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PAGANI. Erano stati raggiunti da Daspo, quindi dal divieto di “accedere, su tutto il territorio nazionale, nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive di tipo calcistico della F.I.G.C. programmate dai campionati nazionali e regionali, comprese le partite amichevoli e della nazionale italiana“. Protagonisti due tifosi del Lecce, giunti a Pagani il 13 ottobre 2013, per la partita Paganese-Lecce. Insieme ad altri 21 supporter, i due erano però privi di biglietto, ma riuscirono ad entrare dopo aver consegnato il documento d’identità agli operatori di pubblica sicurezza e pagato, in seguito, dieci euro per l’acquisto del ticket. Eppure, questo non bastò a fargli beccare un Daspo, su disposizione del Questore di Salerno. Il motivo? “Avrebbero intimidito e determinato una tensione negli addetti ai controlli, facendoli venir meno ai loro doveri e permettendo, quindi, l’ingresso allo stadio“. Una motivazione, secondo la difesa che ha subito fatto ricorso al Tar, assai “discutibile“, ma legata ad alcune pronunce del legislatore: “La misura del divieto di accesso agli impianti sportivi può essere disposta non solo nel caso di accertata lesione, ma in caso di pericolo di lesione dell’ordine pubblico, come accade nel caso di condotte che comportano o agevolano situazioni di allarme e di pericolo“.

Ai due tifosi non fu contestato solo il fatto di non avere il biglietto: la Questura giustificò la misura evocando il “rischio” che quegli stessi tifosi, se “mantenuti forzatamente all’esterno, avrebbero potuto sfogare la propria delusione e aggressività creando turbativa all’ordine e sicurezza pubblica, anche nei confronti delle stesse Forze dell’ordine che avrebbero così dovuto sguarnire l’assetto del personale e mezzi presenti negli altri settori dello stadio“. Non solo, un’altra circostanza di “pericolo” era legata al match Nocerina-Catanzaro, che si stava giocando a porte chiuse poco distante dal “Marcello Torre” di Pagani. “Pertanto – si legge nelle motivazioni – anche in considerazione dei recenti scontri con quella tifoseria (18 ottobre 2012), ne derivava che si sarebbe avuto un gruppo di tifosi che, non identificati, avrebbero potuto creare disordini e commettere reati“.

Tutte queste considerazioni il Tar le ha giudicate però “meramente ipotetiche“, visto che da un rapporto dei carabinieri della tenenza di Pagani, si apprese che i tifosi ospiti, quel giorno, furono “disponibili” ad esibire il documento di riconoscimento e a pagare il biglietto. Il Tar ha sostanzialmente ritenuto “non sufficientemente motivata” neanche un’ulteriore condotta imputata ai supporter pugliesi, come quella di aver indossato magliette che avrebbero inneggiato alla violenza. Si trattava di t-shirt e striscioni con su scritto Ultras o Acab. Gli stessi tifosi non ebbero inoltre alcun contatto fisico o verbale con l’altra tifoseria. A vuoto, infine, anche il tentativo di richiamare una sentenza per giustificare il Daspo. Ovvero, quella che richiamava i fatti del 29 settembre 2012, quando per l’incontro Juve Stabia-Padova, fu fermato un bus con sopra 44 tifosi padovani, privi di biglietto e di tessera del tifoso. In quell’occasione, la polizia rinvenne un quantitativo di materiale pirotecnico.

I tifosi pugliesi, protagonisti della vertenza, non avevano però con loro artifici o strumenti di offesa, ne si erano resi responsabili, in occasione della partita, di atti di violenza. Il Tar ha accolto il ricorso di entrambi, revocando il Daspo e facendo capire – in sostanza – di non poter “punire” qualcuno solo per ragionamenti ipotetici o pretestuosi.

di Nicola Sorrentino