La recente riforma scolastica c.d. Buona scuola Bis (legge 107/2015 arricchita degli otto decreti) ha inciso sulle modalità di accesso al ruolo di docente. Per insegnare nelle scuole secondarie di I e II grado non sarà più necessario abilitarsi, perché il nuovo iter prevede tre tappe: laurea, concorso, percorso FIT. Nella fattispecie, si avrà:

1)un concorso pubblico nazionale indetto su scale regionale o interregionale

2) un percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione di docente, con un’opportuna distinzione tra posti comuni e posti di sostegno, rivolto ai soggetti vincitori del concorso

3) una procedura di accesso ai ruoli a tempo indeterminato, dopo superamento delle prove intermedie e finali del sovracitato percorso formativo. 

Il percorso Fit (punto n.2) durerà tre anni:

– Il primo anno sarà dedicato alla teoria. Una vera e propria specializzazione che si chiuderà con un test di valutazione;

-Negli altri due anni, invece, sono previste lezioni e tirocinio a scuola, con la partecipazione a progetti in laboratorio sotto la guida di tutor universitari e scolastici.

L’ammissione al terzo anno dipenderà dall’esito positivo della valutazione cui ogni docente sarà sottoposto al termine del secondo anno. Durante i due anni, l’insegnante potrà effettuare  supplenze: nell’ambito scolastico di appartenenza, mentre nel terzo su posti disponibili e vacanti.

Il Fit è un vero e proprio contratto di lavoro: sarà retribuito e potrà subire sospensioni per impedimenti temporanei. Al termine del Fit l’insegnante passerà di ruolo, firmerà un incarico triennale e sarà assegnato all’area territoriale, dove ha prestato servizio l’ultimo anno. La differenza sostanziale rispetto al passato è che gli insegnanti non dovranno più pagare per ottenere l’abilitazione, bensì riceveranno lo stipendio già dal principio. Si tratta, dunque, di un nuovo modello che mira all’eliminazione del precariato delineando una prassi più semplice  che li conduca direttamente all’insegnamento.

Veronica Otranto Godano