abc (124)Tra i tanti calciatori che hanno indossato la maglia del Napoli nella storia del club partenopeo, c’è Faustinho Jerbas, in arte Cané, di cui oggi parleremo nella nostra rubrica “Chi Ama non dimentica”.

GLI INIZI – Cané nasce a Rio de Janeiro il 21 settembre del 1939, nato Faustinho Jerbas, deve il suo nomignolo dalla madre. Infatti, il nome “cané” è il diminutivo di caneca, ossia la tazza di latte che aveva sempre tra le mani. Passando al calcio, il giovane Cané mette in mostra i suoi numeri per la selezione della Repubblica Indipendente di Petròpolis. Successivamente, inizia ad allenarsi con l’Olaria, squadra partecipante al Campionato Carioca, a cui Faustinho prenderà parte per due edizioni.

L’ARRIVO A NAPOLI – Grazie all’interessamento di Achille Lauro, che all’epoca era presidente del Napoli, Cané fu prima seguito da Josè De Gama. A quei tempi i calciatori si visionavano sulle foto e non come ai giorni d’oggi, cioè con filmati e dvd, oppure dal vivo, specialmente se dall’altra parte del mondo. Fu proprio così che Da Gama mostrò le istantanee a Lauro che, dopo aver visionato restò impressionato dal calciatore e decise di sborsare trentamila dollari per il brasiliano. Voci dicono che il presidente lo scelse per il suo colore della pelle, tanto scuro dal dover incutere paura ai difensori, voce poi confermata dallo stesso calciatore. Il suo arrivo in maglia azzurra era stato voluto per sollevare le sorti del Napoli, che non veniva da una parentesi felice. Canè fu accolto con simpatia dai tifosi napoletani, ma le sue prestazioni furono disastrose. I tifosi iniziarono ad identificare il calciatore come capro espiatorio degli insuccessi della stagione. Ma Cané giocava centravanti, ed essendo alto soltanto 1.71 non poteva giocare da prima punta, infatti iniziò a mostrare tutto il suo talento giocando da ala destra. Presto sullo stadio iniziarono a sentirsi cori di esortazione nei suoi confronti, celebre resta scolpito nella memoria dei partenopei: “Didì, Vavà e Pelé sit ‘a guallera ‘e Canè”.  Fautinho divenne così il Re di Napoli, riconosciuto come tale dalla piazza, e con Sivori e Altafini andò a comporre uno degli attacchi più forti del campionato italiano.

LA CESSIONE AL BARI – Con l’avvento di Ferlaino ai vertici societari del Napoli, il calciatore viene ceduto al Bari. Con i pugliesi Cané disputa soltanto tre stagioni, due in Serie B e una in Serie A, anche qui lascia un buon ricordo di se, segnando poco, ma realizzando sempre reti decisive, su tutte quella su rigore contro la Roma.

canèIL RITORNO IN AZZURRO E IL RITIRO – Terminata l’esperienza barese, Canè farà il suo ritorno sotto l’ombra del Vesuvio, per giocare con il Napoli di Luis Vinicio. Sono le ultime tre stagioni della sua carriera, poi arriverà il suo ritiro avvenuto all’età di 35 anni.

DOPO IL RITIRO – Appese le scarpette al chiodo, Canè resta a Napoli, città che gli ha dato tutto, per tentare la carriera di allenatore. La sua prima panchina è proprio quella delle giovanili della società partenopea, successivamente allenerò la Frattese, la Turris, l’Afragolese, il Sorrento e la Puteolana, la Juventus Stabiba e l’Ischia. Il suo ultimo impiego sarà proprio sulla panchina del suo amato Napoli, in coppia con Vujadin Boskov nella stagione 1994-95. Attualmente Canè vive ancora a Napoli, che lo ha proprio adottato, spesso lo si può trovare ospite in qualche trasmissione sportiva regionale.

Gianfranco Collaro