Vujadin Boskov era uno dei maestri di calcio, alla stregua se non superiori di Zdenek Zeman. Ha vissuto il calcio in un’epoca in cui per gli stranieri era difficile spostarsi. Nell’epoca in cui c’era ancora qualche dittatore a dettare le regole “del gioco”.

Vujadin Boskov da calciatore
Vujadin Boskov da calciatore

GLI ESORDI DA CALCIATORE E L’ARRIVO IN PRIMA SQUADRA – Vujadin Boskov inizia a giocare a calcio come la maggior parte dei ragazzi, cioè venendo ingaggiato dalla squadra del suo paese, Vojvodina, vicino a Novi Sad. L’epoca, però, è particolare. Infatti entra a far parte delle giovanili della squadra serba nel 1946 occupando il ruolo di centrocampista, cioè in pieno periodo post bellico in cui vigeva la famosa Guerra Fredda che aveva diviso il mondo in due parti in seguito al Piano Marshall. Nel 1950 fa il suo esordio nella prima squadra del Vojvodina nella quale ha, poi, collezionato 185 presenze collezionando 15 gol. Il club jugoslavo, però, non ha mai vinto lo scudetto nel periodo in cui giocava Boskov, a causa del fatto che le prime posizioni erano sempre occupate dalle grandi quattro: Stella Rossa, Partizan, Dinamo e Hajduk. Nella stagione 1956/1957 il Vojvodina di Boscov si posiziona al secondo posto e, precedentemente, nel 1951 ha raggiunto la finale di Coppa di Jugoslavia, persa contro la Dinamo Zagabria. L’anno 1958 è un anno sfortunato per il centrocampista, che in seguito ad uno scontro con il portiere avversario subisce un infortunio, che lo ne condiziona le condizioni per circa 2 anni.

L’ARRIVO IN ITALIA – Il periodo in cui Vujadin Boscov gioca è particolare anche per altre questioni. Prima dei 30 anni, infatti, ai calciatori è vietato trasferirsi all’estero. Per questo motivo, il centrocampista può cambiare aria solo nel 1961, accasandosi alla Sampdoria. Con la maglia blucerchiata gioca 13 partite e colleziona un gol. I problemi fisici lo seguono condizionandolo anche in questa nuova esperienza. La sua permanenza in Italia è breve, per la precisione gioca in Serie A solo per una stagione.

L’ESPERIENZA SVIZZERA ED IL RITIRO – In seguito alla stagione sotto la Lanterna, Boskov si trasferisce in Svizzera per una nuova avventura. Veste la maglia degli Young Boys, squadra di Berna. Qui, oltre a giocare, anticipa i tempi e inventa il ruolo di allenatore-calciatore. Infatti, la sua prima esperienza da tecnico la fa proprio mentre era ancora un calciatore dei gialloneri, quando il suo allenatore, durante una sessione di allenamento si infortuna e gli lascia il compito di continuare a gestire la seduta tecnica. Si ritira nel 1964, a detta sua, senza mai aver ricevuto un cartellino giallo in tutto l’arco della sua carriera.

GLI ANNI DELLA NAZIONALE – Vujadin Boskov fa parte anche della Nazionale Jugoslava, con la quale esordisce nel 1951. Nel 1952 partecipa alle Olimpiadi di Helsinki raggiungendo la finale, ma perdendola con il risultato di 2 a 0 contro la Grande Ungheria capeggiata dal leggendario Puskas, che tra l’altro siglò uno dei gol che portò la sua Nazionale alla vittoria. Nel 1953 riceve la convocazione della FIFA per far parte della formazione composta dai migliori calciatori del Resto D’Europa che avrebbe dovuto scontrarsi con la Nazionale Inglese in una sfida nel tempio del calcio europeo, Wembley. Nel 1954 e nel 1958 partecipa ai campionati del mondo. In entrambi i casi viene eliminata ai quarti di finale.

LA CARRIERA DA ALLENATORE – La sua carriera di allenatore inizia proprio nel 1964 e proprio con la sua ex squadra il Vojvodina. Resta ad allenare in Jugoslavia sino al 1971. In questo lasso di tempo raggiunge un traguardo molto importate, cioè la vittoria del primo scudetto della storia degli Slaninari nella stagione 1965/1966. Lasciata la panchina della Vojvodina viene chiamato ad allenare la Nazionale. Nel 1972 vince il girone di qualificazione al campionato europeo del 1972, posizionandosi sopra i Paesi Bassi, la Germania Est ed il Lussemburgo. L’avventura finisce, però, ai playoff a causa della sconfitta per mano dell’Unione Sovietica. Con la stessa celerità finisce anche l’avventura di Vujadin Boskov da CT della Nazionale. L’ormai allenatore è costretto a trasferirsi all’estero a causa di dissapori con Tito, allora dittatore nella Jugoslavia.

Vujadin Boskov, foto di "El Mundo"
Vujadin Boskov, foto di “El Mundo”

LA PARENTESI OLANDESE – Torna ad allenare i club e lo fa nei Paesi Bassi, prendendo la gestione del Den Haag. Con i cigni vince una Coppa D’Olanda sconfiggendo il Twente, nella stagione 1974/1975. Nella stagione successiva sempre con il Den Haag raggiunge i quarti di finale della Coppa delle Coppe, per poi essere eliminati per mano degli Hammers del West Ham. Al termine della stagione 1975/1976 si trasferisce sulla panchina del Feyenoord. Nella sua prima stagione di gestione la squadra conclude la stagione con un quarto posto in Eredivise e l’eliminazione dalla Coppa UEFA ai quarti di finale. La seconda stagione non è altrettanto positiva. La squadra di Rotterdam si posiziona al decimo posto in classifica in campionato. Nonostante l’affetto dimostratogli, Boskov deve lasciare il Paese per una nuova legge sugli extracomunitari.

A “BAILAR” EL FLAMENCO – Dopo l’esperienza olandese, si trasferisce -per i motivi sopracitati- altrove, in particolare in Spagna. Nella prima stagione iberica siede sulla panchina del Real Saragozza, dove resta solo la stagione 1978/1979. I Blanquillos, ritornano in Primerira Division dopo essere retrocessi nella stagione precedente. Riescono a restare in massima sede spagnola posizionandosi al 14° posto. Dopo l’esperienza a Saragozza, va a gestire la panchina del Real Madrid. Con i Blancos conquista un campionato –già ella prima stagione di gestione Boskov- due Coppe di Spagna ed una finale in Coppa dei Campioni, eliminando l’Inter e venendo sconfitto dal Liverpool di Kennedy, marcatore del gol che ha condannato i Merengues alla sconfitta. La sua avventura madrilena finisce nel 1982, ma resta in Spagna andando, nel 1983, ad allenare lo Sporting Gijón. Dopo una stagione giunge il tempo di cambiare nuovamente aria e tornare in Italia.

Vujadin Boskov, Foto de "La Repubblica"
Vujadin Boskov, Foto de “La Repubblica”

IL RITORNO NEL BEL PAESE – La prima squadra allenata in Italia è l’Ascoli subentrando a Carlo Mazzone. Nelle marche resta solo fino al termine della stagione, il tempo necessario per cercare di salvare i Picchi marchigiani. Il suo tentativo non riesce. La squadra retrocede, dopo essersi classificata al 14° posto. Nell’estate del 1986 torna a Genova, sponda sempre blucerchiata stavolta per allenare la Sampdoria. Resta alla gestione della panchina doriana dall’86 al 1992. Fa la storia della Samp. Con lui, infatti la squadra che vede nascere, crescere e sbocciare Roberto Mancini e Roberto Vialli e che ha cullato per un paio di stagioni Hans-Peter Briegel, entra nella storia. Sotto la sua gestione i posizionamenti della squadra doriana sono un crescendo. Nella stagione di esordio si posiziona al 6° posto in classifica, arriva al Primo Turno Preliminare di Coppa Italia. Il miglior marcatore è Gianluca Vialli. Nella stagione successiva arrivano già i primi successi: vittoria della Coppa Italia, 4° posto in classifica del campionato. Vialli resta il capocannoniere della squadra. Nel 1988/1989 i miglioramenti continuano nonostante il posizionamento al 5° posto nella classifica della Serie A. Infatti replica la vittoria della Coppa Italia e si qualifica alla finale della Coppa delle Coppe, persa per mano del Barcellona con il risultato di 2 a 0. Vujadin Boskov non ricopre, però, il ruolo di allenatore, ricoperto da Narciso Pezzotti. Boskov ricopre il ruolo di Direttore Tecnico. Ancora una volta il miglior marcatore blucerchiato è Vialli con 14 gol in Serie A. Lo stesso duetto nella stagione successiva conquista la Coppa delle Coppe vincendo nei tempi supplementari grazie ad una doppietta di, neanche a dirlo, Vialli. In campionato conferma il 5° posto. Ritornato nel 1990/1991 allenatore della squadra, conquista lo scudetto qualificandosi per la Coppa dei Campioni. Arriva alla finale di Coppa Italia e viene eliminato nei quarti di finale di Coppa delle Coppe. Nel suo ultimo anno da allenatore doriano, Boskov conquista: la Supercoppa Italiana ai danni della Roma grazia ad una rete di Mancini; la semifinale della Coppa dei Campioni, la finale di Coppa Italia ed il 6° posto in campionato.

DAL NORD AL SUD PASSANDO PER LA CAPITALE – Finita l’esperienza da allenatore sotto la Lanterna, Boskov si sposta al centro di Italia per allenare la Roma. Qui scopre l’attuale capitano dei giallorossi, Francesco Totti, facendolo esordire in prima squadra all’età di 16 anni. Con la sua gestione, però, la squadra non migliora il suo bottino al termine della stagione. Reduci da un 5° posto in campionato, nella stagione in cui Boskov è allenatore ed aveva nella sua rosa giocatori del calibro di Sinisa Mihajlovic, Sebastiano Nela, Andrea Carnevale e Claudio Caniggia, i giallorossi si posizionano solo al 10° posto nella classifica di Serie A. In compenso, però, raggiungono la finale di Coppa Italia ed i Quarti di finale della Coppa UEFA. Finita l’esperienza capitolina si trasferisce all’ombra del Vesuvio, dove resta per due stagioni, occupando il ruolo di Direttore Tecnico dalla 7° giornata di campionato, con Canè subentrato all’allenatore Vincenzo Guerini. In rosa ci sono, tra gli altri, Pino Taglialatela a proteggere la porta, Roberto Policano, Carmelo Imbriani (Chi Ama Non Dimentica – Carmelo Imbriani, ndr), Fabio Cannavaro e l’ex allenatore in seconda degli ultimi due anni (stagione 2014/2014 e 2014/2015 con allenatore Rafa Benitez, ndr) Fabio Pecchia. Gli azzurri impegnati su tre fronti si posizionano al 7° posto della Serie A, conquistano i Quarti di finale di Coppa Italia e gli Ottavi di Coppa UEFA. Nella stagione successiva, il rendimento peggiora a causa della poca realizzazione in fase di attacco. Alla fine dell’annata il Napoli conclude il campionato in 12° posizione e venendo eliminato al Secondo Turno Preliminare della Coppa Italia dal Lecce. Finito il biennio partenopeo si trasferisce per una stagione in Svizzera, al Servette per poi tornare alla Sampdoria per un solo anno. Dopo una breve esperienza anche a Perugia, Boskov torna CT della Nazionale della Patria, la Jugoslavia dal 1999 al 2001 anno in cui si ritira lasciando definitivamente il mondo del calcio.

SU VUJADIN BOSKOV – Viene considerato tra i maestri del calcio europeo, ma soprattutto un personaggio senza peli sulla lingua. È stato famoso per le sue tante citazioni come ad esempio “Rigore è quando arbitro fischia” oppure “Partita finisce quando arbitro fischia” e tante altre ancora. Ha avuto anche il ruolo di docente degli allenatori a Coverciano, sede della Nazionale Italiana. Ha scoperto, come detto, molti calciatori e ad altri ha cambiato il ruolo rendendoli ancora più forti. Alla sua morte, nel 2014 pochi giorni dopo la dipartita di Tito Villanova, sono stati molti i calciatori ed ex calciatori che lo hanno ricordato con affetto. Finita la sua carriera nel mondo del calcio è tornato in Jugoslavia nella sua città natale, affetto anche da Alzheimer.

Cristina Mariano