Il montante sferrato al referendum dai cittadini campani potrebbe rivelarsi benefico per il governatore se saprà fare tesoro di una sconfitta. La Campania non è Salerno, il presidente della giunta regionale non è un sindaco. E al di là del carattere della consultazione, su una riforma costituzionale in cui nessuno a destra sinistra e centro era candidato, le modalità di gestione del consenso in un territorio vasto quanto eterogeneo come quello campano non sono quelle di una cittadina, per numero di abitanti, come Salerno. Se a Salerno da sindaco la sfida del governatore è stata quella vincente della costruzione di un’identità della città, non si può pensare di fare lo stesso per la Campania, fosse solo per il fatto che è improbabile che De Luca resti in carica per vent’anni. L’orgoglio salernitano ha richiesto lustri per germogliare fino a costituire un adrenalinico tutt’uno tra i salernitani, il loro sindaco e la città. Toccare le stesse corde per unire avellinesi, beneventani, casertani, napoletani e salernitani è davvero difficile per chi ha fatto sindaco di Salerno la sua identità. L’idea di un orgoglio campano è affascinante, ma la regione non realizza direttamente opere pubbliche e il presidente della giunta regionale non ha il potere di imporre al sindaco di una città di erigere opere architettoniche che possano diventare elementi identitari di una comunità, com’è stato per Salerno. Vale molto, in questa logica, riscoprire la nostra storia, come coerentemente si sta facendo con Pompei ed Ercolano. Nessuno possiede la formula migliore per governare la regione Campania, e nessuno è in grado di sapere se essa possa essere applicata con successo. Tuttavia il sensazionalismo, com’è nel carattere dell’uomo, sembra non aver dato i frutti sperati. Il risultato del referendum è oggettivamente in linea con il risultato nazionale, ma la sua esuberanza verbale, reato o non reato, gli è costata quella preziosa interlocuzione privilegiata che il premier Matteo Renzi gli aveva concesso con una “rischiosa” apertura di credito e che De Luca stava dimostrando di meritarsi lavorando sodo. Ora che è venuta meno quell’interlocuzione privilegiata che, afferma il governatore, “la Campania non ha mai avuto”, la Campania corre il rischio di restare emarginata e isolata. Forse il primo obiettivo per il governatore è proprio quello di recuperare quella speciale interlocuzione con il governo, non semplice vista la riluttanza nemmeno tanto velata del segretario nazionale del Partito Democratico Matteo Renzi, che in ultima istanza continua a muovere i fili della politica italiana. Interlocuzione, dovrebbe essere un mantra. Ora che è all’angolo, il governatore giochi di rimessa. Alla ricerca dell’interlocuzione perduta.

Marcello D’Ambrosio

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