Molti ragazzi, bambini, giovani, quando iniziano a giocare a calcio per passare qualche ora con gli amici, spesso sogna di spiccare il volo, di diventare il fuoriclasse che tutti vogliono e tutti amano. Non a tutti capita, ma a qualcuno sì e tra questi c’è il giovane Luigi, Gigi, Meroni.
Gigi Meroni durante una partita con il Torino
Gigi Meroni durante una partita con il Torino

LA VITA E L’ESORDIO – Figlio di una tessitrice e orfano di pare dall’età di due anni, Luigi Meroni vive a Como ha altri due fratelli, un fratello ed una sorella. Vive in condizioni difficoltose dal punto di vista economico, Si diletta a giocare a calcio in un piccolo cortile di soli 60 metri quadrati. Tanta è la sua passione che da lì passò a giocare per l’Oratorio di San Bartolomeo nella squadra chiamata Libertas San Bartolomeo. Il calcio non è un lavoro, infatti è un disegnatore di cravatte di seta. Il suo talento, però, come spesso accade in questi casi, emerge sin dalla giovane età quindi entra a far parte della schiera dei giocatori della formazione giovanile del Como. Nel 1960 viene promosso in prima squadra dove colleziona 25 presenze e 3 gol. Resta nella squadra lombarda fino al 1962.

Gigi Meroni con la maglia del Genoa
Gigi Meroni con la maglia del Genoa

DA COMO A GENOVA, IL SALTO DI QUALITÀ– Dopo due stagioni a giocare in Serie B con la maglia del Como, viene notato dai dirigenti del Genoa, che proprio mentre giocava contro di loro, restano impressionati dalle doti del giovane centrocampista. Arriva la svolta, arriva la Serie A. Con i grifoni rossoblù Meroni gioca 42 partite marcando 7 gol, che nel calcio di quei tempi erano un gran bel bottino. Trascina la squadra all’8° posto in classifica ed alla vittoria della seconda Coppa delle Alpi. Fa innamorare i tifosi rossoblù, ma anche i dirigenti delle altre squadre italiane che lo vogliono assolutamente. Una di queste è il Torino di Nereo Rocco. I tifosi non ne vogliono sapere di lasciar andare via il proprio idolo e si mobilitano per evitare il trasferimento. L’allora patron genoano, però, è ingolosito dalla cifra che vuole sborsare il Presidente granata e, si sa, nel calcio i soldi contano più di centomila cuori che battono. Nel 1964, quindi viene ceduto al Torino all’età di 21 anni.

IL TRIENNIO GRANATA E LA NAZIONALE – Il prezzo del cartellino di Gigi Meroni è di 300milioni di lire. Una cifra inedita e clamorosa ai tempi per un giovane talento che ancora deve sbocciare. I soldi sono il guadagno dalla cessione di Joaquin Peirò all’Inter. Arrivato a Torino arrivano anche i soprannomi. I suoi compagni di squadra lo chiamano goliardicamente “Farfalla” sia per il suo stile di gioco –primatista nei dribbling e nelle serpentine- sia per il suo modus vivendi. Vive, infatti, senza essere sposato con una donna in attesa dell’annullamento del precedente matrimonio dalla Sacra Rota. Non solo, viene chiamato anche “beatnik del gol” per il suo stile da “capellone” anticonformista e molto azzardato per l’epoca ed i suoi interessi artistici. Per i tifosi, invece, è Calimero. Veste la maglia numero 7 e gioca in coppia con Nestor Combin. Proprio grazie alle sue giocate viene notato anche dal CT della Nazionale Italiana B, e poi anche da quello della Nazionale Maggiore. Partecipa alle partite amichevoli di preparazione al Mondiale Inghilterra ’66 ed alla competizione internazionale stessa, in quel disastroso anno in cui gli azzurri di Edmondo Fabbri caddero in terra anglosassone e furono eliminati al primo turno. A causa di disguidi con l’allenatore, però, gioca solo la seconda partita, quella contro l’Urss. Nel Torino tutt’altra storia. Meroni è un tassello importante dell’undici titolare di Rocco ed in particolare è l’altra metà della coppia del gol Combin-Meroni. In una sessione di mercato viene accostato alla Juventus, che ha offerto 750 milioni di lira per portare in bianconero il gioiellino granata. Così come successe a Genova, i tifosi contestano il trasferimento e Orfeo Pianelli è costretto a far sfumare la trattativa. Nel 1967 è protagonista della caduta della “Grande Inter” di Helenio Herrera. I neroazzurri non perdevano a San Siro da tre anni, ma Meroni con un pallonetto conquista la vittoria granata tra le mura del Meazza.
Gigi Meroni con la Maglia granata
Gigi Meroni con la Maglia granata

LA MORTE E IL LUTTO – Il 1967 non è però un anno fausto da ricordare. In fatti è l’anno della tragica morte di Luigi Meroni. Il 15 ottobre del 1967, reduce dalla partita vinta per 4 a 2 contro la Sampdoria, Meroni assieme al compagno di squadra Poletti decidono di lasciare il consueto ritiro post partita. Mai decisione fu più sbagliata. Non avendo le chiavi di casa si dirige verso il bar dove è solito chiamare la sua compagna Cristiana. Allora il telefono era un lusso di pochi. Nell’attraversare la strada di Corso Re Umberto, strabordante di traffico, i due calciatori vengono investiti da un’auto. Poletti viene colpito solo di striscio, mentre Meroni viene colpito di netto ad una gamba. L’impatto fa sì che il centrocampista venga sbalzato nell’altra corsia, dove un’auto in corsa lo travolge fratturandogli le gambe e il bacino, ma procurandogli anche un trauma cranico. Viene trasportato in ospedale ma poche ore dopo viene certificato il suo decesso. Alla guida dell’auto che lo ha travolto c’era un giovane Attilio Romero, che 30 anni dopo diventò il Presidente dell’attuale Torino prima di cedere la società ad Urbano Cairo. Al funerale partecipano oltre 20mila persone. Una settimana dopo la sua morte c’è in programma il derby con la Juventus. In memoria del giovane Meroni dal cielo vengono calati dei fiori che vengono spostati sulla fascia destra, quella occupata da lui. Nestor Combin è reduce da un attacco febbrile ma non vuole mancare a questa partita ed in onore del suo compagno scomparso precocemente segna una tripletta. La partita finisce con il risultato di 4 a 0 per i granata. Una vittoria nel derby che mancava da ormai 7 partite disputate. Questo resta il miglior risultato ottenuto nel derby della Mole dopo quello ottenuto dal Grande Toro scomparso nella tragedia di Superga.

CURIOSITÀ – La morte di Gigi Meroni sconvolse molti tifosi, in particolare che ormai in preda allo squilibrio mentale profanò due mesi dopo la sua morte, la tomba dell’ala destra asportandone il fegato. Pochi giorni dopo l’uomo andò alla Polizia a cui consegnò l’organo sottratto al cadavere. In occasione del 40° anniversario della sua morte in Corso Re Umberto venne collocato un monumento in ricordo della tragedia. Non solo. Una volta salito alla presidenza Romero, la tradizione trentennale di porre dei fiori sulla tomba di Meroni nell’anniversario della sua nascita, sparì. Non sparisce tutt’ora però quello di uno sparuto gruppo di tifosi, che ad ogni vittoria granata vanno ad omaggiare il giovane giocatore scomparso sul posto dove fu investito, portandogli dei fiori.
Cristina Mariano