La par condicio in Italia. Come (non) dovrebbe essere una campagna elettorale in tv

Italiani popolo di santi, poeti navigatori …. ed elettori. Negli ultimi anni il nostro Paese ha vissuto una situazione politica di stallo, una condizione confusa tra partiti che non sono più tali e politici arrivisti che non si interessano della cittadinanza. Un marasma generale che ha portato gli italiani al seggio più volte costringendoli a monologhi di candidati deludenti, giri in camper, slogan imbarazzanti, promesse svanite e una massacrante par condicio.

Eppure questa legge della politica approvata nel 2000, che dovrebbe assicurare parità di condizioni di accesso ai mass media ad ogni raggruppamento politico, non sempre è seguita, in particolare in territorio italiano. Tutti i candidati ne parlano e vorrebbe che fosse attuata e il mondo della televisione, radio e carta stampata si deve adeguare. Il termine deriva dal latino e vuol dire letteralmente “pari condizioni” ma è dall’America che arriva una traduzione moderna, “equal time”, perciò lo stesso tempo per tutti e parità di trattamento per tutte le forze politiche schierate. È la legge del 28 del febbraio 2000, divisa in quattordici articoli, quella a cui ci si riferisce e che mira a tutelare il pluralismo nel settore televisivo.

Chi viola questa legge va inevitabilmente incontro a delle sanzioni. È l’Agcom (Autorità per le comunicazioni) a vigilare sui canali del servizio pubblico e le reti. Una multa può arrivare fino a 20mila euro oppure la rete che non ha rispettato la legge deve impegnarsi ad ospitare lo schieramento politico danneggiato. Nei casi più gravi, una trasmissione può essere sospesa per un massimo di trenta giorni.

In Italia il fenomeno però sembra aver preso una piega diversa e non interessa più solo i programmi a sfondo politico ma sta abbracciando simbolicamente i fratelli minori dei “Porta a Porta” o “Matrix” di turno. Trasmissioni tv nate per intrattenere il pubblico si arrogano il diritto di parlare di politica invitando i candidati e opinionisti di dubbia preparazione per trattare temi attuali e impegnati senza nessuna base giornalistica e con toni voyeuristici e a tratti imbarazzanti.

Il problema par condicio allora, in Italia, sembra oscurato da una tendenza barbara che permette a tutti di parlare su qualsiasi argomento, commentare ogni scelta ed episodio senza un senso comune e una logica apparente. Il 4 marzo è vicino e noi continuiamo ad essere un popolo confuso ma soprattutto, permettiamo che ci confondano.

Valentina Paluccio

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