Sono trascorsi quattordici anni da quando uno dei vertici delle otto principali potenze del mondo si tenne a Genova tra giovedì 19 luglio e domenica del 22. Durante l’incontro, noto col nome di G8, movimenti no global e associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso che sfociarono in eventi drammatici. Molti di noi ricordano il nome di Carlo Giuliani, manifestante che perse la vita durante gli scontri.

L’evento, che è Photo: © Europen Parliament/P.Naj-Olearipietro.naj-oleari@europarl.europa.eupassato alla storia per fatti atroci difficili da dimenticare, torna presto a far parlare di se’ quando lo scorso martedì 7 aprile la Corte di Strasburgo, la Corte europea dei diritti umani, ha condannato il nostro paese per tortura e per mancanza di una specifica legislazione che punisca il reato.

Ora, cosa sia davvero successo alla Diaz-Pascoli la sera del 21 luglio 2001 a nessuno  è dato sapere con certezza, se non ai componenti del Genova Social Forum che  subirono una irruzione di circa 300 poliziotti che si scagliarono contro un gruppo di ragazzi, 87 no global manifestanti, che effettivamente stavano creando caos, inveendo con manganelli e pestaggi di vario genere. Gli stessi agenti, non contenti di vedere un piano della scuola vuoto, trovarono opportuno mettere a soqquadro le classi. Molti rimasero feriti anche gravemente e addirittura a un giornalista straniero fu lacerata la pleura di un polmone e rotte sei costole. La strategia intimidatoria destó tanto e tale clamore che ancora oggi se ne parla. Non tanto per una giustizia attesa da chi fu offeso, quanto per il fatto che ad oggi, nonostante le condanne comminate, nessuno di loro sconta la sua pena.

Tutto questo fa ancora orrore se si pensa che uno Stato democratico, come viene definito il nostro, lascia impunite certe azioni di violenza che non meriterebbero tutte le lungaggini di cui spesso le nostre leggi sono portatrici. E questo è un fatto. L’altro è che fa ancora più orrore che le persone che dovrebbero rappresentare un paese e che di fatto dovrebbero preservare l’incolumità dei cittadini piuttosto che attentarla, si rendano protagonisti di episodi che fanno rabbrividire il mondo. I fatti avvenuti all’interno delle aule della scuola sarebbero la trama perfetta di un film di paura se non fossero testimoniate da decine e decine di foto e filmati che ne provano drammaticamente i fatti. Lo stesso film Diaz rappresenta una cruda versione degli eventi in cui violenza gratuita e crudeltà si consumarono tra le mura dell’istituto. In più le riprese provano l’ignoranza degli agenti che sbadatamente credevano di affrontare, a modo loro, gli anarchici senza sapere che la scuola era stata messa a disposizione dal comune di Genova per i manifestanti pacifisti.

Tutta questa vicenda conferisce al nostro paese un’immagine infelice e molto poco edificante. Forse nessuno di noi può dire con certezza se di fronte ad una minaccia di morte con un estintore sia capace di difendersi anche uccidendo, ma di fronte alla violenza efferata e gratuita non ci sono scuse che tengano o tentativi di difesa della pubblica immagine, perché certe volte, nostro malgrado, alla verità dobbiamo guardare in faccia.

Maria Giovanna Ruggiero

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