C6YB19 a 12 twelve 13 thirteen year old teenage girl on bed in her bedroom at night reading Facebook page on laptop computer UK

Non c’è persona in Italia e nel mondo che non abbia sentito parlare, almeno nell’ultimo mese, di Blue Whale, un “gioco”, se così vogliamo ancora definirlo, che sta gettando nella disperazione migliaia di famiglie costrette a piangere il suicidio dei propri figli adolescenti, prigionieri mentali di questo strumento di morte online.

Il meccanismo è tragicamente efficace ed è partito dalla Russia dove si contano già 157 defunti. I ragazzi dai nove ai diciassette anni vengono reclutati dai cosiddetti “curatori”, ovvero dei tutor, sui social che utilizzano (in Russia su VK l’equivalente di Facebook) e vengono costretti a iniziare questa pratica fatta di cinquanta regole che li porterà diritti alla morte. È una sfida dei nostri tempi così tecnologi e quasi privi di senso in cui le regole che questi ragazzini devono seguire diventano sempre di più un gioco al massacro. Negli ultimi cinquanta giorni di vita, il giocatore deve iniziare ad estraniarsi dal mondo circostante, evitare i contatti con genitori e amici, tagliarsi più volte in alcuni punti del corpo e addirittura autopunirsi nel caso in cui non stesse seguendo alla lettera i precetti. Il gioco è una sorta di manipolazione psicologica delle menti più deboli che sono costrette a guardare continuamente video psichedelici in cui ci sono molti suicidi di qualsiasi tipo, film horror o ascoltare musica satanica. Tutto questo durante la notte almeno alle 4.20, mentre ancora la mente dorme ed è più suscettibile. Più si va avanti nel gioco e più il ragazzo diventa completamente assuefatto ad esso, un drogato virtuale incapace di intendere e di volere. Il cinquantesimo giorno, l’adolescente compie l’ultimo passo verso al “vittoria”, il “terzo livello” tanto agognato, che consiste nel gettarsi dal punto più alto di un palazzo e soprattutto (qui ritroviamo la perversione di questo gioco) deve farsi filmare da altri adolescenti. Registrare la sua morte, mettere il sigillo demoniaco di un atto senza spiegazione. Morire nel pieno della giovinezza senza motivo mentre sui gruppi social sei osannato come un eroe, come colui che ha vinto il gioco, che ce l’ha fatta. Tutto questo è Blue Whale.

Questo assurdo trattamento psicologico viene fatto all’oscuro dei propri genitori, la vita deve scorrere tranquillamente così che nessuno possa accorgersi del disagio in atto ed ostacolare il fine ultimo. La Russia, che secondo il Siberian Time conta il più alto numero di vittime, attraverso la voce di Irina Yarovaya è riuscita ad arrestare una delle tante menti di questi sacrifici umani, Philip Budeikin che non si è mai pentito anzi ha spiegato, durante l’interrogatorio, come il suo intento sia stato quello di purificare la società dagli “scarti umani”. Una testimonianza che ha dell’incredibile anche in riferimento al fatto che Budeikin, come il resto degli organizzatori del gioco, è un laureato in psicologia mentre altri sono psichiatri o studiosi della materia. Un piano diabolico mosso dalla conoscenza della mente, dalla consapevolezza di quanto questa possa essere manipolata. È stato studiato tutto nei minimi particolari, persino il nome che in italiano vuol dire “balena azzurra” trova una sua spiegazione, infatti questi sono animali che tendono ad arenarsi sulle spiagge e quindi a suicidarsi.

Tante, troppe sono oggi le “balene” virtuali. Questa usanza si sta spostando in Gran Bretagna, Francia e anche Italia dove si è verificato un caso di suicidio a Livorno e tanti altri sono gli allarmi in tutta la penisola. Non esiste un modo concreto, secondo gli psicologi e gli educatori ascoltati sulla questione, per prevenire concretamente questo cancro virtuale, ma ci sono degli accorgimenti che tutti possono e devono prendere in considerazione. I genitori, soprattutto, svolgono il ruolo principale stando accanto ai loro figli, controllando le loro chat e consultando la polizia postale in caso di pericolo, bisogna capire ogni cambiamento del giovane anche il più piccolo e insignificante.

Valentina Paluccio

CONDIVIDI