Talvolta poderosa, altre volte più silenziosa, ma non meno efficace autrice. Produttrice di forze motrici inaspettate e forza motrice essa stessa. Nasce nelle strade meno luminose, tra i sentieri più tortuosi, tra le più stanche delle strade. É Speranza, non si sa se virtù, ingenuo vizio, o raffinatissima tra le inclinazioni. Prospettiva, talvolta sprone, sa farsi progettualità vivace o lievissima tendenza. Si fa spazio quando accanto a lei c’è il nulla, e troneggia quando attorno c’è mancanza. Nasce dal niente, e desidera altro: sorge a ritroso da un disegno futuro. Subisce il fascino del possibile e si infervora affinché il passaggio dal probabile al reale sia, se non immediato, favorito.

Il termine speranza non è nuovo, né di uso né di concezione. L’Elpis greca è la Spes romana, ultima tra le dee, che fa capolino subito dopo, cauta consolatrice per sua stessa indole: Esiodo, antico poeta greco, racconta ne “Le opere e i giorni” che ad una fanciulla, Pandora, fosse stato donato un vaso dal contenuto sconosciuto. La giovane ignara non seppe resistere alla tentazione di aprirlo, e ne fuoriuscirono i grandi mali dell’uomo, tra cui il vizio e pazzia. Il mondo diventò una landa desolata e inospitale, così la giovane ritenne di dover aprì lo vaso per liberare l’ultimo tra i contenuti, la speranza, grazie alla quale il cosmo riprese ad essere ciò che sempre era stato prima di allora.

Fu già Aristotele a concepirla come atto della volontà che tende ad un fine che appare difficile – ma non impossibile – da raggiungere. Speranza non resta inerme, ma fabbrica, caccia e scova i suoi strumenti. La speranza non è sospiri di melanconico auspicio, ma attivo adoperarsi. Impetuosa nei giovani, fiacca in vecchiaia, speranza è aggraziata solo nell’età matura, perché unica in grado di misurare con lucidità il tempo passato e guardare con temperanza al futuro, che è il suo regno: «I giovani sono mutevoli e presto sazi nei loro desideri…e vivono la maggior parte del tempo nella speranza; infatti la speranza è relativa all’avvenire, così come il ricordo è relativo al passato, e per i giovani l’avvenire è lungo e il passato breve».

Scacciata dagli stoici come insidiosa passione, e interpretata come vizio di coloro che non usano la ragione dal filosofo olandese Baruch Spinoza – che delle passioni e degli affetti dell’anima fu tanto acuto osservatore – Speranza si fa in Blaise Pascal scommessa di gioia eterna, dunque non di questa vita. Siccome Speranza si fa spazio quando attorno c’è poco, sa sostituirsi alla paura, all’angoscia e ne desidera il superamento, favorendolo. Speranza consola mentre suggerisce strade, organizza risorse. Fu Ernst Bloch, filosofo e scrittore tedesco (1885-1977) a fare della speranza un principio, legge di liberazione e norma di costruzione messianica di una futura pacifica seppur predestinata rivoluzione. É libertà, o forse ne è solo il desiderio e programmazione. Pacifista convinto, il filosofo tedesco invoca ciò che non c’è ancora e intesse un inno al nuovo, è utopia laddove essa non rappresenta un luogo che non c’è, ma rimanda soltanto a ciò che non esiste ancora. È luogo inesplorato in cui già ci sentiamo a casa. Il novum è un obiettivo lontano, ma concretamente perseguibile, è attività, programma politico, etico e reale. Speranza è voglia di Altro: è desiderio sociale di nuovo. L’individuo, ciascuno di noi, è come dice il filosofo tedesco è coscienza anticipante dell’uomo, è sogno, è aspirazione, è vivida immaginazione che disegna i più ambizioni tre i piani così come le più tenere tra le favole. L’immaginazione e la fantasia sono al servizio della speranza, che è loro debitrice. La speranza muove, progetta, si dimena, motiva. Non è anelito soggettivo, ma forma dei sogni più tenaci, destinati a farsi realtà e a prenderne non solo la sembianze, ma la sostanza. La speranza è legge del movimento che fa le cose, i fatti e il tempo, è scrutare il futuro interrogandolo, sognare che ciò che non è ancora sia meglio di ciò che è. È fiduciosa attesa nel non-ancora che fugge dall’ozio e si fa operoso presente: è come narra Bloch “ottimismo militante” strategia che conosce i rischi, medita in merito, aguzza l’ingegno e si procura adeguati strumenti.

Speranza muove la storia e – più modestamente ma non meno efficacemente – indica percorsi singolari e individuali, cerca vie secondarie e sa costruirne, in loro assenza. Risulta forte Speranza. Può far cose incredibili, rivende sogni e in cambio chiede poco, la fiducia nel sole del giorno successivo, e in quello dopo ancora. Acerrima nemica della rassegnazione, ne sminuisce gli argomenti e ne mette a nudo i punti più deboli. Nella probabilità legge un auspicio,mai un dniego, e disegna i tratti dei desideri dando loro voce e aspetto. Speranza è, come mi ricorda Aristotele, un po’come sognare: Speranza è “un sogno fatto da svegli”.

A cura di

Carla Zambrano

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