“FASCISMO”, “POSTFASCISMO”, “ULTRACATTOLICI”: BUGIE E DEMAGOGIE NON FERMANO LE SENTINELLE.

di Giuseppe Cirielli

Chi scrive non possiede di certo la verità ed è pronto a mettersi in discussione in tante occasioni. Tuttavia rileva, certamente non per primo, che il mondo dell’informazione in Italia utilizzi spesso un linguaggio capace di creare particolare audience, travisando quello che accade nella realtà, a volte addirittura involontariamente. Altre volte, invece, il linguaggio è utilizzato artatamente per indirizzare l’opinione pubblica verso una direzione ben precisa. È un potere, quello dei media, soprattutto televisivi, ben noto in tal senso ed è quello che sta accadendo con il tema “gender”.

Proprio per questa ragione, oggi, schierarsi apertamente a favore di un’opinione dissenziente rispetto al “pensiero unico” propinato da tanti organi di stampa è difficile.

Sembra di essere dei piccoli Davide contro Golia. È una sensazione ben nota, questa, a coloro che il 5 ottobre 2014, anziani donne e bambini compresi, sono scesi in piazza al fianco del movimento delle “Sentinelle in piedi”. Gli organi radio-televisivi e di stampa li hanno definiti “ultracattolici” “postfascisti” per la “famiglia tradizionale”. Un linguaggio che non può che essere utilizzato da chi non abbia assolutamente idea del fenomeno in questione o, peggio, da chi lo voglia subdolamente attaccare attraverso la diffusione di una precisa terminologia atta ad indirizzare l’opinione pubblica verso una forte distanza culturale nei confronti dello stesso.

È quindi il caso di analizzare questa terminologia nello specifico dei casi citati, che non completano certamente il panorama del linguaggio utilizzato su questo tema dai mezzi di stampa nazionali.

Ultracattolici”. Alla base del movimento “Sentinelle in piedi” non vi sono ragioni di tipo religioso, ma di contestazione, silenziosa, del cosiddetto decreto Scalfarotto, che introdurrebbe un reato di “omofobia” dai contorni assolutamente indefinibili, che potrebbe addirittura comportare la censura penalmente sanzionabile di un’opinione contraria ai matrimoni omosessuali od alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

Postfascisti”. È il solito tema. Quando si dice “Fascismo” in Italia vengono richiamati dei sentimenti che producono nell’opinione pubblica un’immediata distanza. In questo caso, però, è davvero particolare dare del postfascista o del fascista a chi manifesta in silenzio una propria opinione condivisibile o meno che sia. È particolare soprattutto se ci si documenta su quanto avvenuto in tante piazze italiane lo scorso 5 ottobre. A Rovereto, Pisa, Bologna, Napoli e tante altre città, infatti, le Sentinelle sono state aggredite verbalmente e fisicamente in modo molto violento dai loro contestatori, perlopiù aderenti alle associazioni arcigay ed alle frange violente dei centri sociali. C’è stato chi ha definito fascista il modo di manifestare il proprio dissenso, ritti, fermi ed in silenzio e chi, come Roberto Saviano, ha definito tali manifestazioni “una forma di violenza culturale”. Più probabilmente sarebbero stati gli aggrediti ad essere legittimati all’utilizzo di tale terminologia nell’accezione che si è voluta dare.

Famiglia tradizionale”. La famiglia esiste in una sola forma. E si chiama solamente famiglia. Le altre unioni “moderne”, come si suole identificarle in contrapposizione a qualcosa di tradizionale, non possono esservi equiparate.

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