FBI-Apple
FBI-Apple

Sulle cronache mondiali, una delle principali notizie che rimbalza da una testata all’altra è quella che riguarda il caso nato tra l’FBI e la Apple. Tutto nasce dalla richiesta della squadra dell’Intelligence statunitense alla casa produttrice di smartphone di creare un accesso secondario all’Iphone di proprietà dell’autore della strage di San Bernardino risalente a dicembre 2015. La Apple capeggiata da Tim Cook, e appoggiata anche da altri produttori escluso Bill Gates, si rifiuta di creare un sistema operativo alternativo a iOS per evitare di creare un precedente che possa indurre gli agenti di sicurezza americani a richiedere nuovamente lo sblocco dei cellulari di vari utenti. Una sentenza di qualche giorno fa ha però obbligato la Apple a creare questo software per dare all’FBI le informazioni richieste, ma Apple ancora si rifiuta.

Questo articolo vorrebbe indurre ad una riflessione. Ricercando le norme sulla privacy vigenti in USA ci siamo imbattuti nella nuova legge emanata nel giugno 2015 e firmata pochi giorni fa da Obama. Si chiama US Freedom Act. Secondo quanto spiegato dal sito Wikipedia, questa nuova legge si differenzierebbe dalla precedente, sulla libertà di azione delle agenzie di sicurezza nazionali ed internazionali statunitensi, le stesse agenzie che negli anni scorsi sono state protagoniste di uno scandalo sull’acquisizione dei dati presenti nei cellulari di milioni di cittadini americani e non. Attualmente la nuova legge prevede la tutela dei cittadini sia americani che non, alleati della potenza atlantica. Questo non vale, però, per il monitoraggio riguardante le comunicazioni di presunti terroristi o acclarati terroristi. Come si è appreso nel corso dei mesi, ormai i metodi di comunicazione dei nuovi jihadisti non si basano di certo sulla scrittura di messaggi trasportati a destra e a manca dai piccioni viaggiatori, ma al contrario usufruiscono della rete con Xbox e alle console di videogiochi, social network con messaggi criptati, le varie applicazioni di messaggistica istantanea, ecc. I backup che contraddistinguono i cellulari di nuova generazione aiutano le indagini, ma quando gli utenti non ricorrono a backup, periodici, allora riuscire a ottenere delle informazioni utili alle indagini diventa quasi proibitivo, a causa, dei nuovi sistemi di sicurezza introdotti dalle case produttrici. Sistemi che nella prossima versione di Iphone verranno incrementati rimuovendo la possibilità di creare sistemi operativi alternativi per avere un accesso secondario al dispositivo. Se prima la popolazione americana si è schierata al 51% dalla parte delle forze di sicurezza, man mano i consensi stanno diminuendo per accrescersi a favore della compagnia di Tim Cook. Ecco, quindi, che inizia a crearsi un problema che George Orwell denunciò in tempi non recenti nel suo “1948”: il Grande Fratello. Essere sorvegliati dalle forze dell’ordine, avere ogni dispositivo sotto controllo, essere rintracciabili e la possibilità di ripercorrere ogni spostamento fatto grazie sia ai GPS che all’aggancio delle celle telefoniche. Detta così, il tutto ha un sapore molto inquietate, ma se ci si fermasse a riflettere e ripercorrere come sono stati organizzati gli ultimi attentati terroristici, come quello di San Bernardino appunto, di Parigi, di Tunisi, ecc., forse la nostra voglia di riservatezza diminuirebbe. Anche perché, chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere. Infatti quello che l’FBI chiede, non è la sorveglianza universale di tutti i dispositivi, ma solo di uno. Se è vero che questo creerebbe un precedente, lo si creerebbe sempre nei confronti di persone che non hanno il diritto di godere di discrezione e di privacy. Inoltre, se è vero che l’hackeraggio è un rischio palese è anche vero che i costruttori della Apple, o chi per loro, potrebbero creare il programma, fare in modo che l’FBI possa seguire le indagini e poi distruggerlo, magari mantenendo il massimo riserbo e non creando, come fatto, un polverone mediatico che ingolosisce gli hacker. Inoltre, è vero che la legge americana sulla privacy obbliga i sistemi operativi a passare tutte le informazioni alle autorità, ma è pur vero che l’obbligo non è riservato alle case produttrici di tali dispositivi. Ma c’è da dire che bisognerebbe usare un certo livello di buon senso in tutto. Creare un polverone, quasi inutile, è deleterio per tutte le parti in causa. Aiutare le autorità ad arrestare tutti i responsabili dell’attentato è un dovere, più importante di quello di garantire la privacy e tutelare i clienti Apple, anche perché, in caso di nuovi attentati riconducibili a quanto accaduto a San Bernardino, la responsabilità di chi sarebbe?

Cristina Mariano