Rapporto Save The Children 2017- Mense scolastiche

“E’ un dovere investire sul servizio di mensa scolastica, garantendo un pasto proteico al giorno a quel 5,7% di bambini che non ha altro modo di consumarlo” afferma Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia Europa dell’organizzazione internazionale”.

Scuole senza mensa in molti comuni e bambini costretti a portare il panino da casa. E’ questa la fotografia scattata dallo studio “(Non) tutti a Mensa 2017”, quarta edizione del monitoraggio condotto – nell’ambito della campagna “Illuminiamo il futuro”- da Save The Children, organizzazione internazionale per la tutela e la  difesa dell’infanzia da quasi un secolo. A peggiorare la condizione dei refettori poi, dove fossero presenti, è la negazione dei pasti ai bambini figli di genitori non in regola con il pagamento delle rette. Una prassi che aumenta le differenze sociali e che evidenzia un’incapacità degli uffici comunali nell’ordinamento del settore, i quali fanno ricadere sugli alunni le difficoltà economiche delle famiglie.

 

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La forbice tra Nord e Sud

Quaranticinque i comuni con più di 100 mila abitanti sotto la lente d’ingrandimento dell’indagine che ha messo a confronto vari elementi: la percentuale di accesso degli alunni al servizio, i costi a carico delle famiglie, i metodi di agevolazione ed esenzione, le restrizioni e le eventuali esclusioni dei bambini in caso di morosità dei genitori. Al Sud si è registrato il picco più alto di studenti che non usufruisce del refettorio: Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (69%), Campania (65%), Calabria (63%). Quattro, inoltre, non offrono la possibilità del tempo pieno, oltrepassando ampiamente la percentuale nazionale (Molise 93%, Sicilia 92%, Campania 86%, Puglia 83% contro il 69%). E ancora, in Sicilia 23,5%, Campania 18,1%, Puglia 16,9%, Calabria 15,7%, si riscontrano i maggiori tassi di dispersione scolastica del Paese.

I dati descrivono una condizione preoccupante, in cui emerge il divario tra Nord e Sud. Infatti, in diciassette comuni le mensa è garantita a meno del 40% dei bambini, con cifre al di sotto del 5% nei comuni di Reggio Calabria, Siracusa e Palermo. A Cagliari, Forlì, Monza e Bolzano, invece, a fruirne è il 100% degli studenti. Altra disparità si riscontra per le tariffe minime e massime, per cui si va da una tariffa massima di 2,3 euro a Catania a quella di 7,28 euro a Ferrara, da una minima di 0,3 euro a Palermo a una tariffa minima molto più alta che 6 euro a Rimini.

Il valore sociale delle mense

“Anche quest’anno i dati confermano che l’offerta del servizio di refezione e del tempo pieno ha un valore essenziale in azioni come il contrasto all’abbandono scolastico – ha detto Raffaella Milano di Save The Children – oltre che essere un mezzo di socializzazione fondamentale, nonché uno strumento per combattere dispersione e indigenza”.  Si tratta di una prestazione che deve essere garantita in maniera omogenea secondo la direttrice dei Programmi Europa dell’organizzazione, per la quale è necessario esigere la riqualificazione del servizio mensa da domanda individuale a servizio pubblico essenziale, continuando il lavoro avviato col IV Piano Nazionale Infanzia.

Antonella Inverno, Responsabile Unità Policy&Law Save The Children, ricorda che, oltre all’importanza della mensa, è “indispensabile intervenire in modo organico” assicurando l’accesso ai buoni libro e semplificando l’iscrizione a scuola per coloro che non pagano i contributi volontari. Fonte Save the Children

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La voce ai bambini

Grandezza dei locali, rumorosità, scarsa pulizia e qualità tra i motivi d’insoddisfazione individuati dagli alunni. All’interno del rapporto “(Non) tutti a mensa 2017”, sono riportate le opinioni di 1.656 alunni della scuola primaria di 8 comuni (Milano, Torino, Napoli, Roma, Scalea, Bari, Ancona e Padova). Al 59% la mensa piace abbastanza (42%) o molto (17%). Al 28% la mensa non piace e al 13% non piace per niente. Il parere sulla qualità del cibo risulta anche determinante, stando al parere dei più piccoli: il 22% lo definisce cattivo tanto da non mangiarlo, per il 40% è abbastanza buono, per il 26% è buono e solo per il 12% è così buono da richiederne una seconda porzione.

Un forte segnale di cambiamento potrebbe essere dettato dagli investimenti in un Paese in cui la povertà minorile aumenta di anno in anno. Bisogna, dunque, garantire almeno un pasto proteico e salutare al giorno ai bambini. Questo potrebbe migliorare la condizione di quel 5,7% di minori che non consuma né carne, pollo o pesce e preservare uno stile di vita sano, indispensabile dall’età dello sviluppo.

Veronica Otranto Godano