C’è una banca differente, lontana dal sistema finanziario cui la gente è avvezza a rivolgersi. E’ una banca locale, composta dai soci e che agisce per il loro bene comune. Parliamo delle Banche di Credito Cooperativo: istituti di credito di cui la gente si fida per le speranze offerte alle famiglie e alle piccole medie imprese.

Banche di credito cooperativo
Banche di credito cooperativo

Le BCC investono nel territorio, ne patrocinano lo sviluppo, promuovendo un’economia solidale che ponga al centro gli esseri umani. Oggi si assiste a un’ipertrofia del mercato, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; persiste, dunque, una condizione d’ingiustizia planetaria che potrebbe essere attutita da tali banche, meritevoli di fiducia sociale. Le Banche di Credito Cooperativo promettono di aprire le porte agli indigenti, d’impegnarsi nel contrasto alla corruzione e all’economia sommersa: una controtendenza in questi anni di recessione economica e scandali finanziari che hanno fatto da cornice a un sistema bancario additato con gli epiteti più svariati.
La storia del credito cooperativo si suddivide in tre tempi: il primo parte da fine Ottocento fino al 1993, anno d’approvazione del Testo unico bancario; il secondo, a dispetto di chi credeva in un suo fallimento entro il nuovo millennio, va dagli anni Novanta a oggi; il terzo tempo è iniziato il 6 aprile 2016, data in cui il Senato ha votato la fiducia al governo con 171 voti a favore, 105 contrari e un astenuto, per quanto concerne la riforma delle Bcc e la garanzia dello Stato sulle sofferenze bancarie.

Alla fine del XIX secolo si diffondono le Casse rurali e artigiane, una nuova forma di credito avvalorata dai principi della Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, in cui si evince la necessità di tutelare i più deboli a fronte del conflitto di classe dovuto ai nuovi metodi industriali e alla ricchezza concentrata in poche mani. Nell’enciclica si afferma che è impossibile eliminare le disuguaglianze sociali, quindi, l’unica soluzione è l’accordo tra le classi e il rispetto dei doveri reciproci. Lo Stato, inoltre, deve impedire che le persone siano considerati oggetti e tutelare gli operai dinanzi agli imprenditori, garantendogli una vita dignitosa. Un riferimento normativo importante è l’art.45 della Costituzione che recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. Il Testo unico bancario del 1993 statuisce il passaggio da “casse rurali e artigiane” a “banche di credito cooperativo (art.33-37). Dalle norme si desume che le Bcc sono “costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata” e che “esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci”. Le Bcc devono, in aggiunta, destinare una quota degli utili netti ai “fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione nella misura e con le modalità previste dalla legge”. Ciò che rimane degli utili, dopo la distribuzione ai soci, sarà destinato ai fini di beneficienza o mutualità. Il terzo atto si apre con la conversione in legge del decreto banche, la quale scadeva il 15 aprile, ma l’esecutivo ha anticipato i tempi. La legge prevede un’unione delle Bcc in uno o più gruppi bancari. Si ritiene soddisfatto il Presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, il quale asserisce che, con la legge di riforma, si entrerà finalmente in una nuova fase del Credito Cooperativo. L’emendamento è l’esito di un lungo lavoro delle Bcc in stretta collaborazione con il Governo.  Le Bcc si uniranno senza abbandonare il loro taglio mutualistico e l’impegno nel territorio, anzi, sarà rafforzato il carattere di cooperazione che le distingue; nello specifico, è prevista anche una clausola di way-out ossia la possibilità di non aderire al nuovo gruppo bancario che si formerà, confluendo invece in una Spa se si hanno almeno 200 milioni di patrimonio netto e dopo aver versato il 20% di quest’ultimo a titolo di tassa straordinaria.

“Le Banche di Credito Cooperativo- sostiene Alessandro Azzi– sono banche dal cuore antico e, allo stesso tempo, capaci di nuove sfide; e aggiunge che un altro acronimo di Bcc potrebbe essere quello di banche controcorrente”. Mutualità e localismo sono i principi ispiratori delle BCC: mutualità perché oltre il 50% delle attività deve essere deliberato a favore dei soci e di opere prive di rischio; localismo poiché la banca agisce solo all’interno del territorio d’appartenenza dei soci. Si capisce, allora, come i membri abbiano un ruolo di primo ordine, giacché sono sia clienti sia proprietari dell’azienda: sono gli associati, infatti, a eleggere il consiglio d’amministrazione. Essere soci significa concorrere allo sviluppo economico e sociale della comunità in cui si risiede, favorendo l’attuazione del principio di democrazia economica. I numeri del credito cooperativo sono chiari- 4.114 sportelli (pari al 14,8 per cento degli sportelli bancari italiani), 1.248.724 soci, 36.500 dipendenti- e denotano, sempre di più, un ruolo attivo delle Bcc che assurgono a ricoprire un triplice ruolo: quello di buone banche, buone cooperative e buone imprese di rete.

Veronica Otranto Godano