laurentiis verso i calciatori e probabilmente verso il tecnico Rafa Benitez.

Il Napoli di ieri ha espresso bel gioco, ma nonostante questo sia stato sotto gli occhi di tutti, sono

Gonzalo Higuain, attaccante del Napoli
Gonzalo Higuain, attaccante del Napoli

pochi quelli che hanno osservato. Osservato, sì, perché guardare è differente da osservare e l’osservazione permette un’analisi, un giudizio o una critica ben studiata e che rispecchi la realtà dei fatti. Quello che on è stato sotto gli occhi di Rafa Benitez è stato che Felipe Andersan creava molti, troppi, problemi a Ghoulam, che per condizione fisica e non di certo per poca qualità del calciatore algerino, non era in grado di frenare il gioco di gambe e la corsa del brasiliano biancoceleste. Ivan Strinic, che non si vede sul terreno di gioco da diverse partite a causa di un problema fisico, nel corso della partita ha fatto un riscaldamento tale da far pensare ad un suo ingresso imminente. L’ingresso del croato non c’è stato e probabilmente per questo errore, oltre a quello del guardalinee che 40 secondi prima dell’azione gol non ha segnalato un fuorigioco di Miro Klose, ha portato al vantaggio e successivamente vittoria e passaggio del turno della Lazio. L’azione viziata da irregolarità non è stata interrotta, quindi il gol è figlio di un grave errore della sestina arbitrale. Questo non vuole essere un abili, anche perché i 12 giocatori scesi in campo ieri sera non hanno bisogno di alibi. Il numero 12, e non 13 come effettivamente è stato, è voluto. L’unico uomo che deve cercare un alibi e dare una spiegazione è Gonzalo Higuain. Il calciatore argentino che è costato 40 milioni di euro alla società gestita da colui che quasi tutti, o la maggior parte dei tifosi, definiscono il “Pappone” De Laurentiis, è ben lontano da quello stesso calciatore che l’anno scorso assieme ai suoi compagni ha collezionato 104 gol in totale, 25 solo lui più altrettanti assist. È da agosto che la figura di Higuain non convince l’occhio del tifoso più critico ed attento. Ritornato dal mondiale, perso in finale dalla sua Argentina, l’ex Real Madrid non è mai parso incisivo e ben disposto al gioco di gruppo. Per incisività non si intende semplicemente la concretizzazione dei gol, che comunque superano la doppia cifra (13 solo in campionato), ma anche la partecipazione attiva nel gioco di squadra, servendo assist o creando azioni spettacolari dal punto di vista qualitativo e della bellezza. Il primo gol di Higuain in campionato è stato in occasione della partita di andata contro il Verona di Mandorlini, finita poi 6 a 2 con una tripletta dell’argentino. Il problema del Napoli è tutto qui: digiuno da gol, poco gioco di squadra, troppo egoismo nella fase offensiva. Ovviamente le lacune degli azzurri riguardano anche il reparto di centrocampo e soprattutto quello difensivo, ma anche quando questi due reparti funzionano il Napoli fatica parecchio a concretizzare le azioni gol create. La squadra di Benitez non segna da 181 minuti, Higuain non segna dalla partita andata degli ottavi di finale di Europa League contro la Dinamo Mosca, in cui ha segnato una tripletta. L’assenza di realizzazione gol, in un attaccante, è come il blocco mentale per uno scrittore. Questo porta il giocatore ad avere ostinazione, a provare rabbia e a cercare in tutti i modi di segnare. In questi casi ne risente la prestazione, il dialogo tra compagni e, nei casi peggiori, la partita stessa. È quel che accade al Napoli ora. I media hanno puntato e continuano a puntare il dito contro le prestazione di Callejon, contro il modulo di gioco (4231, stesso modulo con cui giocato le squadre europee e con cui la Lazio ha vinto 7 partite consecutive), contro la difesa, contro Rafael, non esente da colpe, contro chiunque tranne contro Higuain. Il calciatore spagnolo, che non segna da veramente troppo tempo, pur non brillando continua a farsi vedere in area di rigore e continua a fare i suoi inserimenti letali, se, però, non viene servito è difficile che riesca a portare a casa il gol. Non è un attacco personale ad Higuain, ma quando un attaccante del suo calibro ha una media realizzativa pari al 20% probabilmente c’è qualcosa che non va. È anche vero che la fisicità dell’argentino non è adatta ai duelli basati sulla forza, in quanto la sua caratteristica sono i giochi di gambe. Proprio per questo, la collaborazione con i compagni di reparto diventa fondamentale per riuscire a vincere le partite. Anche nella partita di ieri, l’egoismo dell’attaccante ha predominato sugli obiettivo primario: non subire gol, segnare e arrivare alla 3° finale negli ultimi 4 anni. Alla mezzora di gioco infatti, Hamsik era completamente smarcato e pronto a segnare, o per lo meno a tirare in porta, Higuain però, come sempre ultimamente, si è ostinato a tenere palla fino a perderla. Anche in occasione dell’ultima partita giocata in campionato, contro l’altra romana, Higuain ha fatto partire i contropiedi avversari perdendo i duelli contro i centrocampisti e i difnsori giallorossi. Il calciatore è visibilmente in una cattiva condizione mentale, è sempre nervoso, è poco disposto a giocare con i compagni e non accetta le sostituzioni. In panchina c’è uno scalpitante Zapata, che nonostante il suo minutaggio sia ampiamente inferiore rispetto a quello dell’attaccante titolare, ha una media gol nettamente superiore (30% di realizzazione, nello specifico 9 gol in 17 partite in campionato).
Se si analizza bene la formazione schierata in Roma-Napoli, Benitez ha tenuto a riposo tutti i convocati dalle nazionali, tranne Higuain, appunto, Mertens per scelta obbligata, e Ghoulam. Praticamente sembrerebbe che il tecnico spagnolo sia “obbligato” a tenere in campo un giocatore palesemente stanco, a scapito poi delle partite stesse.

Il calcio è uno sport che si pratica in undici sin dalle origini, ma rispetto alle prime tattiche di gioco, la caratteristica principale e fondamentale è il passaggio ai compagni meglio piazzati. Benitez aveva dichiarato settimane fa che per ovviare alle lacune difensive che hanno portato a subire gol, si doveva segnare sempre un gol in più per assicurarsi la vittoria. La crisi del reparto, però, non permette che questo si realizzi.

Cristina Mariano