È con lei, i suoi testi e i suoi vocalizzi che una generazione intera ha unito buona musica e testi impegnati. La ragazza venuta dall’Irlanda e che ha stregato il mondo con la sua hit “Zombie” si è spenta il quindici gennaio in un albergo di Londra, lasciando tre figli, un compagno, la storica band Cramberries e un fiume di fans che l’hanno accompagnata con il loro calore anche nei periodi della vita e della carriera.

Il volto magro, i capelli corti neri e le braccia ossute sono diventati il tratto distintivo di un’artista che non si è risparmiata scrivendo testi impegnati per il sociale come “Animal Istinct” che tratta il tema delle violenze familiari, o anche brani che ci hanno fatto sognare e abbandonare la dimensione del quotidiano al loro ascolto come la famosa “Dreams”.

È però con “Just my immagination” che riesce a prendere anche la fetta di pubblico più giovane magari lontano da quell’impegno sociale tanto caro al gruppo irlandese. Giubbino colorato, maglietta che scopre l’ombelico, taglio sbarazzino e cuffie alle orecchie, Dolores gira per la città nel videoclip della canzone, soffermandosi su ogni aspetto bello e perdendo lo sguardo nel cielo. Canta di libertà, di vivere in nome dell’amore e della bellezza della realtà. Guardare ciò che ci circonda con occhi benevoli soprattutto in relazione al concetto di vita stretto della cantante con Dio e la religione. Vita come ringraziamento quindi, idillio che sembra rompersi come uno specchio frantumato mentre intona “non era la mia immaginazione” e poi “non è la mia immaginazione”. La cantante si chiede se è veramente lei a credere quelle cose, a vivere il perfetto.

Forse no, non era lei. Dolores O’Riordan, come tanto altri artisti, ad esempio Chester Bennington dei Linkin Park, ha sofferto di depressione e anoressia in seguito ad alcuni tremendi episodi di abusi subiti da piccola. Luci e ombre perciò nel mondo dello spettacolo che enfatizzano il personaggio e lo rendono più umano e unico davanti al proprio pubblico perché è riuscito ad esprimere il dolore che lo attraversava.

Il capo dell’etichetta discografica, Sam Waite, ha sottolineato, in questi giorni, la voglia di Dolores di vivere e di ricominciare a cantare. Aveva in serbo per lei un nuovo progetto musicale con i suoi Cramberries, musicisti, amici che l’hanno supportata regalandole note stupende ed immortali, aiutandola in esperienze emozionanti come quando calcò il palco di Sanremo quando la O’Riordan cantò “Ave Maria” inventando il pubblico dell’Ariston.

 

Valentina Paluccio

Veronica Otranto Godano