di Vincenzo Galatro – Una delle caratteristiche principali delle novità e delle modifiche introdotte al codice di procedura civile dalla recente riforma attuata dal decreto legge n. 132/2014, convertito con modifiche nella legge n. 163/2014, è da rinvenire nella valorizzazione della figura professionale e dell’attività posta in essere dagli avvocati. Infatti, come abbiamo appena visto, nel trasferimento delle cause in sede arbitrale, gli avvocati sono chiamati in prima persona ad assistere le parti e ad aiutarle nella soluzione della controversia, come protagonisti fondamentali dell’intera procedura attraverso cui si snoda il nuovo istituto dell’arbitrato forense.

Il panorama delle novità si arricchisce, poi, con l’introduzione di un altro istituto di nuovo conio, la c.d. negoziazione assistita, condotta anche questa dagli avvocati: un procedimento che si aggiunge al tentativo di conciliazione e alla mediazione obbligatoria nelle controversie legali in materia di condominio, diritti reali, successioni ereditarie, responsabilità medica e sanitaria, ecc..

La conciliazione condotta dagli avvocati è stata esclusa, invece, per le controversie di lavoro ed è stato fissato un termine massimo alla procedura (tre mesi).

Fondamentalmente, la ratio alla base dell’introduzione della negoziazione assistita si rinviene nella necessità di tentare una via di risoluzione delle controversie alternativa ai tribunali, al di fuori della giurisdizione e mediante sistemi più economici, rapidi ed efficaci.

Questa è, in sostanza, l’ottica del decreto legge n.  132/2014, convertito in legge n. 162/2014:  incentivare la riduzione del contenzioso civile, attraverso la promo­zione di procedure stragiudiziali e alternative, più snelle ed efficienti rispetto alla risoluzione delle controversie nell’ambito  di un processo ordinario.

Nella relazione al provvedimento di riforma (D.L. n. 132/2014) si legge che la risoluzione dei conflitti e delle controversie in via stragiudiziale viene favorita dall’introduzione di un nuovo isti­tuto che si aggiunge a quelli già esistenti nell’ordinamento con finalità analoghe: si tratta della procedura di negoziazione as­sistita da uno o più avvocati.

Bisogna sottolineare come – in sede di conversione del decreto legge n. 132/2014 – il legislatore abbia deciso di inserire una norma speciale per le pubbliche ammini­strazioni, che rende obbligatorio l’affidamento della conven­zione di negoziazione alla propria avvoca­tura, se presente.

L’avvocato diventa, dunque, un negozia­tore dei conflitti. In questa nuova veste, l’avvocato non soltanto sarà l’esperto di diritto e del contenzioso, e pertanto conoscitore delle procedure e delle prassi giudiziaria, ma dovrà essere capace di ela­borare soluzioni alternative alla controversia e ai problemi specifici del proprio cliente. Questa è l’idea sottesa alle nuove negozia­zioni assistite dagli avvocati; uno strumento di sostegno e di aiuto per la giustizia ordinaria, che de­ve impedire l’afflusso di cause presso i palazzi di giustizia.

L’intervento proposto prende le mosse dalla scelta politica di valorizzare quanto più possibile la professionalità e le com­petenze del mondo dell’Avvocatura, quale attore primario nel contesto dell’ammini­strazione della Giustizia, chiamato alla responsabilità di un fattivo concorso alla deflazione preventiva del contenzioso ci­vile mediate gli strumenti allo scopo in­trodotti (Relazione al decreto legge n. 132/2014).

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