Parte oggi un percorso di approfondimento di Lèggi online sulla proposta di introduzione dello ‘Ius soli’ nella legislazione italiana. Interrogheremo esponenti politici, istituzionali, rappresentanti delle associazioni locali e nazionali. L’obiettivo è contribuire a un dibattito franco e onesto su una questione dirimente nell’impostazione futura delle politiche migratorie del Paese. Un dialogo aperto a tutti, compresi i nostri lettori, che esortiamo a partecipare inviando i propri interventi all’indirizzo redazione@leggionline.info.

Primo ospite di questo spazio di discussione è Rosanna Russo, Responsabile immigrazione e sicurezza “Noi con Salvini” Salerno.

Come forza politica vi siete schierati in modo netto contro l’istituzione dello ius soli. Cosa non funziona nel suo meccanismo? Perché non anticipare alla nascita un diritto che comunque verrebbe riconosciuto al raggiungimento della maggiore età?

Non è affatto vero che, con la legge attuale, si possa diventare italiani solo da maggiorenni. All’art. 14, infatti, l’attuale testo recita: “I figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi”. La stessa legge prevede già casi di ius soli: i nati da cittadini apolidi (ovvero soggetti privi di qualunque cittadinanza) sono di diritto cittadini italiani, quando nascono nei nostri confini, così come i figli di un solo genitore italiano. Esiste, ancora, il caso nel quale i genitori siano ignoti. Non siamo in presenza di una legge draconiana o discriminatoria, le variabili previste sono molte. E infatti non risulta che gli stranieri abbiano grosse difficoltà a diventare italiani senza lo ius soli: nel 2016 hanno ottenuto la cittadinanza italiana 205.000 stranieri (nel 2012 erano stati poco più di 63.000). Il 39,7% ha meno di 19 anni, il 9,2% dai 20 ai 29 anni, il 16,4% dai 30 ai 39 anni, il 20% dai 40 ai 49 anni, mentre gli over 50 sono il 13,9%.

Non può essere la strada giusta per la condivisione fin da subito della nostra cultura?

Gli stranieri non si uniformeranno mai alla nostra cultura, dal momento che da anni cercano di imporre i loro usi e costumi nel nostro paese. In Paesi come Francia o Belgio lo ius soli ha chiaramente fallito: i stranieri e soprattutto i loro figli non si sentono europei, anzi spesso sono animati da un rancore antieuropeo; basta guardare una recente ricerca del Regno Unito dove si calcola che ci siano 23mila potenziali jihadisti, di cui 3000 sospettati di costituire una ” minaccia imminente”. La gran parte di essi sono “francesi” o “britannici”, quindi non è possibile espellerli. Ecco cosa ha portato lo ius soli: alla creazione di una quinta colonna nemica in casa propria. Le biografie dei terroristi parlano chiaro: sono quasi tutti inseriti, hanno frequentato buone scuole, hanno lavori, amici, vita sociale. Ma lasciano tutto questo per seguire un richiamo ancestrale che nessuna norma burocratica può cancellare.

In che modo ne verrebbe un peggioramento per i cittadini italiani?

Se gli islamici prendessero la cittadinanza italiana, voterebbero sicuramente per il partito islamico già presente in Italia dal 2 luglio 2017. Così facendo si verrebbero a creare leggi islamiche con conseguente rottura dei veri valori italiani, quindi noi italiani saremmo obbligati a essere i nuovi immigrati in casa nostra e si verrebbe a creare una vera e propria sostituzione etnica.

 

 

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