Fenomeno mediatico, virale, televisivo e cinematografico. Gomorra sin dal primo istante è amato dal grande pubblico come rappresentazione drammaturgica in duplice versione ma soprattutto come traduzione di un problema complesso che affonda le sue radici nel Sud italia. Napoli, bella e dannata, contemplata da poeti e artisti, è diversa in questa manifestazione comunicativa. Una Napoli contagiata da un male, nato e cresciuto nelle periferie, la camorra. Ma la camorra non è un’organizzazione criminale banale, è piuttosto un sintomo derivato dall’ignoranza generata dalla vigliaccheria e dall’assenza di valori e principi che si fondano sul bene comune e sulla civiltà.

La serie tv è ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano, e ideata da Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi e Giovanni Bianconi. La serie va in onda su Sky Atlantic ed è la terza trasposizione dell’opera dopo la pellicola cinematografica di Matteo Garrone e lo spettacolo teatrale di Mario Gelardi. Prodotta da Sky, Cattleya e Fandango con la collaborazione di La7 e Betafilm. La prima serie è ambientata tra Napoli, Milano, Ferrara, Mentone e Barcellona. Si focalizza su due gruppi rivali della camorra, il clan dei Savastano e l’alleanza degli Scissionisti, in lotta per il controllo della zona e dei vari traffici di stupefacenti e armi. La maggior parte delle scene tenute all’esterno sono state girate nella periferia e nell’entroterra di Napoli nei quartieri di Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Scampia, San Pietro a Patierno e il rione 219 di San Vitaliano.

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Le riprese della seconda stagione, con un budget di 16 milioni e mezzo di euro, sono iniziate a Dusseldorf in Germania per poi spostarsi a Nola, Roma, Bergamo, Milano, Trieste, in Croazia e in Honduras. Gli attori sono stati diretti dai registi Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini. Le due stagioni della serie Gomorra sono state vendute in più di cinquanta paesi europei e oltreoceano tra cui Germania, Francia, Scandinavia, Regno Unito, America Latina, Stati Uniti e Israele. Numerosi sono stati i riconoscimenti come miglior serie tv internazionale e miglior prodotto italiano al Roma Fiction Fest 2014 e Montecarlo Film Festival 2015.

Gomorra è nato dall’esigenza di spiegare e comunicare il messaggio più antico del mondo: comprendere le conseguenze di un potere devastante e malato. Il plot narrativo di Gomorra non è altro che il racconto del prezzo che ciascun personaggio deve pagare per il potere. Il binario di evoluzione, in particolar modo nella seconda serie, è fatto di meccanismi di rivalsa e predominio. Gli elementi che reggono il fil rouge della narrazione sono fondamentalmente tre: il realismo della messa in scena, l’introspezione psicologica e lo studio della psicologia camorristica. Tutto ciò porta alla costruzione dei personaggi. La questione drammaturgica-sentimentale è insita in ogni protagonista e sulla base di ciò prendono forma le dinamiche caratteriali dei personaggi. Un altro pilastro delle vicende narrate è sicuramente la struttura e la mentalità della federazione di piccoli regni ovvero i clan.

Nell’immaginario collettivo alcuni personaggi sono diventati icone sia a livello comunicativo sia stilistico. L’interpretazione brillante e decisa di Salvatore Esposito nei panni di Genny, personaggio che irrompe con forza  specialmente nella seconda serie con un atteggiamento diverso, più maturo, ha influenzato la dialettica e la moda degli adolescenti napoletani. Ad affascinare il pubblico per le movenze e la spietatezza è Salvatore Conte, capo degli Scissionisti,  personaggio caratterizzato da una fiducia ostentata verso gli altri che si tradurrà ben presto nella sfiducia verso se stesso. La iena Scianel, interpretata da Cristina Donadio, è la reggente dell’importante piazza di spaccio del fratello Zecchinetta, boss ucciso dai sicari di Genny Savastano durante la prima stagione. Si tratta di un personaggio nuovo che afferma la posizione delle donne al potere che governano alla pari il territorio con gli uomini. Vive grandi contraddizioni e non si fida di nessuno, ha un rapporto molto sottile con un altro personaggio chiave della serie, Ciro Di Marzio detto l’immortale. La comunicazione tra di loro avviene tramite un meccanismo verbale particolare, nel napoletano antico denominato “o’rivittiell“: io ti dico una cosa ma te ne sto dicendo un’altra. Uno scambio di parole veloce e conciso che spesso si scambiano i boss per intendersi. Infine, Pietro Savastano in questa seconda stagione cercherà di rompere gli equilibri delle alleanze utilizzando la new entry Patrizia, scelta come corriere da lui stesso che si trova in una condizione di latitanza.

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L’immagine di Napoli che passa attraverso Gomorra è sicuramente veritiera per quanto riguarda le problematiche riguardanti la camorra ma è una visione piuttosto marginale perchè la Napoli che vale c’è, è altrove, si trova nel paesaggio, nella cultura e soprattutto nella gente onesta che giorno per giorno costruisce l’identità di una città che ha sempre il coraggio di andare avanti nonostante le difficoltà.

Per le prossime news, non ci resta che attendere le altre puntate…

A cura di

Alessandra Capasso