so-stare nella crisi - immagineQuella che stiamo vivendo è la più grande crisi di tutti i tempi. Una crisi che non si limita ad intaccare il settore economico-finanziario, ma che ha avuto, e continua ad avere, ripercussioni sociali, psicologiche, comportamentali. Si tratta di una “crisi sistemica”, sostengono gli economisti, che riguarda quindi tutto il sistema capitalistico. Dopo si starà meglio, rassicurano gli psicologi, l’importante è evitare l’atteggiamento di rassegnazione e sconforto. Focalizzandoci sull’aspetto psicologico, abbiamo affrontato il tema col dottor Giandomenico Torre, psicologo e psicoterapeuta, che ci ha spiegato come sia possibile superare l’atteggiamento negativo nell’approccio mentale e comportamentale alla crisi.

Un uomo non può pensare in maniera più profonda di quanto il suo vocabolario gli permetta. È questa una delle ragioni per le quali le parole che apprendiamo ma, soprattutto che utilizziamo, influenzano in larga misura i nostri pensieri, le nostre emozioni e, quindi, le nostre azioni. La psicologia (e soprattutto la PNL: “Programmazione Neuro-Linguistica) ce lo insegna e l’esperienza ce lo conferma: se vogliamo modificare il nostro stato d’animo dobbiamo modificare il nostro linguaggio. Questo il primo step.
Quante volte abbiamo sentito la parola “crisi” e quante volte l’abbiamo pronunciata nel corso degli ultimi dodici mesi? Probabilmente il suo uso è entrato nel Guinness dei primati. Un cambiamento nella percezione della parola “crisi” potrebbe sicuramente aiutarci a cambiare, non solo il nostro stato d’animo, ma anche la nostra situazione economica. Cominciamo ricordandoci come, in giapponese, tale vocabolo sia formato da due ideogrammi: “pericolo” ed “opportunità”. Ogni crisi (crisi dell’adolescenza, crisi familiare, crisi religiosa, crisi economica, ecc.) è composta da uno o più pericoli, ma anche da grandi opportunità. Già qui troviamo motivo di concentrarci sulla seconda parte dell’ideogramma piuttosto che sulla prima. Senza scomodare i nipponici, l’etimologia greca e latina ci riportano al verbo “giudicare” che è affine a “scegliere, vagliare”. Tutto questo ci dice che la crisi ci consente di giudicare cosa era giusto e cosa era sbagliato in ciò che abbiamo fatto fino a questo momento; ci permette di vedere chiaramente le cose come sono, di vagliare le diverse opportunità e di decidere quali sono le correzioni da apportare. Se vi sembra troppo semplicistico, sentite cosa disse – nel lontano 1955 – Albert Einstein:«Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perche la crisi porta progresso. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

Bisogna imparare a “saper stare” nella crisi, spiega il dottor Torre, che significa saper accettare la fase di cambiamento, riconoscerla e convivere con il cambiamento stesso, il passaggio ad un nuovo modo di essere, per sentirsi rinati e rigenerati in un nuovo modo di vedere la vita e la società. Questo il secondo step. A tal fine è importante avere, e soprattutto mantenere viva, la consapevolezza che la crisi, per definizione, è un periodo transitorio, più o meno lungo. Se invece quel periodo lo consideriamo immutabile o completamente negativo, stiamo facendo un duplice errore: da un lato consideriamo statica la realtà, ed è facile capire quanto sia irreale questa visione; dall’altro possiamo pensare che ci sarà una successione di eventi sempre più negativi senza fine o senza miglioramenti futuri, ma anche per questa visione la storia dell’umanità ci insegna che non è così!
Il vero solvente contro pensieri negativi e depressivi –sottolinea Torre- è la consapevolezza di ciò che si sta realmente vivendo, cioè un periodo di grandi cambiamenti, e la presenza mentale, che evita di far cadere nel vittimismo e nell’auto commiserazione, che sono ciechi di fronte al positivo che verrà. Il rischio è quello di far degenerare un momento di passaggio, in un circolo vizioso fino alla patologia e le somatizzazioni, con tutte le ripercussioni psico-fisiche che ne derivano.
Quindi, cosa può portare alla consapevolezza e alla presenza mentale? Riconoscere ed accettare la crisi e partire dalla certezza che essa è cambiamento ed evoluzione e quindi ha in sé il germe del miglioramento, del creare una condizione migliore della precedente e questo lo possiamo imparare dalla storia e osservando serenamente la realtà. Infine -continua Torre- dobbiamo coltivare pensieri positivi e cogliere i possibili risvolti positivi della crisi, evitando tutte le forme di “contagio mentale negativo” come ad esempio: telegiornali, parlare con persone negative, leggere libri o articoli catastrofici o pessimistici.

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