Che l’Italia fosse un Paese molto ancorato ai dogmi cattolici, in cui la Chiesa s’insinua nelle scelte civiche degli individui, si sapeva già da un po’. Ogni dissertazione riguardante i grandi misteri della vita finisce per essere ricondotta nell’alveo della religiosità. Amori cattolici, nascite cattoliche, morti secondo Dio. E’ la vita che è rimessa, di frequente, nelle mani del Creato. Quello che non si riesce a comprendere è perché la morale cattolica e la morale civile, invece di essere giustapposte, debbano subire una fusione, influenzando, il più delle volte scelte normative e sociali. Ci si dimentica spesso –che si tratti di un matrimonio tra persone dello stesso sesso oppure della decisione di abortire o, ancora, di porre fine alle proprie sofferenze- del fatto che la vita appartenga agli uomini fino alla fine. Davide Trentini è l’ennesimo italiano costretto a recarsi in Svizzera per il suicidio assistito. Prima di lui Dj Fabo. 53 anni, malato di sclerosi multipla dall’età di 26, prima di morire aveva detto: “Bisogna focalizzarsi sul dolore. Io, basta dolore, subito”. Vivere sì, ma con dignità.

In Italia c’è Exit, un’associazione che si occupa proprio di fornire informazioni sulle procedure e sugli Stati dove è possibile fare domanda per il suicidio medicalmente assistito come accade in Svizzera.  Il Presidente Coveri spiega che il lavoro consiste nel fornire solo informazioni, perché la legge italiana vieta qualunque altra azione che possa violare gli art.579 e 580 del codice penale ossia le norme che puniscono l’omicidio del consenziente o l’aiuto e l’istigazione al suicidio. Nel 2016 sono quarantacinque gli italiani che sono partiti per morire all’estero.

Ma a che punto è l’Italia? Il disegno di legge sul testamento biologico è bloccato alla Camera. Uno dei punti cardine della norma è la dichiarazione di volontà anticipata di trattamento. Si tratta di un documento compilato da un paziente prima dello stato d’incapacità di accordare o negare il proprio consenso per un trattamento sanitario. In tali situazioni, i medici devono rispettare la volontà espressa in precedenza dal soggetto nel c.d. testamento biologico.

Una legge, dunque, che contiene principi base di civiltà ma su cui aleggiano elucubrazioni contrastanti tra chi asserisce che la vita sia un dono di “Dio”- nella fattispecie, il pontificato di Papa Francesco si dichiara in prima linea contro “la cultura dello scarto”- e chi, debba, al contrario decidere di se stesso. La domanda da porsi è: fino a che punto l’uomo può autodeterminarsi? E’ giusto consentire un’autonomia assoluta? Gli interessi in gioco sono talmente grandi che la volontà del malato osta talvolta all’esigenza di competenza legate alle decisioni mediche. Verrebbe meno, pertanto, secondo alcuni, un’autonomia radicale, giacché lo Stato è chiamato a proteggere la vita e la salute dei propri cittadini, anche contro la loro stessa volontà.

Veronica Otranto Godano

 

 

 

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