di Vincenzo Galatro – Nel panorama delle modifiche e delle novità introdotte dalla riforma del processo civile, si rilevano gli interventi di restyling che hanno interessato ed inciso sul “galateo degli avvocati”, ovvero il codice di deontologia forense.

Ma quali sono le nuove regole introdotte dal nuovo codice deontologico degli avvocati, in vigore dal 15 dicembre 2014? Eccone alcune:

 

  • Obbligo di fatturazione: è sempre necessario fatturare, anche se si tratta di un semplice acconto sul totale delle spese di causa. Bisogna rilasciare sempre fattura, anche per gli acconti. Il nuovo codice deontologico, a pena di responsabilità disciplina­re, impone all’avvocato di emettere il documento fi­scale per ogni pagamento ricevuto.

 

  • Conflitto di interessi: l’avvoca­to deve astenersi dallo svolgere attività di­fensiva quando questa possa determinare un conflitto di interessi. Il dovere di astensione sussiste an­che se le parti aventi interessi configgenti si rivolgono ad avvocati siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino ne­gli stessi locali e collaborino professionalmente in maniera non occasionale.

Pertanto, rispetto al passato l’incompatibilità in oggetto è stata attenuata dal nuovo codice deontologico forense. Infatti, l’obbligo di astensione del difensore scatta soltanto nel caso in cui il rapporto di collaborazione professionale sia non occasionale. L’attenuazione non vale, però, per arbitrati e mediazioni: in questi casi, infatti, quando l’avvocato è chiamato a svolgere funzioni in sede arbitrali o come mediatore, si richiede un’assoluta terzietà, imparzialità e indipendenza, non solo in sostanza, ma anche nell’apparenza.

 

  • Compensi e divieto del patto di quota lite: il nuovo codice deontologico esclude il pat­to di quota lite e cioè l’accordo con cui l’av­vocato partecipa al ricavato della causa, ac­cordandosi con il cliente per percepire come compenso – in tutto o in parte – una quota del bene oggetto della prestazione o della ragio­ne litigiosa. Tuttavia, il codice deontologico ammette la pattuizione a tempo, in misura forfettaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede che l’assistito possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale.

 

  • Documenti e restituzione: qualora i documenti vengano espressamene richiesti, vanno restitu­iti al cliente, ma l’avvocato ne può estrarre copia anche senza il consenso del cliente e della parte assistita.  Come prevede testualmente l’art. 33 del codice di deontologia forense, l’avvocato, se richiesto, e anche se non è stato pagato, deve restituire senza ritardo gli atti e i documenti ricevuti e consegna­re a cliente e assistito copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale, tranne la corrispondenza riservata tra col­leghi. Tuttavia, come già ricordato, l’avvocato ha la possibilità di estrarre e conservare copia della documentazione ri­cevuta, per l’espletamento dell’incarico, dal cliente e dalla parte assistita, anche senza il consenso di questi ultimi.

 

  • Corrispondenza e atti processuali: nell’ambito del divieto di portare in causa la corrispondenza scambiata con i colleghi, il nuovo codice deontologico aggiunge – tra le condotte vietate – quella di «riportare in atti processuali» la corrispondenza qualificata come “riserva­ta”, nonché quella contenente proposte transattive e relative risposte. Inoltre, viene sostituita la parola «let­tere» con l’espressione più ampia di “corrispondenza”.

 

  • Incarichi e rapporti con i magistrati: viene introdotta una nuova regola che vieta all’avvocato consigliere dell’Ordine di accettare incarichi giudiziari da parte dei magi­strati del circondario, fatta eccezione per le nomine a difensore d’ufficio.

 

  • Ascolto dei minori: Tra le novità più significative del nuovo codice deontologico c’è la nuova disposizione sull’ascolto del minore. In particolare, l’avvo­cato non deve procedere all’ascolto del mi­nore di età senza il previo consenso degli esercenti la responsabilità genitoriale, sempre che non sussista conflitto di interessi con gli stessi.

 

  • Rubriche e rapporti con gli organi di informazione: Il nuovo codice deontologico non contiene più l’obbligodi comunicare preventivamente il fatto di tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con l’indicazione del pro­prio nome e di partecipare a rubriche fis­se televisive o radiofoniche. A reprimere gli abusi, spiega la relazione, sono sufficienti le previsioni deontologiche in materia di ac­caparramento di clientela e di corretta in­formazione.

 

Il codice deontologico degli avvocati – che aggiorna le regole etiche e deontologiche della professione forense – è stato pub­blicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 otto­bre 2014 n. 241 ed è entrato in vigore il 15 dicembre del 2014, dopo il decorso di 60 giorni dalla pubblicazione.

Secondo il regime transitorio (art. 65, comma 5, della legge 247/2012), l’entrata in vigore del codice deontologico determina la cessazione di efficacia delle norme previgenti anche se non specificamente abroga­te. Inoltre, come si legge dalla relazione illustrativa, le nuove regole in materia di deontologia forense, qualora risultino più favorevoli all’incolpato, si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento del­la sua entrata in vigore.

Poiché il nuovo codice deontologico è stato predisposto prima della recente riforma della giustizia civile, manca un pieno coordinamento con il testo e le novità introdotte dal decreto legge n. 132/2014. Per esempio, in tema di negoziazione assistita, il nuovo codice deontologico, pur trattando dei principi etici che devono connotare l’attività di mediazione e di conciliazione, non considera la deontologia professionale per le attività di negoziazione assistita posta in essere dagli avvocati. Si pensi, in particolare, alla previsione contenuta nel codice deontologico secondo cui gli av­vocati dello stesso studio non possono esse­re parti contrapposte in un procedimento di mediazione. Tale disposizione mal si concilia con le norme sul­la negoziazione assistita, proprio in virtù del fatto che l’avvocato, prima di approdare ad un eventuale giudizio, cercherà – con il consenso delle parti – una soluzione negoziata e, molto probabilmente, i locali del proprio studio legale saranno la sede ideale in cui si svolgeranno le riunioni tese a comporre le liti, per condurre attività di negoziazione e trattative con le parti coinvolte nell’ambito della procedura negoziale. Pertanto, su tali punti critici, si aspettano indicazioni precise dal Consiglio Nazionale Forense, per orientarsi nella soluzione più adatta al caso concreto.

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