di Vincenzo Galatro – Il medico e il personale sanitario devono  diligentemente operare nel rispetto dei principi e delle regole – deontologiche e normative – che garantiscono la correttezza e la diligenza dell’intervento terapeutico, astenendosi da pratiche potenzialmente dannose per il paziente. Tuttavia, qualora nell’esercizio dell’attività medica le azioni terapeutiche poste in essere risultino viziate da un errore colpevole, la legge dispone misure e sanzioni per reagire al danno ingiusto e riparare i danni eventualmente cagionati dal medico al paziente.

La condotta colposa posta in essere dal sanitario viene imputata – sia in sede civile che penale – qualora siano presenti i seguenti elementi:

a) l’evento dannoso (o eventum damni), cioè il verificarsi di un evento pregiudizievole per la salute del paziente;

b) il nesso di causalità materiale tra la condotta tenuta dal medico e l’evento pregiudizievole;

c) la condotta dolosa o colposa del medico, che ha cagionato un danno ingiusto.

I suddetti elementi rappresentano la struttura dell’illecito civile e l’assenza di uno di essi esclude la responsabilità professionale.

Generalmente, la responsabilità medica è di tipo contrattuale, cioè tra il medico ed il paziente esiste un rapporto obbligatorio pregresso. Infatti, la responsabilità extracontrattuale rileva nelle sole ipotesi in cui non si sia precedentemente instaurato un rapporto contrattuale con l’assistito, come ad esempio accade quando l’intervento medico sia richiesto nei casi d’urgenza, ed il paziente sia momentaneamente in uno stato che gli impedisce di avere piena coscienza.

In altre parole, la responsabilità extracontrattuale si configura nell’ipotesi di condotta colposa del medico, che presta la propria attività senza aver ricevuto l’incarico direttamente dall’interessato, cagionandogli un danno risarcibile.

L’attività medica – volta alla cura e alla promozione della salute del paziente – deve essere improntata ai canoni della diligenza e alle specifiche regole (o leges artis) richieste nello specificosettore di riferimento. Il medico deve possedere specifiche cognizioni tecniche e, nell’esecuzione della prestazione, deve rispettare particolari regole di condotta. In particolare, esistono specifici obblighi gravanti sul sanitario, con relative sanzioni connesse all’inadempimento dei medesimi.

Nel campo sanitario, il grado di diligenza e di perizia richiesta variano a seconda della qualificazione professionale del medico. In particolare, al medico con una specifica specializzazione si richiede una diligenza rapportata alla media dei professionisti con quella particolare qualifica professionale.

Ai sensi dell’articolo 1218 c.c., il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

L’articolo 1176 c.c. sulla “Diligenza nell’adempimento” dispone che “Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

Inoltre, nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei due contraenti non adempie la sua obbligazione, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno (art. 1453 c.c.).

L’articolo 3, comma primo, del D.L. 158/2012, convertito con legge 8 novembre 2012, n. 189 (c.d. Decreto Balduzzi), ha introdotto alcune novità in tema di responsabilità in ambito medico. In particolare, in base a tale norma – in vigore dall’11 novembre 2012 – l’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, si attenga a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve, restando comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile; il Giudice, anche nella determinazione del danno, tiene conto dell’eventuale colpa lieve.

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