La rivoluzione social: quando condividere è più importante di vivere

Sicuramente questo articolo sarà letto da uno smartphone, da un pc di ultima generazione o da un tablet, magari del colore più in voga in questo anno. I social ci hanno invaso, hanno conquistato il territorio, come invasori in terra straniera fanno stragi manipolatorie su persone di qualsiasi fascia d’età.

La Rivoluzione Industriale è stato il primo momento storico di cambiamento, quello che ha portato l’uomo ad avvicinarsi al tecnologico e di conseguenza a migliorare di gran lunga le sue condizioni di vita. Ma gli uomini, si sa, non si accontentano mai e hanno dovuto portare all’estremo l’utilizzo delle nuove tecniche tecnologiche rendendole spesso indispensabili per l’essere umano. Il problema infatti non sta nel possedere uno smartphone ma metterlo nelle mani di bambini molto piccoli che si abitueranno da subito a una realtà diversa, accentratrice.

Vivere questa era tecnologica ci impone la condivisione dei momenti della nostra vita, dell’intimità, in una roulette di imbarazzo per la svendita delle emozioni di ognuno di noi. Ci si sente meno soli forse guardando cosa fanno gli altri durante la loro giornata, cosa mangiano, con chi stanno, cosa pensano e forse cosa sognano. Facebook, Twitter, Instagram, sono andati a colmare un vuoto profondo della persona, un vuoto scaturito da rapporti interpersonali sempre più biechi e privi di senso, di amore vero.

La nostra epoca ci impone di stare nella piattaforma mondiale di internet e di usufruire dei tanti vantaggi che questo comporta, la vita è migliore anche solo per la sua semplicità, ma i demoni sono sempre dietro l’angolo e mettere in piazza la propria vita può diventare un’arma a doppio taglio. La manifestazione di un amore difficile, come quello tra l’attore Claudio Santamaria e la giornalista Francesca Barra entrambi con figli avuti da partner diversi, ha scatenato una rabbia nel web tale da fargli arrivare messaggi intimidatori degni del Padrino. Una furia di insulti per questi amanti senza senso che però ha mostrato la fotografia di un meccanismo che è una bomba ad orologeria. Queste sono falle enormi del sistema social, la possibilità di esprimere la propria opinione anche se violenta, razzista, omofoba, imbarazzante. Capita in questo modo che personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della cultura ma anche comuni mortali debbano sentirsi offesi per il proprio peso, le scelte sessuali, perché sono vegani o carnivori, perché non vogliono bambini o perché ne hanno troppi, se si depilano o non lo fanno, se sono del Nord o del Sud. E nessuno ha realmente potere di fermare questo ciclone. I signori della tecnologia ci hanno offerto, dall’ alto del loro lume, gli strumenti per l’utilizzo di un qualcosa che ci avrebbe dovuto unire ma non hanno pensato forse alle conseguenze di un boomerang di così grande portata.

Tutto è inesorabilmente e spiacevolmente portato all’estremo, con conseguenze sulle vittime spesso gravi. Chi sta dietro a queste offese però sono mostri dei giorni nostri, il fruttivendolo sotto casa che odia i gay, il poliziotto razzista, il giovane arrabbiato e la madre di famiglia in crisi. Tutti, nessuno escluso. Strano appare che sia “Play” il verbo che spesso è utilizzato nelle pubblicità di telefoni e computer, ma la vita non è un gioco.

Valentina Paluccio

 

 

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