La Lega rinnega il patto con la coalizione di centro destra e stipula il contratto di governo con il M5S. Nasce il nuovo governo tecnico a guida Conte che dà inizio alla Terza Repubblica.

di Gherardo Marenghi – Non è il governo che gli elettori si aspettavano, forse è quello che meno di tutti ci si poteva immaginare alla vigilia delle elezioni. Tuttavia, l’instabilità preoccupante dei mercati emersa nei giorni della crisi, induce a ritenerlo il male minore.

Non era certo l’auspicio del ceto produttivo del Nord, storico elettore della Lega, quello di stringere un patto con una forza che promuove l’assistenzialismo mascherato sotto le spoglie del reddito di cittadinanza; allo stesso modo le frange progressiste, numericamente maggioritarie, dei Pentastellati non hanno mai gradito l’intolleranza razziale leghista che tanto ha inciso nel processo di rinascita del partito guidato da Salvini.

Al di là delle incompatibilità ideologiche, esistono problematiche di ordine pratico che minano la conciliabilità delle proposte economiche dei due azionisti di maggioranza del nuovo esecutivo: tuttavia il pensiero che maggiormente affligge l’elettore di destra è il futuro di quell’area di pensiero che si riconosceva in una coalizione non più esistente.

Con Salvini che rinnega il patto elettorale stipulato con gli ex alleati e Berlusconi sempre più centrista in nome di un europeismo di convenienza, lo scenario attuale, apparentemente desolante, consegna alla Meloni le sorti future della vera destra: la destra coerente, combattente, fedele ai valori, patriottica ed intransigente.

Sarà una lunga traversata del deserto, ma il possibile fallimento di un governo di opposti può restituire centralità a quell’elettorato che non è disposto a compromessi rispetto alla difesa della vita e della famiglia tradizionale e che oggi si sente messo in un angolo.

Tuttavia la storia insegna che la politica è la scienza del possibile ed il peso specifico delle forze in campo potrebbe cambiare molto prima di quanto si possa pensare.

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