Stefan Schwoch ai tempi del Venezia
Stefan Schwoch ai tempi del Venezia

Questa settimana, per la rubrica “Chi ama non dimentica”, abbiamo deciso di parlare di uno dei calciatori più prolifici della serie cadetta, grazie alle sue reti, Venezia, Napoli e Torino conquistano la massima serie. Il soggetto in questione è il bomber di Bolzano, Stefan Schwoch.

LE ORIGINI – Nato a Bolzano il 19 ottobre 1969, Stefan fin da piccolo sogna di giocare a calcio da professionista. Al lavoro duro dell’azienda di famiglia, preferisce quello sul campo da gioco del Passino Merano dove, appena diciottenne, fa il suo esordio nel campionato Interregionale. Era l’anno ‘87/’88, qui realizza 4 reti in 25 presenze, ma l’anno dopo riesce sfiorare le doppia cifra con la Benacense Riva, dove totalizza 9 gol.

ALLA SPAL E DINUOVO TRA I DILETTANTI – Due anni di dilettantismo e per Schwoch arriva la chiamata della Serie C, a cercare l’altoatesino è la Spal in C2, che lo impiega come ala tornante. L’esperienza non è molto positiva, il calciatore gioca tanto ma riesce a realizzare soltanto una rete in 24 partite. Tra il 1990 e il 1992 veste la maglia del Crevalcore in Serie D, qui si impone per due anni consecutive come capocannoniere della squadra con 12 gol all’esordio e 18 nella seconda stagione.

L’AFFERMAZIONE TRA I PROFESSIONISTI – Le ottime esperienze, permettono all’attaccante di strappare un ingaggio con il Pavia, segnando così il ritorno in Serie C2. Tra le fila degli azzurri trascorre due stagioni, nella prima mette a segno 7 reti, nella seconda cresce e ne realizza 12. Queste annate sono importanti per Stefan che, dopo due anni, passa al Livorno sempre in Serie C. Riesce a trascinare a suon di gol (ben 19, ndr) gli amaranto fino ai play off, terminando la corsa alla promozione contro il Castel di Sangro. La stagione successiva non resta in Toscana, ma viene ceduta al Ravenna, in Serie C1. In Romagna riesce subito ad imporsi grazie alla sua vena realizzativa che permette ai giallorossi di raggiungere la serie cadetta. Ventuno reti al suo primo anno di Ravenna, diversamente, in Serie B, va in rete soltanto 8 volte, ma riuscendo comunque a salvare la sua squadra, partita con 3 punti di penalizzazione. Nell’estate del ’97 arriva l’interesse del Venezia dell’allora presidente Zamparini, che lo acquista. In laguna ritrova Walter Novellino, che lo aveva già allenato a Ravenna. Con i leoni alati gioca un anno e mezzo, prima conquista la Serie A e poi, dopo 14 partite nella massima serie del calcio italiano, decide di andar via.

Schwoch e Bellucci
Schwoch e Bellucci

UNO SCUGNIZZO DI BOLZANO – Nel gennaio del 1999, con due reti realizzate in Serie A, saluta Venezia per scendere al sud e in Serie B per vestire la maglia del Napoli. Sotto l’ombra del Vesuvio trova una folla che lo acclama partita dopo partita, anche se gli inizi non sono dei migliori, sei gol in sei mesi non servono per riscaldare i cuori dei tifosi partenopei. Tutto cambia nella stagione seguente, quando a sedersi sulla panchina azzurra è il suo allenatore Walter Novellino. La seconda volta è quella giusta e Stefan risolleva le sorti del Napoli, trascinando la squadra fino alla conquista della promozione in Serie A. La piazza lo ama molto, tanto da dedicargli una canzone dal titolo Napoli mia Napoli, che verrà cantata dallo stesso altoatesino (clicca qui per la canzone). Ma Schwoch non riuscirà ad indossare la maglia del Napoli in Serie A, però le sue 22 reti resteranno scolpite nel cuore dei partenopei. Schwoch per alcuni anni, insieme ad Antonio Vojak ha detenuto il primato di reti in maglia azzurra, record battuto poi da Edinson Cavani. Una curiosità, quando arrivò a Napoli, la moglie non voleva seguirlo, tanto da dirgli chiaramente: “Io laggiù non ci vado”, ma dopo si trovarono così bene nella città partenopea, tanto da non essere felici del trasferimento al Torino, tramutanto il “Io laggiù non ci vado” in “Io non torno lassù”.

AL TORINO – Dall’ombra del Vesuvio a quella della Mole Antonelliana, Stefan Schwoch, dopo due anni di Napoli passa così al Torino. La compagine granata è appena retrocessa in cadetteria, qui Stefan trova la concorrenza di Marco Ferrante e quindi non scende in campo con continuità. L’occasione giusta arriva a gennaio, quando Ferrante viene ceduto all’Inter e Gigi Simoni viene esonerato. Con l’arrivo di Camolese, riesce a trovare più spazio e contribuisce alla risalita del Toro in Serie A.

Schwoch al Vicenza
Schwoch al Vicenza

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA – Portato il Torino in Serie A, l’attaccante altoatesino si trasferisce al Vicenza, dove nel primo anno realizza 13 reti in 31 partite. Gli anni successivi sono intervallati tra buone stagioni ed altre condizionate da infortuni. Nel 2004/2005 non riesce a salvare i biancorossi che trocedono ai play out contro la Triestina, ma la squadra viene ripescata in cadetteria. A 36 anni suonati continua a giocare anche se col contagocce, riuscendo però sempre a dare il giusto contributo alla squadra. La stagione seguente gioca tante partite quanti sono i suoi anni, ossia 37, diventando il quarto goleador biancorosso scalzando anche Paolo Rossi. Gioca la sua ultima partita il 1° giugno 2008, in occasione del match casalingo contro il Lecce, vinto di misura dai salentini.

DOPO IL RITIRO – Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Stefan Schwoch passa a ricoprire una carica dirigenziale, quella di direttore sportivo del Vicenza, ruolo che ricopre tutt’ora dal 2010.

 

Gianfranco Collaro

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