di Vincenzo Galatro – La modalità di esercizio del diritto d’accesso è disciplinata dall’art. 25 della 1. 241/90 e dal D.P.R. 184/2006 (Regolamento in materia di accesso agli atti amministrativi).

Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi.

La richiesta di accesso ai documenti – opportunamente motivata – deve essere rivolta all’Amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente[1].

Ai sensi dell’ art. 5, D.P.R. 184/2006, la richiesta può essere inoltrata in via informale qualora, in base alla natura del documento richiesto, non risulti l’esistenza di controinteressati (c.d. accesso informale). La richiesta informale può essere presentata anche tramite gli Uffici relazioni col pubblico previsti dall’art. 11 del d.lgs. 165/2001.

Nel caso in cui la domanda di accesso – presentata in via informale – viene respinta o non sia possibile l’accoglimento immediato, l’istante deve presentare richiesta formale, ai sensi dell’art. 6 D.P.R. 184/2006 (c.d. accesso formale).

Il quarto comma dell’art. 25 disciplina le ipotesi di silenzio-rifiuto della P.A., di diniego espresso e di differimento dell’accesso ai sensi dell’art. 24, comma 4, L. 241/90.

In particolare, si prevede che “decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta. In caso di diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso ai sensi dell’articolo 24, comma 4, il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale, ovvero chiedere, nello stesso termine e nei confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione. Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l’ambito territoriale immediatamente superiore.

Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l’accesso di cui all’articolo 27. Il difensore civico o la Commissione per l’accesso si pronunciano entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o la Commissione per l’accesso ritengono illegittimo il diniego o il differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano all’autorità disponente. Se questa non emana il provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione del difensore civico o della Commissione, l’accesso è consentito. Qualora il richiedente l’accesso si sia rivolto al difensore civico o alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre dalla data di ricevimento, da parte del richiedente, dell’esito della sua istanza al difensore civico o alla Commissione stessa. Se l’accesso è negato o differito per motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il parere si intende reso”.

L’art. 25, comma 5, L. 241/90, prevede la possibilità di proporre ricorso – entro 30 giorni – avverso le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso. Il ricorso viene deciso dal T.a.r. in camera di consiglio[2].

Nei giudizi in materia di accesso, le parti possono stare in giudizio personalmente senza l’assistenza del difensore. L’amministrazione può essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente, purché in possesso della qualifica di dirigente, autorizzato dal rappresentante legale dell’ente (comma 5-bis, art. 25).

[1] A seguito della presentazione della richiesta si apre pertanto un ordinario procedimento amministrativo, al quale si applicano le regole generali in materia dì comunicazione dell’avvio del procedimento. Il comma 2, dell’art. 25 della legge n. 241, prevede che la richiesta di accesso ai documenti amministrativi sia motivata, affinché l’amministrazione destinataria della stessa possa concretamente valutare la sussistenza, in capo al richiedente, di quell’interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti previsto come indefettibile presupposto del diritto alla conoscenza.

Sotto questo profilo, la dottrina è dell’opinione che, sebbene la valutazione dell’interesse che legittima l’accesso vada fatta in concreto, è pur vero che quest’ultima, — in conformità all’oramai acclarata tendenza anche giurisprudenziale emersa sul punto — sia da considerarsi in re ipsa allorché possa ravvisarsi un collegamento certo tra il titolare della situazione legittimante all’accesso e l’attività amministrativa oggetto della richiesta.

La giurisprudenza ha precisato che << la legittimazione ad accedere non sussiste solo in caso di legittimazione ad impugnare il provvedimento finale, essendo il diritto di accesso sorretto, oltre che da una finalità di tutela anticipata individuale, anche da una funzione partecipativa e di controllo sulla trasparenza e sull’imparzialità dell’azione amministrativa (Cons. Stato, sez. IV, 20 febbraio 1995, n. 108).

Pertanto, il diritto di accesso è invocabile soltanto in presenza di un interesse qualificato del richiedente, direttamente collegato agli atti del procedimento che lo riguardano. Per cui, essendo la richiesta di accesso funzionale alla tutela del suddetto interesse personale, attuale e concreto, la relativa istanza dovrà essere adeguatamente motivata, adducendo le specifiche ragioni.

[2] Le controversie relative all’accesso ai documenti amministrativi sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Può accadere che l’interessato proponga ricorso avverso le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso, in pendenza di altro ricorso dinnanzi al T.A.R.: in tal caso, il c.d. ricorso incidentale dovrà essere proposto con istanza presentata al presidente e depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso, previa notifica all’amministrazione o ai controinteressati, e verrà deciso con ordinanza istruttoria adottata in camera di consiglio.

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