Molti sentendo parlare di IRC non sanno esattamente che è una patologia in crescita, ed è la dodicesima causa di morte nel mondo. È esattamente una sindrome clinico metabolica che si caratterizza per un progressivo deficit della massa nefronica funzionante. Infatti entrambe le funzioni renali sono compromesse.

Ne abbiamo parlato col dottor Gianfranco Paluccio, medico di base.

Le patologie renali croniche forse non sono molto visibili e anche difficilmente rintracciabili ma in realtà peggiorano di gran lunga le condizioni di vita del paziente affetto. Si parla di un’epidemia silenziosa in crescita (le stime parlano di 70 milioni di persone affetta nel 2020). Numeri che impressionano per la loro imponenza. Effettivamente già solo in Italia 4 milioni di persone sono in dialisi, che è la fase ultima della malattia, dove già il paziente è in cura costante. Inoltre, dicono gli specialisti, tanti sono quelli che aspettano un trapianto. Per cui il fenomeno ha un’importante rilevanza epidemologica (riguarda infatti il 10% della popolazione) ma soprattutto, a destare preoccupazione tra gli addetti ai lavori, è l’aumento del tasso di mortalità perché questa sindrome aumenta il rischio cardiovascolare del 20%. A condire il tutto ovviamente sono i costi della medicina che non riescono mai a diminuire, anzi comportano sempre gravi problemi all’apparato ospedaliero che non sa come gestire i pazienti le loro richieste. Qualche numero: 24.000 per la dialisi e 84.000 per un trapianto renale.

A questo punto appare essenziale la fase della prevenzione che riuscirebbe, se fatta adeguatamente, anche a ridurre i costi. I fattori di rischio sono tanti, dall’età al diabete, dall’ipertensione al rene policistico, tutto ciò può aumentare se si seguono diete iperproteiche o si soffre dal punto di vista cardiaco. In questo processo è importante la figura del medico di famiglia, del quale il paziente deve necessariamente fidarsi. È lui che deve riconoscere la sindrome e collaborare con il nefrologo. Anche un semplice esame delle urine può aiutare nella fase di prevenzione della malattia. L’IRC diventa così una sfida sociale oltre che medica.

Valentina Paluccio

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