E’ la prima misura nazionale di contrasto alla povertà e prevederà dal 2018, un’assistenza economica per circa 660 mila famiglie italiane. A segnare la differenza è stato il varo del decreto che attua la delega approvata all’inizio di marzo. Ora spetta solo alle commissioni parlamentari competenti esprimere i pareri sul nuovo reddito d’inclusione.

La misura entrerà in vigore nel 2018. Sarà riconosciuta alle famiglie con un reddito non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non oltre i 20.000 euro. I nuclei con figli minorenni o disabili, le donne in stato di gravidanza e gli over cinquanta disoccupati avranno la precedenza e l’assegno potrà essere compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa.

Il REI non è ammissibile, invece, per qualsiasi elemento del nucleo familiare che gode della Naspi o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria; in più, per chi nei due anni precedenti la richiesta ha acquistato auto, moto o barche. 

Sarà concesso per un periodo continuo non oltre i diciotto mesi e dovranno trascorrere almeno sei mesi dall’ultimo assegno prima di poterlo richiedere nuovamente. L’importo varierà da 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 per un nucleo con cinque o più membri. Si tratta di un passo in avanti, che influirà sull’accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate.

Il ministro del lavoro Poletti spiega: “Le risorse per il reddito d’inclusione saranno pari a circa 2 milioni di euro l’anno nei prossimi anni. Noi stiamo lavorando su diverse materie in una logica molto forte d’integrazione tra strumenti che esistono per promuovere politiche d’inclusione: è un’opera non semplice perché significa far collaborare uffici diversi, modelli diversi”.

 

Veronica Otranto Godano