di Vincenzo Galatro – L’accertamento delle responsabilità professionale trova il suo fondamento nell’inadempimento colpevole del contratto. Si basa sulla presenza di errori diagnostici, terapeutici o prognostici, concretamente identificati e che sarebbero stati evitabili (prevedibili e prevenibili) con una corretta condotta.

Da tempo la giurisprudenza ha chiarito che la responsabilità del medico ha natura contrattuale ed e regolata dagli articoli 1176 e 2236 del codice civile.

A tal proposito una recente sentenza della Corte di Cassazione n. 23918 del 9 novembre 2006,

ha espresso in maniera chiara e convincente le argomentazioni che sorreggono tale orientamento, con riferimento alla natura del contratto, alla nozione di diligenza nell’adempimento, al riparto dell’onere della prova.

In merito alla natura del contratto così si esprime la citata decisione:

“La responsabilità sia del medico, che dell’ente ospedaliero, per inesatto adempimento della prestazione ha, infatti, natura contrattuale ed è quella tipica del professionista, con la conseguenza che trovano applicazione il regime proprio di questo tipo di responsabilità, quanto alla ripartizione dell’onere della prova e ai principi delle obbligazioni da contratto d’opera intellettuale professionale relativamente alla diligenza e al grado della colpa”

Trattandosi di obbligazioni inerenti all’esercizio di attività professionali, la diligenza nell’adempimento deve valutarsi, a norma dell’art. 1176 c.c., comma 2, con riguardo alla natura dell’attività esercitata. Dispone poi l’art. 2236 c.c., che se la prestazione implica la soluzione di problemi di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo e colpa grave.

La condotta colposa posta in essere dal sanitario viene imputata – sia in sede civile che penale – qualora siano presenti i seguenti elementi:

  1. a) l’evento dannoso (o eventum damni), cioè il verificarsi di un evento pregiudizievole per la salute

del paziente;

  1. b) il nesso di causalità materiale tra la condotta tenuta dal medico e l’evento pregiudizievole;
  2. c) la condotta dolosa o colposa del medico, che ha cagionato un danno ingiusto.

I suddetti elementi rappresentano la struttura dell’illecito civile e l’assenza di uno di essi esclude la responsabilità professionale.

Generalmente, la responsabilità medica è di tipo contrattuale, cioè tra il medico ed il paziente esiste un rapporto obbligatorio pregresso. Infatti, la responsabilità extracontrattuale rileva nelle sole ipotesi in cui non si sia precedentemente instaurato un rapporto contrattuale con l’assistito, come ad esempio accade quando l’intervento medico sia richiesto nei casi d’urgenza, ed il paziente sia momentaneamente in uno stato che gli impedisce di avere piena coscienza.

In altre parole, la responsabilità extracontrattuale si configura nell’ipotesi di condotta colposa del medico, che presta la propria attività senza aver ricevuto l’incarico direttamente dall’interessato, cagionandogli un danno risarcibile.

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